La cronaca di questi anni riferisce che la Germania ha restituito all'Italia oltre cinquecento volumi storici che erano stati comprati da una casa d'aste a Monaco dopo essere stati trasportati illegalmente dall'Italia. I libri, fra i quali spiccano edizioni originali di Galileo Galilei e Copernico, erano stati trafugati dal direttore della Biblioteca dei Girolamini di Napoli, Marino Massimo De Caro, con l'aiuto di una organizzazione criminale.
Le 'cinquecentine', ossia i libri stampati fra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo hanno un valore stimato fra i due e i tre milioni di euro.
Proprio in un
registro del tribunale criminale del governatore di Roma (serie Denunce di
furto anni 1604-1809) è registrata una denuncia fatta in seguito ad un furto di volumi antichi.
Le 'cinquecentine', ossia i libri stampati fra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo hanno un valore stimato fra i due e i tre milioni di euro.
Così in presenza di furti di
libri rari e preziosi si pensa subito a bibliofili di alto rango, a collezionisti facoltosi, che, desiderosi di ampliare la loro collezione, sono disponibili a ricomprarli al mercato nero.
FURTI A ROMA. Anche nella Roma delle epoche passate si può trovare traccia di questo reato, indubbiamente piuttosto raro in quanto riguarda una categoria di oggetti - i libri appunto- che allora interessavano una minoranza di persone, cioè i pochi privilegiati che sapevano leggere.....
Una conferma a quanto appena detto è nei documenti antichi del Tribunale criminale del governatore di Roma, conservati nell'Archivio di Stato di Roma.
DENUNCE DI FURTI. Chi voleva denunciare un furto si doveva recare presso l'ufficio di questo tribunale e fare una regolare denuncia, che veniva registrata in appositi registri, redatti in modo cronologico .
Con la lettura di questi registri si apre un interessante panorama sugli oggetti che attiravano di più l'attenzione dei ladri nella Roma del Seicento.
Vediamo così che i furti riguardavano perlopiù beni di prima necessità e facilmente rivendibili sul mercato o cose utili rubate per utilizzo personale: armi, stoviglie, animali, alberi, vestiario (ferraioli cioè mantelli in particolare), lenzuoli, generi alimentari, valigie, pagherò del banco di S. Spirito, utensili, ferro, ma anche oggetti preziosi come monete, medaglie, gioielli, armi etc.
Da notare poi che si tratta quasi sempre di furti di modeste quantità di oggetti : ad es. un cucchiaio d'argento, un cavallo, etc.
Molto raramente compaiono libri, mentre è già più diffuso il furto di quadri, sicuramente più richiesti dal mercato nero.
FURTI A ROMA. Anche nella Roma delle epoche passate si può trovare traccia di questo reato, indubbiamente piuttosto raro in quanto riguarda una categoria di oggetti - i libri appunto- che allora interessavano una minoranza di persone, cioè i pochi privilegiati che sapevano leggere.....
Una conferma a quanto appena detto è nei documenti antichi del Tribunale criminale del governatore di Roma, conservati nell'Archivio di Stato di Roma.
DENUNCE DI FURTI. Chi voleva denunciare un furto si doveva recare presso l'ufficio di questo tribunale e fare una regolare denuncia, che veniva registrata in appositi registri, redatti in modo cronologico .
Con la lettura di questi registri si apre un interessante panorama sugli oggetti che attiravano di più l'attenzione dei ladri nella Roma del Seicento.
Vediamo così che i furti riguardavano perlopiù beni di prima necessità e facilmente rivendibili sul mercato o cose utili rubate per utilizzo personale: armi, stoviglie, animali, alberi, vestiario (ferraioli cioè mantelli in particolare), lenzuoli, generi alimentari, valigie, pagherò del banco di S. Spirito, utensili, ferro, ma anche oggetti preziosi come monete, medaglie, gioielli, armi etc.
Da notare poi che si tratta quasi sempre di furti di modeste quantità di oggetti : ad es. un cucchiaio d'argento, un cavallo, etc.
Molto raramente compaiono libri, mentre è già più diffuso il furto di quadri, sicuramente più richiesti dal mercato nero.
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| ASR, Verbale di denuncia di furto di libri |
Infatti il 4 febbraio 1678 il custode della biblioteca
della Sapienza Carlo De Murris denuncia
di essersi accorto che dalla libraria della Sapienza mancano una certa quantità di libri.
Al momento
della denuncia, il custode non può dire il numero né la qualità di libri mancanti, perché deve ancora controllare sull’inventario. Assicura però che dopo aver compiuto questa operazione, darà una distinta dei libri che mancano…(la ricerca su questo documento successivo è in corso e appena possibile se ne darà notizia.)
La denuncia continua con la dichiarazione che uno del
libri rubati è stato già ritrovato presso il libraro
Gio. Capranica, che da parte sua aveva provveduto (non sappiamo se spontaneamente) a riconsegnarlo all’ufficio della Biblioteca.
Si tratta di un volume in folio dello scrittore spagnolo Lucio Flavio Destro (V secolo d.c.) , autore del “Chronicon Omnimodae Historiae”, scritto nel 430 d.C. e dedicato a S. Gerolamo. Nella denuncia non viene citato il titolo.
Si tratta di un volume in folio dello scrittore spagnolo Lucio Flavio Destro (V secolo d.c.) , autore del “Chronicon Omnimodae Historiae”, scritto nel 430 d.C. e dedicato a S. Gerolamo. Nella denuncia non viene citato il titolo.


