13 giugno 2021

Carlo Marchionni, architetto, disegnatore e caricaturista


Nelle epoche in cui non c'era ancora la fotografia e comunque si sentiva il desiderio di ritrarre e ritrarsi, l'architetto Carlo Marchionni immortala se stesso e alcune maestranze nell'atto di lavorare..
Marchionni (Roma,1702- Roma, 1786), è stato un architetto,  scultore, ingegnere e esperto disegnatore di caricature, di figure di genere e di paesaggi pur non essendosi mai esercitato nella pittura. (Per la biografia completa clicca qui).
Dopo varie collaborazioni e lavori a Roma e fuori, Marchionni alla fine del 1751 cominciò a lavorare per l'amministrazione pontificia nel ruolo di architetto dell'Acqua Paola, carica detenuta ancora nel 1785.
Nel 1757 assunse anche la carica di architetto generale della Camera apostolica e del Palazzo apostolico, e contemporaneamente di revisore della basilica di S. Pietro, nomina che gli sarà riconfermata nel 1771, dall'economo F. Caffarelli fino al 1773, quando, dopo la morte del grande archiotetto  Luigi Vanvitelli, sarà eletto architetto sovrastante, carica che manterrà per tutta la vita. 

Marchionni morì a Roma il 28 luglio 1786 e il mese successivo, secondo le disposizioni testamentarie fu sepolto sotto il pavimento del coro della chiesa di Gesù e Maria con una lapide sulla quale è ancora leggibile l'iscrizione.
DISEGNI NELL'ARCHIVIO DI STATO DI ROMA. Nell'archivio della Presidenza degli acquedotti urbani, conservato presso l'Archivio di Stato di Roma, si trovano alcuni disegni, recentemente oggetto di una pubblicazione. 
Si tratta di pregevoli disegni, che hanno come soggetto architetti e maestranze intenti al lavoro in un cantiere aperto nel centro di Roma, attribuiti solo recentemente alla mano di questo architetto del '700 romano, che per la loro straordinaria grazia nel rendere questi piccoli ritratti di uomini del Settecento erano stati già valorizzati e pubblicati seppur anonimi.
Nell'articolo "Carlo Marchionni. Ingegnere della sacra Congregazione delle acque" l'autrice Simonetta Ceccarelli ne ricostruisce infatti l'abilità tecnica da consumato disegnatore, nonché le tecniche utilizzate.
Proprio in alcuni di questi disegni Marchionni rappresenta se stesso in elegante abito settecentesco, nell'atto di mostrare ad altre autorità alcune tubature, la cui verifica era stata a lui affidate dal Presidente degli acquedotti urbani.
I disegni sono inseriti in una perizia fatta per una vertenza fra il Tribunale delle acque e i padri gesuiti, sorta in relazione alla costruzione delle fondamenta del palazzo romano del Collegio Germanico, situato fra piazza di S. Apollinare e piazza S. Agostino .
Gli esperti erano nomi importanti nella Roma dell'epoca: l'architetto Luigi Vanvitelli, di cui Carlo Marchionni era aiuto per il tribunale e Ferdinando Fuga, architetto per i padri gesuiti. La data della perizia è 1750-1751.


LE CARICATURE. Accanto a questa attività, Marchionni si dedicò anche alla caricatura, realizzando per suo divertimento un’ampia serie di divertenti studi caricaturali dedicati a personaggi d’ogni ambiente sociale del suo tempo: gentiluomini ed ‘offiziali’, prelati e personaggi di Curia, artisti suoi colleghi incontrati
all’Accademia di San Luca, quali l’architetto Barigioni, i pittori Benefial, Batoni e Monosilio, senza dimenticare servi, mendicanti, gobbi ed appartenenti alla più bassa categoria sociale, che ci offrono nel loro insieme uno spaccato interessantissimo della società romana del Settecento. Se le strade di Roma, fornirono il materiale umano più interessante all’occhio curioso dell’architetto, la sua vena satirica lo accompagnò anche nei suoi viaggi di lavoro..

Tre di questi tomi sono nel Museo di Roma a Palazzo Braschi: insieme agli analoghi volumi, oggi conservati nella Biblioteca Palatina di Parma, nella Biblioteca Apostolica Vaticana, nel Département des Arts Graphiques del Louvre di Parigi. 
Essi costituiscono il documento della produzione di caricature, davvero non secondaria, del più noto architetto attivo a Roma nel Settecento
BIBLIOGRAFIA. Cfr. Simonetta Ceccarelli, "Carlo Marchionni. Ingegnere della sacra Congregazione delle acque"  in Architetti e ingegneri a confronto, III. Immagine di Roma fra Clemente XIII e Pio VII, a cura di Elisa Debenedetti, 2008 Bonsignori editore. Cfr. anche Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, Carlo Marchionni, caricaturista, Campisano Ed, Roma 2105 . Questo libro i offre il catalogo completo delle ben 294 caricature conservate nei tre volumi del Museo di Roma. 

LE CARTE D'ARCHIVIO. Testamento e inventario dei beni dell'architetto Marchionni sono in Archivio di Stato di Roma, Trenta notai capitolini, Uff. 19, Notaio C. Palombini, vedi anche l'archivio della Presidenza degli acquedotti urbani.
Di seguito i disegni di C. Marchionni, conservati all'Archivio di stato di Roma
ASR, Presidenza degli acquedotti urbani

ASR, Presidenza degli acquedotti urbani




ASR, Presidenza degli acquedotti urbani




26 aprile 2021

Burocrati e Impiegati governativi a Roma fra '700 e '800.

Tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, 
 l’impiego governativo nello Stato pontificio non era considerato un incarico affidato ad esecutori della volontà del sovrano per il vantaggio della cosa pubblica, ma un favore concesso 
a privilegiati, alla stregua delle pensioni, prebende, elargizioni e rendite molto diffuse nello Stato pontificio.

Per gli impiegati del papa il lavoro non era un dovere da compiere, ma un modo offerto a ciascun individuo di risolvere il problema della sopravvivenza

Insomma si trattava non di rado di una sinecura, cioè di un'occupazione in generale remunerata ma che richiedevano un impegno ridotto o addirittura nessun impegno.  

LO STIPENDIO

Alla fine del '700, nel campo delle retribuzioni dei dipendenti  pubblici regnava il caos: quasi ogni singolo trattamento era fissato ad personam, con grandi disparità fra il personale che svolgeva le stesse mansioni.
Infatti, in linea di massima, non esisteva un regolare stipendio, che arrivava puntualmente alla fine di ogni mese,  come accade oggi. E così i dipendenti  pubblici, a causa dell’insufficienza e dell’irregolare pagamento di retribuzioni da parte del governo, vivevano spesso di mance, contributi e regalie ottenuti - talvolta anche estorti - dai privati.

Le retribuzioni, inoltre, quando arrivavano, erano attestate su medie basse.

PROVVEDIMENTI PER LIMITARE IL PROBLEMA DELLA IRREGOLARITA' DEGLI STIPENDI

1800
Anche per limitare questi gravi problemi, il pontefice Pio VII (1800-1823), coadiuvato dal Segretario di stato cardinale Ercole Consalvi, emanò la Bolla Post diuturnas del 30 ottobre 1800, con cui si voleva arrivare ad un riordinamento dello Stato pontificio. 

Nel settore dell'impiego governativo, alcuni cambiamenti erano stati tentati dai  francesi nel 1798, al tempo della breve Prima repubblica romana. 

Infatti  dopo aver aumentato, solo sulla carta, gli stipendi dei dipendenti pubblici, il nuovo governo aveva proibito severamente ad ogni impiegato o funzionario di esigere alcuna mancia o regalìa. 

Tale indirizzo viene quindi ripreso da Pio VII e riproposto nella nuova fase organizzativa del 1800. Nel provvedimento è evidente lo sforzo per limitare irregolarita' ed abusi amministrativi, in quanto si ribadisce il divieto di ricevere questi extra da parte dei dipendenti pubblici, che avrebbero da allora ricevuto un regolare stipendio, compreso lo stesso Tesoriere generale.

Inoltre, non di rado, i funzionari dell' amministrazione pontificia, fino ai più alti gradi, si trovavano coinvolti negli affari di appaltatori ed affittuari, legati da interessi contrastanti con quelli delle finanze pontificie.

Con la nuova costituzione venne ripristinata la licitazione pubblica nei contratti e si proibì ai funzionari, pena la privazione dell' impiego, di " ricevere prebende e di agire in qualita' di procuratori o agenti in favore di appaltatori di imposte e Monopoli pubblici, finanzieri e di tutti coloro che potevano risultare direttamente interessati nell'amministrazione affidata alla loro cura.

Questa prima riforma amministrativa di Pio VII non potè concludersi  a causa degli avvenimenti politici successivi. Non va dimenticato che in quel periodo guerre, invasioni, disordini causati dalle rivoluzioni incidevano pesantemente sulle finanze pontificie, sempre più dissestate.

1816
Dopo la parentesi del dominio napoleonico, lo stesso papa Pio VII,  in seguito al completo recupero alla Santa Sede di tutti i territori della penisola italiana, emanò un altro importante provvedimento per la riorganizzazione della pubblica amministrazione: il motu proprio del 6 luglio 1816.

Così, sempre grazie all' indirizzo politico del cardinal Consalvi, la  Restaurazione portò  una graduale trasformazione dell'organizzazione dello Stato pontificio con  conseguenze anche sulle condizioni retributive dei dipendenti pubblici,  che subirono un assestamento, maggiore in alcuni settori rispetto ad altri, anche se non furono eliminate del tutto ingiustizie ed abusi.

Con questo provvedimento, fra l'altro, si ribadiva il diritto dei dipendenti pubblici a conseguire un “conveniente annuo emolumento".

Ciò nonostante non si riuscì a cambiare la situazione in molto dei settori in cui era articolata l'ammistrazione pontificia.

1826
Il pontefice Leone XII(Annibale della Genga, 1823–1829) tornò sulla questione del riordinamento degli uffici dell'amministrazione pontificia e sui tanti problemi non risolti, con la creazione nel 1826 della Congregazione di vigilanza.

Questa avrebbe dovuto indagare sul comportamento del personale statale ed agire con provvedimenti mirati a centralizzare la direzione della burocrazia pontificia e sottoporre a controllo le spese per i dipendenti pubblici.

LE RACCOMANDAZIONI E IL CLIENTELISMO

L’iscrizione nei ruoli dei dipendenti pubblici pontifici non avveniva in seguito ad una scelta tra aspiranti, che erano in possesso di determinati requisiti. 

La scelta avveniva a conclusione di una feroce lotta di raccomandazioni, anzi spesso il posto di lavoro costituiva un regalo fatto da potenti personaggi ai loro protetti, talvolta addirittura appena nati o in tenera età.

Un altro sistema sbrigativo per entrare nell'amministrazione era quello di essere assunti de facto dal proprio padre, o altro parente, che occupava una posizione potente nella gerarchia di un ufficio.

Intanto lo si affiancava, poi il riconoscimento de jure della posizione acquisita, da chi era di prepotenza divenuto dipendente governativo, seguiva immancabilmente presto o tardi.

Era comunque necessario per entrare in qualsiasi ufficio pubblico procurarsi la raccomandazione di un personaggio influente, dentro o fuori dell' amministrazione pontificia. Gli uffici di questa amministrazione o erano diretti da ecclesiatici, o da rappresentanti della nobiltà, legati, a loro volta, a famiglie potenti e imparentate fra di loro e con gli alti gradi della gerarchia ecclesiastica.


TIPOLOGIA DEI DIPENDENTI CIVILI ED ECCLESIASTICI

La burocrazia papale era rigidamente suddivisa in due settori fortemente differenziati:

  • la minoranza, spesso poco capace, costituita dai dipendenti ecclesiasticilautamente retribuiti ed installati in tutti i posti direttivi;

  •  la stragrande maggioranza dei secolari, con funzioni subalterne, scarsamente ed irregolarmente pagati, tanto da essere costretti a tutte le disonestà, o almeno ad ogni sorta di accorgimenti per riuscire a mantenere se stessi e i familiari a loro carico, senza speranza alcuna di carriera o di miglioramento economico.

Inoltre nei ruoli dei dipendenti pubblici, si potevano ritrovare nominativi di fanciulli privilegiati, oppure di individui incapaci o anche personale anziano completamente inabile, in servizio da 50, 60 anni nell’amministrazione e mantenuti al loro posto in virtù di alte protezioni o semplicemente per considerazioni pietistiche.

CAOS NELL'ASSEGNAZIONE DEI POSTI 

Qui la situazione poteva essere paradossale...

Accadeva anche che persone inesistenti come funzionari godessero stipendi più elevati di quelli di colleghi che da soli mandavano avanti l’ufficio. 

Ad alcuni erano assegnati posti già occupati da altri, mentre pubblici dipendenti privi di appoggi non riuscivano, per decenni, mai a conseguire una promozione o un aumento; e succedeva al contrario che elementi giovanissimi arrivassero rapidamente, attraverso abili scorciatoie, ad alti gradi dell’amministrazione statale.

Solo con l’avvicinarsi della fine del secolo XIX,  un trend via via più accelerato di crescita investì la piccola, contenuta amministrazione dell’Italia appena unificata.
Nel nuovo secolo, il secolo del progresso industriale, anche la storia amministrativa avrebbe cambiato radicalmente pagina...
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BIBLIOGRAFIA. Lodolini E., Un dicastero per la riforma burocratica nello Stato pontificio. La congregazione di vigilanza sui pubblici impiegati (1826) e il suo archivio, in La scienza e la tecnica della organizzazione nella pubblica amministrazione, IX (1962), pp. 564-588

Pallottino L., Belli impiegato, Roma : Colombo, 1965

Fritz G., Burocrati e soldati dello stato pontifico (1800-1870), Edindustria editoriale , 1974
  • Melis G., 
  • Storia dell'Amministrazione italiana, 
  • 2020
  •   
  • Mulino

5 aprile 2021

Assistenza ai vecchi nella Roma papalina

Nei secoli passati in giro per Roma c'era una vera e propria corte dei miracoli, costituita da accattoni e invalidi, che andavano vagando senza controllo costituendo un grave problema per l'ordine pubblico.  
Mendicanti, invalidi veri o finti, e di tutte le età,  si aggiravano in strade, piazze, vicoli, accanto a chiese e a palazzi nobiliari, ombre fisse accanto anche alle Porte cittadine. 
Ce lo raccontano i Bandi emanati dal Cardinal Vicario in primis  per identificare, sotto il portico di S. Maria in Trastevere, tutti gli accattoni e i provvedimenti emanati contro questa piaga sociale.

INIZIATIVE PER CONTRASTARE ACCATTONAGGIO. Così a partire dalla fine del Cinquecento  due papi in particolare agirono per contrastare il dilagare dell’accattonaggio, e non solo per motivi afferenti alla carità cristiana.
Il modo migliore per entrambi sarebbe stato quello di rinchiudere questa fetta della popolazione pericolosa, incontrollabile, oziosa e spesso bugiarda in istituzioni create ad hoc. Qui avrebbero avuto cure, vitto e alloggio, e punizioni in caso di ribellione, in cambio di qualche lavoro. In tal modo si sarebbero potute controllare e prevenire le loro malefatte. 

SISTO V E L'OSPEDALE DEI MENDICANTI. Il primo fu il grande Sisto V che nel 1597, acquistate alcune case nei pressi di Ponte Sisto, sulla riva sinistra del Tevere, commise all' architetto Domenico Fontana di restaurarle di sana pianta, adattandole ad Ospizio capace di ricoverare 400 vecchi ed invalidi, con dormitori, officine, ospedale interno, farmacia, assegnando rendite atte a coprirne i costi.  

LA FAMIGLIA ODESCALCHI E L'ASSISTENZA. A fine seicento un monsignore della ricca famiglia Odescalchi varò l'iniziativa di un primo ospizio a Ripa Grande dove si assistevano gli invalidi, i fanciulli e le zitelle. Qui i fanciulli venivano avviati al lavoro.

PAPA INNOCENZO XII E L'0SPIZIO DI SAN MICHELE A RIPA. A seguire Innocenzo XII nel 1693 decise di riorganizzare l'assistenza pubblica di Roma, cominciando con il raccogliere in un'unica istituzione e in un unico luogo prima l'infanzia abbandonata, poi progettando di concentrarvi anche le altre categorie di poveri assistiti, che erano all'epoca  collocati a Ponte Sisto e al Palazzo lateranense.
Decise così di finanziare l'Ospizio apostolico dei poveri invalidi, prima situato in san Giovanni in Laterano, poi spostato nell'ampio comprensorio del S. Michele a ripa. A questo istituto veniva demandato il compito di ricoverare i fanciulli indigenti, per fargli imparare la dottrina cristiana, la lettura e la scrittura e a fare di conto, e poi venivano avviati alla pratica di qualche mestiere
Ospizio di
San Michele a Ripa
Ma non solo.
Nel 1708 papa Clemente XI affidò a Carlo Fontana l'ampliamento dell'edificio per accogliere i vecchi dell'Ospizio dei Mendicanti (quello aperto da Sisto V) e la costruzione di un carcere minorile, per correggere gli adolescenti traviati.   
Qui avrebbero avuto cure, vitto e alloggio, e punizioni in caso di ribellione, in cambio di qualche lavoro. In tal modo si sarebbero potute controllare e prevenire le loro malefatte. 
Con l'apertura di questi istituti si volevano recludere questa fetta della popolazione pericolosa, incontrollabile, oziosa e spesso bugiarda in istituzioni create ad hoc,  costringendoli a lavorare e centralizzare anche le risorse economiche parcellizzate tra i diversi soggetti che a Roma in modo disorganico già si occupavano del problema.
In entrambi i casi però non si può parlare di successo.

ASSISTENZA PRIMA A MENDICANTI POI AI VECCHI. In particolare nella storia dell'Ospizio apostolico è possibile rintracciare un'interessante trasformazione, quando smise di essere un luogo di segregazione per accattoni, mendicanti recalcitranti a farsi recludere e a lavorare e si trasformò in un istituto di assistenza per giovani e vecchi dei due sessi.
Soprattutto l'assistenza alla vecchiaia nelle epoche passate si presta a molte riflessioni.  
A. Morbelli (1854-1919)
Innanzitutto anche a Roma, dal Seicento all'Ottocento, per parlare di vecchiaia si dovevano comunque considerare chi arrivava a settantanni.
In quelle epoche dove l'aspettativa di vita era molto più bassa, in pochi raggiungevano questo traguardo,  in quanto si moriva molto più giovani.

Già nei primi del Settecento, quando furono emanati i Bandi per regolare le domande di ammissione all'Ospizio si ritrova traccia di un cambiamento epocale nell'assistenza pubblica romana.
Si insisteva molto sull'assistenza  ai vecchi, alle vecchie e agli storpi, oltre che ai ragazzi e alle ragazze, dimendicandosi dei mendicanti, su cui invece si era insistito al momento della fondazione dell'Ospizio, ad imitazione del S.Sisto.

NON C'ERA IL WELFARE. Un motivo ovviamente c'era. Consideriamo che 
la precarietà, la mancanza di garanzie assistenziali e pensionistiche incideva duramente sulla qualità della vita sopratutto da vecchi, quando cioè non si poteva più lavorare per sopravvivere. 
E proprio esaminando le domande di ricovero che pervenivano al grande istituto romano del San Michele, è possibile rintracciare storie concrete di persone invecchiate e impoverite, però con alle spalle situazioni lavorative e sociali diverse.
In sostanza non si trattava  di veri e propri poveri, ma di persone che lo erano diventate. Uomini e donne che in origine avevano situazioni non particolarmente disagiate, ma che per via dell'età, di malattie, di incidenti, di affari andati male, di cattiva amministrazione dei propri beni, di doti svanite nel nulla per necessità o per dolo, avevano finito per trovarsi in una condizione di bisogno e spesso di vera e propria indigenza.
A. Morbelli (1854-1919)
Vecchie calzette
L'istituto così era arrivato a preferire questo tipo di "poveri" in quanto potevano contribuire a pagare il loro mantenimento grazie ai beni residui, o a quelli che potevano ottenere da qualche benefattore o ex datore di lavoro, oppure regalare all'Istituto oggetti di vario tipo (mobili, quadri, oro etc) frutto della vita lavorativa precedente.

Gli UOMINI. Gli uomini passavano una vita faticosa, fatta di cambi di attività, passaggi da una mansione all'altra, spesso le più disparate,  
coni periodi di inattività più o meno lunghi, in cui dovevano dar fondo agli esigui risparmi, e man mano che si andava avanti negli anni in molti si trovavano costretti a chiedere assistenza allo Stato.
Non ce la facevano a tirare avanti non potendo svolgere alcun tipo di mestiere.

LE VEDOVE. Per le donne c'era invece il problema della vedovanza: perdendo il marito perdevano anche il sostentamento, non potevano pagare più una pigione, quindi erano senza un tetto e spesso anche i figli maschi negavano il loro aiuto. 
Quindi per loro e tanti altri la soluzione era quella di tentare di entrare nell'Ospizio.
Non si trattava però, come dire,  di nullatenenti ma di uomini e donne che comunque nella maggior parte dei casi aveva dei beni da far valere per entrare nell'Ospizio del san Michele.

A.Morbelli
tempi Lontani

RACCOMANDAZIONI PER ENTRARE E STARE BENE. Anche qui c'era, come al solito, bisogno della raccomandazione, che permetteva di godere di stanza singola, propri mobili, mangiare non nel refettorio comune etc. 
Era necessario il pagamento di una somma per entrare, almeno 30 scudi ma i "ricchi"-poveri per farsi ricoverare erano spesso disposti a dare somme superiori.
Si evitava così il sistema dell'estrazione casuale dei nomi dal bussolotto, perchè il numero dei richiedenti era sempre elevato.
LATI PERVERSI NELL'ASSISTENZA.  L'internamento dei vecchi in questa struttura mostrava poi dei lati veramente perversi. Facendo leva sul sentimento della riconoscenza si interrogavano, in entrata, i vecchi con scrupolosa attenzione ai loro beni sia immobili, perche una volta morti sarebbero passati all'istituzione sia gli oggetti, mobili, ori, vestiario.Insomma a tutto veniva dato un valore anche ai cenci che portavano addosso. Tutto veniva poi venduto in caso di morte.
Per non parlare dei furti che i vecchi subivano da personale interno o da altri vecchi delle poche cose, che era lecito tenere accanto a sè.
LA DIFFICILE CONVIVENZA. La differenza sociale fra vecchi che si poteva riscontrare all'interno dell'Ospizio rendeva molto dura la convivenza: abitudini diverse, sporcizia, dormitori, mangiare in sale comuni..provocavano spesso liti, lamentele etc.
Come girone dell'inferno.
Alcuni, potendo infatti se ne andavano.

LE CARTE D'ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. La documentazione relativa agli argomenti trattati è nell'archivio dell'Ospizio di S. Michele (1525-1898) 
per la bibliografia interessante volume è Il welfare prima del Welfare di Angela Groppi.

8 marzo 2021

1831 - Come il banchiere Alessandro Torlonia fa diventare la crisi un'occasione d'oro..

Fra il 1830-31, l'Europa fu attraversata da una nuova ondata rivoluzionaria che arrivò anche nello Stato Pontificio, nei ducati di Parma e a Modena.  
Tutto però si concluse con dure reazioni, specie a Modena e nello Stato Pontificio dove era stato appena eletto Papa Gregorio XVI (1831-1846) e con presidi austriaci a Modena e francesi ad Ancona fino al 1838.

LA CRISI DEL 1831 E LE CONSEGUENZE ECONOMICHE.  I moti del 1831 per le finanze pontificie sono a dir poco disastrosi... 

La forte crisi finanziaria pesa sul bilancio dello Stato pontificio: è difficile esigere i tanti tributi, indispensabili per la fragile economia.  
Così mentre le entrate diminuiscono, le uscite aumentano a dismisura per il mantenimento dell'ordine interno...
Il papa e i suoi amministratori, allarmati, tentano varie strade, ad iniziare da un'ampia riforma legislativa, che si sarebbe già dovuta attuare già dal 1816, per pilotare anche il grave problema del debito pubblico dello Stato. 
Il banchiere Torlonia si trova anche lui dinanzi a questi rivolgimenti politici che hanno come conseguenza , come già detto, la profonda crisi delle finanze pubbliche e deve districarsi in un periodo di incertezza nei mercati. 
Il governo proprio per reperire denaro e colmare il pericoloso divario fra entrate e uscite  continua sulla strada dell'emissione di titoli di debito pubblico.
E per assicurarsi la vendita delle obbligazioni emesse, arriva addirittura a minacciare i ceti più ricchi, ventilando la possibilità di una imposizione di nuove tasse, nel caso in cui costoro non si fossero impegnati ad acquistare i titoli...Per fare cassa, a questa manovra  si aggiunge la vendita di immobili e tenute..
Alessandro Torlonia e sua figlia
Anna Maria nel 1876 


Il BANCHIERE ALESSANDRO TORLONIA. In questi anni è già attivo Alessandro Torlonia, nato nel 1800 dal capostipite della famiglia Giovanni. 
Seguendo le orme del padre, che seppe approfittare del turbolento periodo napoleonico per fare investimenti assai proficui, così Alessandro saprà approfittare della crisi finanziaria che colpì le finanze pontificie all'indomani dei moti del '31. 
Uomo tra i più ricchi e potenti della Roma ottocentesca, è passato alla storia per avere unito nella sua persona il banchiere, l' imprenditore, il nobile, il mecenate.
Erede di uno dei più ricchi patrimoni romani, non attuò una politica tesa a conservare quanto i suoi avi avevano costruito...ma fece molto di più diversificando il suo patrimonio in varie attività. 
Ovviamente la crisi rappresenta per il banchiere Alessandro Torlonia una grande occasione. 
Avendo grandi capitali a disposizione può approfittare delle occasioni d'oro che il mercato offre.
Acquisita così sia titoli di debito pubblico, e non si lascia scappare anche palazzi e tenute vendute dallo stato.
Torlonia è infatti  costantemente presente sul mercato romano..E' il più ricco e vuole diventare ancora più ricco...Questa la sua filosofia di vita... 


IL PAPA HA BISOGNO DI UN PRESTITO. 
La situazione in breve diventa 
drammatica al punto che papa Gregorio XIV e i suoi ministri sono costretti a chiedere un prestito ai banchieri stranieri.
E qui che Alessandro Torlonia svolge un ruolo importante, mostrando tutto il suo fiuto per gli affari.
Il Banchiere  viene incaricato di trovare, grazie ai suoi tanti contatti, un finanziatore nelle grandi capitali europee...
Il rischio paese attribuito dagli operatori allo Stato pontificio è notevolissimo, sia per le tensioni politiche sia per la costante cattiva amministrazione. 

TORLONIA E I ROTHSCHILD. Torlonia ragiona in grande e così  si rivolge ai ricchissimi ebrei Rothschild, a Parigi.
Si tratta di ottenere e gestire un prestito enorme
A. Torlonia da giovane
3 milioni di scudi, su cui sarebbero state emesse obbligazioni pagabili a Parigi dai 
Rothschild stessi.
I banchieri francesi si dimostrarono senza scrupoli e così le condizioni poste  furono molto dure
In sostanza il papa otteneva a fronte di un indebitamento di 3 milioni di scudi, soltanto meno del 65 % della somma richiesta.

Non dimentichiamoci infatti la mazzetta data a Torlonia. Il banchiere, per la sua mediazione avrebbe guadagnato la cospicua somma di 100.00 scudi... 


Fatti i conti il governo del Papa si ritrovava a avere 1.860.000 scudi ca, somma minore rispetto al preventivato. 
Però si indebitava in modo tragico!!!
Nonostante alcune inascoltate critiche alla manovra e al coinvolgimento di Torlonia e dei banchieri ebrei  Rothschild...il prestito fu erogato....

BIBLIOGRAFIA E LE CARTE D'ARCHIVIO. Ricca la documentazione a nostra disposizione. Nell'Archivio di Stato di Roma  è possibile seguire la parte economica dell'affaire (provvedimenti, relazioni, regolamenti (etc. ) circa il disavanzo di bilancio, il debito pubblico, le decisioni di organi finanziari etc... 
Parte dell'Archivio della famiglia Torlonia è invece stato depositato nell' Archivio centrale dello stato. Anche la documentazione conservata nell'Archivio segreto Vaticano è utilissima per ricostruire i rapporti fra Torlonia e la Segreteria di Stato.

20 febbraio 2021

Un abile incisore nella Roma dell' Ottocento: Giuseppe Capparoni



Fin dal secolo XVIII la diffusione delle stampe era diventato un fenomeno globale e soprattutto Roma, meta del Grand Tour e delle arti figurative, era al centro della produzione e vendita di questi manufatti.
Oltre alla produzione di grande  artisti, molti di questi lavori si rivolgevano agli stranieri che visitavano Roma, incantati non solo dalle sue bellezze, ma anche dagli apparati religiosi che si potevano ammirare durante le ricorrenti cerimonie religiose. 
Non essendoci ancora la fotografia, molti stranieri avevano comunque il desiderio di riportare in patria un ricordo di Roma, città che forse non avrebbero più rivisto, e che  poteva essere soddisfatto dalle stampe e souvenir (di cui si è parlato qui).

In questo ambito non possiamo non ricordare Giuseppe Capparoni (Roma 1800 ca- 1879) soprattutto per l'originale tematica dei suoi disegni e incisioni, fatte con la tecnica dell'aquaforte.

GIUSEPPE CAPPARONI. Pittore, incisore e negoziante di stampe, abitava a Roma in via del Corso 310, vicino alla chiesa di San Marcello . Appresso, sempre in via del Corso al 311 aveva la sua tipografia. Più tardi si trasferì nella vicina via dell'Umiltà e sembra che abbia venduto la tipografia.
Nel corso della sua lunga attività di pittore e incisore realizzò varie raccolte di stampe, i cui soggetti di carattere ecclesiastico, sono testimonianza della Roma papalina del tempo. 

Infatti non si tratta di monumenti, dei ruderi, di angoli della campagna romana tanto apprezzati e richiesti all'epoca, ma di figurini di personalità della Curia papale, come : il Bussolante di Sua Santità, il Cameriere secreto di Sua Santità, il Fedele del Senato, il Sergente della Guardia svizzera armato nelle funzioni solenni, il Conservatore, il Mazziere della Cappella Pontificia, uno Svizzero armato nelle funzioni solenni, un Senatore e paggi, il Prefetto del Cerimoniere Pontificio, un Cardinale dell'Ordine dei Vescovi, un Uditore di Rota con Croce Papale, un Cavaliere di spada e cappa, il Palafreniere in sala Decano de' Cardinali, il Caudatario in Cappella e un Gentiluomo di Cardinale etc..etc.. 
E non solo....Era autore anche di incisioni che raffiguravano i costumi degli ordini religiosi maschili e femminili dell'epoca.
Va considerato che la rappresentazione dei costumi dei religiosi maschili e femminili vantava un'antica tradizione fin  dal 1500.  

LE INCISIONI. Si trattava di tavole incise con la tecnica dell'acquaforte (140 mm. x 90 mm. circa), i cosìdetti "rami" così chiamati dal materiale su cui si faceva l'incisione, di cui si conoscono esemplari acquerellati. 

Venivano  venduti anche  separatamente al prezzo di 15 bajocchi. 

Segnaliamo una Raccolta che comprende una serie di tavole con figure di monaci e preti. 

 Segue una Raccolta che comprende la gerarchia ecclesiastica e la famiglia pontificia.

E una Raccolta dedicata alle  immagini di monache e religiose. 

Alcune di queste stampe furono disegnate da Capparoni, ma vennero incise da Bartolomeo Pinelli. 

Parte delle incisioni di Capparoni dei costumi della Curia romana furono utilizzate come modello, per i personaggi della processione del Te Deum, nella prima rappresentazione di Tosca, atto I a Roma, al Teatro Costanzi il giorno 14 gennaio 1900.

NOTIZIE SUL DIARIO DI ROMA. Le incisioni di Capparoni per la sua tematica ecclesiastica erano molto apprezzate dalla Curia pontificia. 
Lo dimostra il fatto che varie volte troviamo notizie di questa attività  sul Diario di Roma (1), 
importante giornale vicino proprio alla Curia.
Il Diario pubblicava,  in breve o per esteso, gli avvenimenti religiosi, politici e militari della città e le notizie che ad essa pervenivano dall'Italia e dall'estero. Questo giornale è diventato quindi per i posteri una ricchissima fonte di notizie per ricostruire storia e soprattutto cronaca di quei due secoli.
Nel numero 61 del giornale del 2 agosto 1826 ( pag.4) si legge la notizia relativa a un progetto di associazione attivato da Giuseppe Capparoni, negoziante di stampe in via del Corso 311, vicino alla chiesa di San Marcello. Si cercavano sostenitori per portare avanti un progetto relativo ad una  
raccolta di "Vestiarii coloriti di tutte le corporazioni religiose attualmente esistenti in Roma", con la descrizione in italiano e francese della origine
delle medesime. 
Il giornale aggiungeva poi anche alcune notizie circa l'esecuzione dell'operaogni settimana si sarebbero stampati due rami, venduti al prezzo di bajocchi 15 l'uno, compresa la descrizione. 
Chi ne avesse acquistato n.10, avrebbe avuto l'undicesimo gratis.
Poichè queste raccolte sono state digitalizzate è possibile consultarle online.
Raccolta degli Ordini religiosi che esistono nella città di Roma disegnati  e incisi da Giuseppe Capparoni
(1826) clicca qui [...]


 Raccolta della gerarchia ecclesiastica: considerata nelle vesti sacre, e civilli usate da quelli li quali la compongono /disegnata ed incisa da Giuseppe Capparoni in num.o 60 rami (1827) clicca qui [...]

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In tutti i volumi sono raffigurati personaggi ideali, rivestiti dell'abito tipico delle diverse compagnie religiose; inoltre nel primo sono contenute anche notizie, in italiano e in francese, relative a ciascun Ordine rappresentato. 

Nella Gerarchia tanti sono i figurini con monsignori, prelati, diaconi, uditori di rota, avvocato concistoriali, senatori, canonici, maestri di palazzo, maestro di crimonie,  vescovi, i cardinali, cameriere del papa, cameriere segreto, guardie nobili pontificie, musici della Sistina, mazzieri, caudatario, servi, sediario,  bussolante.... 

Lo stesso dicasi degli ordini religiosi maschili e femminili,  corredati, in italiano e in francese,  anche  una breve storia di ogni ordine, corporazione . 

Giuseppe Capparoni disegnò e incise magistralmente  all'acquaforte tutti questi costumi religiosi.

Il popolo romano sicuramente conosceva alcuni degli abiti che indossavano le corporazioni religiose maschili e femminile, raccolte nei volumi. Li poteva ammirare nelle cerimonie religiose e in altre occasioni. 

Magari non ne conosceva la storia, perchè analfabeta, ma comunque tutto ciò faceva parte della tradizione romana..

Lo stesso dicasi per i personaggi che incarnavano la gerarchia ecclesiatica, a iniziare dal pontefice, che spesso si mostrava al popolino durante le imponenti cerimonie religiose che prevedevano la partecipazione dei personaggi importanti della cura pontificia, come le grandi festività religiose, l'Anno santo, e le cerimonie per l'arrivo a Roma di sovrani e personaggi importanti,
essendo Roma la sede del Papato.
Diversa era invece la situazione per i tanti forestieri che circolavano a Roma per diverse occasioni: ad iniziare dal giubileo
Rimanevano ammirati e stupefatti di tanta solennità, e volevano   portarsi dietro un ricordo, un souvenir...

A questo desiderio veniva incontro l'arte di Capparoni e di altri incisori di stampe ubicati a  Roma. Grazie al loro lavoro gli stranieri potevano rivivere i momenti indimenticabili del loro soggiorno nella Città santa.
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1) Diario di Roma (detto anche "Chracas", 1808 - 15 gennaio 1848), con interruzioni: 1809-1814 e 1831. Periodico trisettimanale: martedì, giovedì e sabato. Nella giornata di giovedì esce con la testata Notizie del giorno. Dimensioni: 39x27 cm

BIBLIOGRAFIA E CARTE D'ARCHIVIO. M.G.Branchetti, I costumi della gerarchia ecclesiastica e degli ordini religiosi al tempo di Leone XII nelle stampe di Giuseppe Capparoni pittore e incisore romano (1826-1829) sta in La corte papale nell'età di Leone XII, clicca qui [...]