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17 gennaio 2022

Le carte da gioco. Passatempi popolari fra i sudditi del papa -1

 
Roma, Popolani che giocano a carte
(particolare di un acquerello ottocentesco
di Achille Pinelli)
A Roma, in passato, oltre agli svaghi organizzati dal potere religioso (feste religiose, carnevale,  corse di cavalli…etc.) e da qualche privato autorizzato da Monsignor Governatore di Roma (tombole, rappresentazioni teatrali, fuochi d'artificio nelle strade,  etc), un passatempo molto popolare era quello delle carte da gioco. Grazie alla diffusione del metodo di stampa  fatto con blocchi di legno (xilografia), e alla maggiore reperibilità sul mercato di carta, le carte da gioco si cominciarono a diffondere  in Europa a partire dalla fine del Trecento, anche se è  nel Quattrocento che conobbero un'espansione notevole .
Gli aspetti trasgressivi legati ad alcuni giochi di carte non potevano però non attirare subito l’attenzione dei governanti! 

IL TEMPO LIBERO. Poichè nello Stato pontificio il sovrano era anche il sommo pontefice della chiesa universale, questo comportava una pesante intromissione della morale cattolica in molti aspetti della vita quotidiana, quali l'impiego del tempo libero.
Ma esisteva poi il concetto di tempo libero nelle epoche passate?  No, perchè è un concetto moderno, collegato alla organizzazione del lavoro iniziata nell'800, quando si cominciò a distinguere fra tempo occupato (in fabbrica) e  tempo libero, che serviva in sostanza per migliorare il lavoro stesso.

ASRoma, Campioni di carte da gioco
acquerellate a mano (sec.XIX)
REGOLAMENTARE I GIOCHI. Tornando al gioco, dal '500 si assiste ad una graduale e specifica presa di posizione da parte del papa per regolamentare il gioco d'azzardo.
Tutti i giochi, e non solo quelli fatti con le carte, basati sul puntare denaro erano definiti d'azzardo e perciò proibiti, poichè la  vincita dipendeva quasi esclusivamente dalla fortuna. Già in queste epoche lontane ci si era resi conto della pericolosità di un fenomeno oggi noto come dipendenza. Praticare questo tipo di giochi influiva sui comportamenti dei singoli individui, perchè provocava accanimento e poteva avere come conseguenza l'abitudine a una vita oziosa, incline alla bestemmia, ai furti e alle risse. Il linguaggio scurrile, le parole forti erano poi comuni tra i giocatori. Di qui continui problemi di ordine pubblico.

PROBLEMI DI ORDINE PUBBLICO. In particolare la bestemmia, abitualmente in bocca al giocatore, era considerata un reato molto grave per la morale cattolica. Lo testimoniano i bandi generali, emanati periodicamente per ricordare al popolo tutto ciò che era proibito. Non a caso, la bestemmia era il reato che veniva nominato per primo.
A Roma barattieri, giocatori, osti e bari costituivano un microcosmo che ruotava intorno al gioco, diffusissimo sia fra i nobili che fra i popolani. Dadi, giochi di carte, lotterie appassionavano ampi settori della popolazione.
Da notare che nel corso dei secoli, il fattore etico si intrecciò sempre di più con gli interessi finanziari del governo pontificio.
L'APPALTO. A causa infatti della rapida diffusione delle carte da gioco,  alla fine del secolo XVI “er papa tosto” Sisto V (1585- 1890) decide di  tassare questo settore
Si affida ad un appaltatore privato il diritto esclusivo a fabbricare, bollare e vendere le carte da gioco. In cambio egli avrebbe pagato una somma consistente,  che fu assegnata da Sisto V come rendita all’Ospedale dei poveri mendicanti (il suo San Sisto). Anche più tardi la politica dei papi fu ambigua, sempre in bilico fra tolleranza, per non rinunciare alle entrate connesse, e severità, per cui si vietarono spesso i giochi per i noti fenomeni di disordine sociale.

Vedi anche: Le carte da gioco. Le tasse sulla fabbricazione e vendita - 3

LE CARTE D'ARCHIVIO E BIBLIOGRAFIA. E' possibile seguire l'evoluzione di questo appalto consultando la documentazione conservata nell'Archivio di Stato di Roma  nell'archivio dell'Ospizio Apostolico del San Michele e nel"Camerale II- Carte da gioco" [continua]
Questo post è una sintesi tratta da : M, Morena, L’amministrazione del bollo e fabbricazione delle carte da gioco nello stato pontificio (1588-1837), sta in Rassegna degli archivi di stato, LII (1992), n.2, pp, 328-333; M. Morena, Le carte da gioco nello stato pontificio . Dalla privativa all’amministrazione diretta (1798-1874) in “Storia amministrazione costituzione. Annale dell’Istituto per la scienza dell’amministrazione pubblica, Il Mulino. n.2, 1994, pp. 77-101; M. Morena Passatempi popolari fra i sudditi pontifici: le carte da gioco, sta in «Il tempo libero. Economia e società (Loisirs, Leisure, Tempo Libre, Freizeit)  secc. XIII – XVIII», Firenze, Le Monnier, 1995

Le carte da gioco. Botteghe, spacci e fabbriche a Roma (1814-17) - 2

Parte posteriore di una
carta da gioco 
ottocentesca 
La presenza nei rioni romani di un cospicuo numero di spacci e fabbriche di carte può sorprendere, ma è solo la conseguenza della passione per giochi di carte. Nel mondo dell’artigianato romano un posto a parte era quello costituito proprio dalla manifattura di carte da gioco (1). Non solo, a Roma artigiani e commercianti vivevano grazie alla produzione e vendita di beni di consumo o oggetti artistici, e questo tipo di attività era da collegarsi ai consumi caratteristici della città centro dello Stato e sede del vicario di Cristo. 

AUMENTO DEI CONSUMI E DELLA POPOLAZIONE ROMANA. In quanto centro della cristianità, Roma andava soggetta in occasione dei giubilei, delle frequenti feste religiose, nonchè di altri eventi (ad es. le visite al papa di personaggi famosi, di sovrani, ambasciatori di altre corti etc.) ad un aumento consistente della popolazione, che aveva come ripercussione un incremento dei consumi in genere. Consumi che a loro volta variavano nel tempo anche in conseguenza di carestie e pestilenze che avevano come conseguenza la riduzione o aumento della popolazione.
Altri e altrettanto numerosi erano i luoghi utilizzati per giocare: le piazze, i mercati, in prossimità di chiese e fontane, oppure nelle osterie, nelle locande, nei giochi lisci (2).

BOLLI PER LE CARTE DA GIOCO. Esistevano due tipi di bolli per le carte da gioco: quello per i mazzi che si usavano in casa e quello per i mazzi che si usavano in luoghi pubblici (ad es. le famose osterie romane).
Come già accennato a Roma e in altre aree geografiche si è già studiata l’organizzazione pubblica del gioco che garantiva alle autorità dei proventi (3).

VENDITA E FABBRICAZIONE DI CARTE DA GIOCO. Ma dove venivano vendute le carte da gioco? A Roma nei primi anni dell'Ottocento, la vendita di carte da gioco, quasi sempre distinta dalla fabbricazione, era affidata genericamente alla categoria di negoziante.
Infatti, a partire dal 1814, per fabbricare e vendere carte da gioco era necessario avere la licenza.
E' una innovazione introdotta dalla nuova riorganizzazione voluta dall’amministrazione pontificia per controllare l'intero settore, all'indomani della restaurazione del governo dei papi dopo la parentesi della dominazione francese.

B. Pinelli,
Castigo inflitto a
un bestemmiatore
A Roma erano state censite, nel biennio:
  • 1814-1815 otto fabbricatori/fabbricatrici , 
mentre nel 
  • 1816-17 il numero aumenta a 17, tutti dotati di licenza per la vendita di carte da gioco .
Non era però richiesta alcuna specializzazione particolare per ottenere la licenza per vendere carte da gioco. Considerando l’organizzazione delle attività commerciali a Roma nei primi anni dell’800 non poteva essere altrimenti. 

COMMERCIO NELLE STRADE DI ROMA. Il commercio in generale era di frequente esercitato nelle vie secondarie di Roma, poiché i proprietari dei palazzi importanti non consentivano che sul fronte delle loro case ci fossero botteghe, che ne svalutavano la signorilità. Spesso i negozianti, a causa dei modesti locali in cui erano situate le loro botteghe, utilizzavano interni angusti e privi d’illuminazione spesso sistemati all’interno di cortili, dove tenevano anche i loro fondachi. Nelle zone consentite, gli affari erano trattati direttamente sulla strada, in modo anche da attirare l’attenzione della gente che passava. Da notare che al centro di Roma ancora oggi è possibile in molti casi dal nome della strada rintracciare gli antichi mestieri.
Un sistema di farsi pubblicità ante-litteram. 

MANIFATTURA DELLE CARTE DA GIOCO. A Roma le carte da gioco erano fatte a mano, usando ancora esclusivamente - almeno fino alla prima metà dell’’800 - il metodo xilografico. Si partiva cioè dall’incisione d’immagini, e a volte di brevi testi su tavolette di legno, le cosidette matrici, che potevano essere riutilizzate in seguito per la realizzazione di più esemplari dello stesso soggetto. Queste matrici venivano inchiostrate, utilizzando un torchio, e poi stampate su carta. Infine erano colorate a mano
Le carte da gioco erano composte da tre parti: il dritto, il rovescio e l’anima. 
LE DONNE. Un dato importante è quello riferito alle donne. Infatti, la fabbricazione e la vendita di carte da gioco a Roma vedeva impiegate parecchie rappresentanti del gentil sesso. 
 Vicolo romano in una foto
di fine '800

LA TABACCHERIA. Era un negozio in genere di piccole dimensioni, nato per controllare la vendita di prodotti che erano monopolio dello Stato(5), in seguito si confermerà come il tipo di negozio destinato alla vendita di questi articoli. In pochi sporadici casi, le carte da gioco erano vendute anche in altri generi di botteghe: come spacci di maioliche, da fornai - chiamati arte bianca-, e anche da categorie di mestieri non specificamente adibite a vendita di merci quanto piuttosto collegate ai servizi come gli stagnari, e caso più unico che raro anche da un possidente. Compaiono anche i caffettieri, attività comparsa a Roma nel ‘700.
Insomma ci si ingegnavo come si poteva...

IL CONTRABBANDO. A causa della modesta qualità degli articoli prodotti nelle botteghe romane era da sempre molto diffuso il contrabbando di carte provenienti principalmente da Bologna. Tuttavia solo nel 1826 per arginare il forte contrabbando causato dalla bassa qualità delle carte che si producevano, l’amministrazione pontificia decise di accettare un nuovo metodo di fabbricazione presentato da Luigi Mandolini di Cesena, impiegato presso la Direzione del censo, per produrre carte «ad uso di Francia».

S’introduce così un altro metodo: quello della calcografia, che in particolare utilizza lastre di rame che vengono incise(6).




Vedi anche: La tassa sulle carte da gioco-3
Vedi anche: Botteghe, spacci e fabbriche di carte da gioco a Roma (1814-17)- 2
Vedi anche: Le carte da gioco. Passatempi popolari fra i sudditi pontifici.-1


LE CARTE D'ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. Le notizie sulla fabbricazione e vendita di carte da gioco a roma e nello Stato pontificio sono in un registro compilato dall'amministrazione del bollo pontifica un "Rollo dei fabricatori e spacciatori patentati. Dal primo agosto 1814» a tutto maggio 1817..", conservato nell'Archivio di Stato di Roma. I dati contenuti sono stati rielaborati e pubblicati nell'articolo : M.Morena, Botteghe, spacci e fabbriche di carte da gioco a Roma (1814-1817), nel numero monografico della rivista Archivi e cultura "il gioco nello Stato pontificio(secc.XV-XIX)", Roma, Centro di ricerca, 2008.

In generale vedi anche i post precedenti, sullo stesso argomento.

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(1) Le carte tradizionali italiane sono generalmente composte in mazzi da quaranta carte. Le carte si dividono in quattro semi, cioè denari, bastoni, spade e coppe. Per ogni seme ci sono dieci carte: l'asso, due, tre, quattro, cinque, sei, sette più le figure fante, cavallo e re. Uno degli aspetti più particolari delle carte italiane sono i disegni. I disegni hanno particolari storie e leggende in base alla provenienza; in antichità famosi pittori le disegnavano e ricordano molto i "tarocchi" usati da maghi e streghe. Le origini sembra che siano antichissime. Tutto iniziò in Cina nel decimo secolo d. c.; in seguito si diffusero nel mondo arabo e attraverso scambi commerciali con l'oriente sono giunte alle zone Mediterranee forse intorno al 1400. Il primo stato in cui si diffusero fu la Spagna e solo dopo mezzo secolo in Italia. Inizialmente le carte da gioco furono un lusso che si potevano permettere in pochi, nelle corti principesche, poichè un pittore disegnava le carte a mano, secondo composizioni diffuse localmente. Dopo molte combinazioni nacquero mazzi standard, usati ancora oggi.
(2) Era detto di terreno battuto, livellato e chiuso da sponde utilizzato per il gioco delle bocce.
(3) Frequenti furono nei secoli le proibizioni del gioco d’azzardo, malgrado ciò i giochi di carte erano diffusissimi, e in tal modo l’amministrazione pontificia ne traeva notevoli vantaggi economici. Cfr. Marina Morena, Passatempi popolari fra i sudditi pontifici. Le carte da gioco ( secc. XV-XVIII), sta in:«Il tempo libero economia e società. (Loisirs, Leisure, Tiempo Libre, Freizeit)» a cura di S. Cavaciocchi, Istituto internazionale di storia economica “F. Datini” Prato.

(5) A Roma la prima fabbrica pontificia di tabacco fu costruita da Benedetto XIV a metà del diciottesimo secolo al Gianicolo, per sfruttare come forza motrice il copioso getto d'acqua proveniente dalla sovrastante fontana dell'Acqua Paola. Fu sempre Benedetto XIV, fanatico sostenitore del fumo, ad abolire il 21 dicembre 1757 la tassazione sul tabacco eliminando, di fatto, la privativa stessa. Da quel momento a Roma fu resa libera la semina, la raccolta e la commercializzazione del tabacco sia greggio sia lavorato e fu permesso a chiunque di importare tabacchi esteri nel territorio dello Stato Pontificio senza pagare alcun tipo di dazio o gabella. Questo portò a un crollo del prezzo di vendita al pubblico del tabacco. Nell’epoca da noi presa in esame, Pio VII mantenne l’organizzazione data dal governo francese con

(6)La differenza sostanziale della calcografia dalle tecniche precedenti stava nel fatto che la stampa si otteneva dall'inchiostro che si depositava sui segni incisi ad incavo e non , come avveniva invece nella xilografia, dalle zone restanti in rilievo. Il foglio di stampa, precedentemente inumidito, veniva posato sulla lastra e pressato contro di essa con l'aiuto di un torchio calcografico ( descritto nelle'Encyclopédie di Diderot e d'Alembert,), la carta compressa dentro i segni incavati ne raccoglieva l'inchiostro.

8 giugno 2019

Le carte da gioco. Le tasse sulla fabbricazione e vendita - 3


ASR, Foglio di carte da gioco 
con stampato
 il bollino per le case private
Un sistema assai collaudato dal governo pontificio era quello di imporre tasse indirette: per cui, in tutte le epoche, era tutto un fiorire di gabelle (termine usato per indicare qualunque imposta) di tutti i tipi e che andavano a colpire soprattutto il consumo di moltissime merci di uso popolare, ma non solo. 

LA GABELLA. Nel caso delle carte da gioco è addirittura dal lontano 1588 che il cosìdetto papa tosto  Sisto V (Felice Peretti 1585-1590) pensò bene di ricavare denaro anche grazie all'utilizzo di questi prodotti, molto diffusi a Roma e nelle altre province dello Stato.
Pertanto, cercando  fra gli atti del notaio capitolino Tydeus de Marchi, si conservano i capitoli del contratto datato 1588 che regolamentava la privativa sul bollo delle carte da gioco e la relativa fabbricazione
L'appaltatore Achille Pinamonte avrebbe dovuto pagare in cambio della concessione dell'appalto - concernente la riscossione della gabella, ma anche la fabbricazione delle stesse carte da gioco - all'amministrazione camerale la somma di 7.000 scudi per sette anni (a cominciare dal 1° settembre 1589)
RISCOSSIONE DELLA TASSA E FABBRICAZIONE DELLE CARTE DA GIOCO. Complessa è stata l'evoluzione di questo settore dal 1588 al 1870, anno della caduta dello stato pontificio, che proprio per la sua durata ha subito  notevoli modificazioni. Per semplificare , si possono distinguere: il periodo degli appaltatori privati (1588-1678); l’amministrazione in proprio dell’ospizio apostolico di S. Michele (1678-1728); il ripristino dell’appalto ai privati (1728-1803); l’amministrazione del bollo sulle carte da gioco (1803-1870). 
La tassa imposta fin dall’inizio per ogni mazzo di carte era di un giulio.
Da notare che tale somma sarebbe rimasta invariata per  lungo tempo, indipendentemente dall’importo stabilito per l’appalto della gabella o dal suo ricavato annuo. Il contesto socio-economico in cui si inseriva l’appalto non permise nel corso degli anni un progressivo aggravio della tassa.
Esistevano due tipi di bolli per le carte da gioco: quello per i mazzi che si usavano in casa e quello per i mazzi che si usavano in luoghi pubblici
Diffussimo in tutti i secoli, proprio per evadere la gabella, fu il contrabbando delle carte da gioco. Bologna in primis era il luogo dove le carte era fabbricate con maggiore perfezione e a costi minori. Questo problema del contrabbando insieme ad alle proibizioni dei giochi di carte costituì per gli imprenditori-appaltatori una spina nel fianco perchè minava i loro guadagni, e diede luogo a moltissimi conflitti con le autorità pontificie...

Vedi anche > Le carte da gioco. Passatempi popolari fra i sudditi del papa.
Vedi anche > Botteghe, spacci e fabbriche di carte da gioco a Roma (1814-17)]


per saperne di più vedi la bibliografia nel post precedente [...]