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1 dicembre 2020

Fontane e fontanelle a Roma


Andare in giro per Roma permette di ammirare le belle scenografie delle sue piazze, create soprattutto grazie alle molteplici fontane, quelle storiche, le più belle. 
Ed è vederle quasi sempre segnate dal tempo, ma non solo... incuria e abbandono, atti vandalici e furti, sbagliate scelte urbanistiche e inquinamento atmosferico sono i nemici sempre in agguato del nostro patrimonio culturale. 
Dal Rinascimento Roma conosce una grande stagione di fioritura artistica che, grazie al mecenatismo papale, arricchisce le sue piazze di numerose e pregiatissime fontane pubbliche.

Nella Roma città d’acque, le fontane costituiscono una caratteristica architettonica peculiare. Sono  anche celebrazione del potere dei papi, che le fanno costruire, a testimonianza della loro sollecitudine sociale nei confronti della popolazione.
La presenza dell'acqua, oggi come nel passato, è un elemento fondamentale per consentire l'insediamento della popolazione e lo sviluppo delle civiltà. Grande è stata quindi fin dall’antichità l’importanza data allo sfruttamento delle risorse idriche del territorio di Roma, così come tecnologicamente avanzate sono state le maggiori realizzazioni fatte dagli ingegneri idraulici romani, di cui gli acquedotti costituiscono un esempio straordinario.
Esigenze di risanamento, rinascita e espansione della città eterna indirizzano l’azione politica dei pontefici del Rinascimento, che grazie all'attenzione verso la costruzione di infrastrutture e  di opere pubbliche mostrano un concreto impegno per migliorare le condizioni di vita della gente, sullo sfondo la riqualificazione urbana della città.
ASR, Disegni di Carlo Marchionni

RIPRISTINO DEGLI ACQUEDOTTI. Nel ‘400 soltanto l’area di Campo Marzio, non a caso la più popolata, gode di una posizione privilegiata grazie ad alcune acque sorgive e a quello che rimane dell’antico acquedotto Vergine, ripristinato per volere di Niccolò V (1447- 1455). Nel ‘500 ha inizio un’intensa opera di restauro degli acquedotti preesistenti di epoca romana e di realizzazione di nuovi impianti, insieme a un’altrettanto intensa opera di progettazione e costruzione di fontane.

LE FONTANE. Alimentate dall’acquedotto Vergine, che scorreva interamente interrato e per questo si era salvato dalle incursioni barbariche, a partire dal 1572 si costruiscono : la fontana di piazza del Popolo, quella di piazza Colonna, quella delle tartarughe a piazza Mattei, quella di piazza della Rotonda, tutte progettate da Giacomo della Porta, la Barcaccia a piazza di Spagna, le due laterali di piazza Navona, quella di piazza S. Marco e di piazza Campo dei fiori… Segue, dopo il 1585, la costruzione dell’acquedotto Felice, cosìddetto dal nome di battesimo del cosidetto "papa tosto" Sisto V (1521 –1590) ideatore di questo imponente progetto. Arrivava a Roma presso la porta Tiburtina, terminando con la spettacolare Fontana del Mosè, oggi visibile in piazza San Bernardo. Parallelamente vengono costruite anche straordinarie fontane:
Vitruvio, acquedotto
la fontana dei Dioscuri al Quirinale (Fontana a monte cavallo), le Quattro fontane (Fontana del principe di Paletrina), le fontane del Campidoglio,
per citarne solo alcune. Ancora nel ‘600 prosegue la costruzione di altre fontane alimentate da entrambe le acque. Si completa quindi a partire dal 1611 il rifacimento dell’ ex acquedotto Traiano, che prende il nome di Paolo dal pontefice Paolo V (1552-1621), e che vi fa costruire la solenne mostra a ricordo del progetto realizzato sotto il suo pontificato, da cui l’acqua Paola sgorga generosa al Gianicolo, oltre ad altre fontane.

La fontana tra la fine del ‘500 e il ‘600 si comincia a delineare come un elemento urbano fortemente aggregante, come centro visivo e auditivo degli spazi circostanti. Questi spazi intorno alla fontana sono spesso occupati dal mercato, dalle botteghe che si aprono intorno, dai banchi mobili di venditori ambulanti. Per la piazza occupata dal mercato l’unico chiaro elemento di riferimento è proprio lei, intorno a cui si organizzano le strutture, ancora provvisorie, dei banchi di vendita.
Ai grandi monumenti d’acqua, si aggiungono spesso al lato i fontanili per abbeverare gli animali o le basse vasche circolari per il lavaggio delle merce. Ricordiamo alcune delle piazze-mercato più importanti, tutte servite da una o più fontane : piazza Navona, piazza Campo  di fiori, piazza del Pantheon…
Roma sparita, Abberatorio

Le fontane e le strutture degli acquedotti richiedevano particolari e costanti cure da parte degli amministratori della città per le sollecitazioni continue e il degrado provocato dagli usi, spesso illeciti, che ne faceva il popolo. Molta della vita cittadina infatti si svolgeva per le strade e nelle piazze, spesso occupate da capanne, botteghette, mercati e percorse, con elevato rischio per tutti i tipi di costruzioni e per l’incolumità dei pedoni da carrozze, calessi, carette, carri e cavalli.


LE CARTE D'ARCHIVIO. Presso l'Archivio di Stato di Roma è conservato il fondo della Presidenza degli acquedotti urbani, che però contiene documentazione a partire dal secolo XVII. Per questo periodo così antico sono molto utili gli antichi Statuti della città di Roma.
Questo post è tratto dalla pubblicazione, con allegato dvd: "L'acqua e la città. Il ritorno dell'acqua a Roma fra '500 e '600" di Marina Morena, con la collaborazione di Antonio Montosi, Roma, Gangemi Editore, 2007.(Pubblicato con il contributo di ACEA spa) . Online qui: [...]  
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*Per lungo tempo per sopperire al bisogno di acqua, si era fatto ricorso ai pozzi e soprattutto all’acqua del Tevere, che acquaioli vendevano in giro per la città.
L’acqua del fiume per secoli era stata erroneamente ritenuta salubre e igienicamente pura.

2 settembre 2017

Villa Montalto-Peretti. Come procurarsi gratis l'acqua per il giardino!


L'acquedotto Felice è stato realizzato dal papa Sisto V (Felice Peretti 1585-1590), che non a caso è conosciuto anche grazie al poeta G.G.Belli come "er papa tosto "*, durante gli anni del suo brevissimo ma intenso pontificato. Coadiuvato dall’architetto Domenico Fontana, Sisto V riprende il progetto di portare l’acqua nella  zona alta della città - i cosìdetti monti, sede di importanti edifici e dove gli abitanti : ...essendo costretti a bere ordinariamente l’acqua del Tevere..ne morivano per male di renella da essa cagionato...

VILLA MONTALTO. Ma facciamo un passo indietro. Quando era ancora cardinale, Felice Peretti si era fatto costruire una bellissima villa, per estensione la più vasta che Roma abbia mai conosciuto, dallo stesso architetto  Domenico Fontana.
La villa sovrastava le Terme di Diocleziano e sorgeva proprio nella zona di  S. Maria Maggiore sull'Esquilino
Nell'area, dove si trova attualmente anche la stazione Termini,  sorgeva quindi questa cinquecentesca villa rinascimentale, la più grande costruita dentro le mura aureliane e una delle più sontuose


Villa Peretti-Montalto di G.B.Falda
(al centro Il Casino)
La villa del cardinale Felice Peretti, poi diventato papa col nome di Sisto V, aveva una impressionante estensione ben documentata già dai cartografi  seicenteschi le cui planimetrie consentono di fissarne i confini tra le attuali  via Marsala, via del Viminale/via De Nicola, via Depretis/via Liberiana/via Carlo Alberto. 


La villa conteneva due residenze, il Palazzo Sistino o "di Termini" (delle Terme) e il casino, chiamato Palazzetto Montalto e Felice
Era un luogo incantevole, ammirato dai viaggiatori stranieri che venivano a fare in Grand Tour in Italia.

Prima della sua completa sparizione, la villa cambiò più volte proprietari: dopo l’estinzione del ramo principale dei Montalto Peretti essa passò ai Savelli (dal 1655 al 1685), quindi ai Negroni (dal 1685 al 1784), in seguito a Giuseppe Staderini (dal 1785 al 1796) e infine ai Massimo.
per volontà del padre gesuita Massimiliano Massimo fu costruita, proprio nell'area occupata dalla villa,il palazzo Massimo tra il 1883 e il 1887,  dall’ architetto Camillo Pistrucci. 

Sisto V
SISTO V HA BISOGNO DI TANTA ACQUA PER I GIARDINI. Per alimentare i suoi splendidi giardini, viali alberati, i giardini, i frutteti,  le fontane, le  peschiere , il tutto adornato con numerosissime statue, antiche e moderne,  la villa aveva bisogno di un enorme quantitativo d'acqua.
E Sisto V non esita a  procurarsela! Il grande pontefice, noto per una serie di iniziative veramente sorprendenti, per la progettazione di questo acquedotto non si ferma davanti alla difficoltà dell'impresa nè le enormi somme , che un tale progetto richiedeva.  Per la sola conduzione a Roma dell’acqua Felice si parla di anche di 300.000 scudi.

Così in data 28 maggio 1585 firma di suo pugno l'atto che dà inizio alla grandiosa opera di ripristino. Nel presentare il progetto l'abile Sisto V unisce motivazione sociali a quelle  personali : dichiara di volere migliorare l'ornato e il decoro di Roma e di aumentare la comodità e l'utilità che ne avrebbe tratta il popolo e così ...incrementa anche il sistema idrico della  sua vasta proprietà!!!


villa Montalto
 ingresso principale
Viene così stipulato l’istromento di acquisto dell’acqua del casale di Pantano dei Grifi di proprietà del nobile Marzio Colonna
L’acquedotto Felice forniva la parte alta della città i cosìdetti Monti, sboccava al Quirinale, al fontanone di piazza S.Bernardo, correva sull’Esquilino vicino S.Maria Maggiore e sul Pincio, per poi biforcarsi verso le Quattro fontane e il Quirinale, poi ancora verso piazza S.Marco e il Campidoglio.

LE CARTE D'ARCHIVIO. Documenti interessanti circa il ripristino dell'acquedotto felice  sono l'archivio della Presidenza degli acquedotti urbani e in quello dei Notai di acque e strade, e la serie Chirografi del camerale I,  conservati nell'Archivio di Stato di Roma. 
La ricerca contempla po la necessità di recarsi all'Archivio storico capitolino. 
Comunque sarà utile leggere gli altri post in questo blog con tags Presidenza degli acquedotti urbani.  
Vedi anche le planimetrie di Roma di Matteo Greuter, Antonio Tempesta, Giovanni Maggi, Giovanni Battista Falda.
Per la bibliografia sulla villa Montalto-Peretti  vedi l'articolo http://edoc.bbaw.de/volltexte/2010/1539/pdf/04_Rausa.pdf 
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*Cfr. Così lo definisce nel sonetto romanesco "Papa Sisto".

22 novembre 2008

Acquedotti romani. Nuova organizzazione nel secolo XVIII

ASRoma, particolare di piazza Navona
con le tre fontane

Nel '700 si cerca, grazie all'intervento dei pontefici Clemente X e di Benedetto XVI, di riorganizzare il settore degli acquedotti urbani, che, nonostante la sua rilevanza pubblica, si era dovuto accontentare, per il lungo periodo precedente, di interventi frammentari da parte dei vari pontefici, che avevano incanalato nuove acque verso Roma, ma che non avevano avviato una gestione omogenea per tutti e tre gli acquedotti (vergine, felice, paolo). Con provvedimenti datati 26 novembre 1701 e 29 dicembre 1742 inizia una riorganizzazione di questo settore molto importante per Roma.  Si decide così la nomina di un solo prelato e di ministri comuni alle tre aziende e anche si stabilisce una gestione comune delle rendite, in virtù del fatto che per l'acqua Paola e la Felice erano ineccedenza.


3 giugno 2008

Nuove tasse per ripristinare l’acquedotto Vergine. Esiti della ricerca nelle carte d'archivio.


percorsi acquedotti romani

Roma nella 1^ metà del sec.XVI offriva un aspetto miserando…la popolazione doveva per lo più accontentarsi dell’acqua delle cisterne e del Tevere, che gli aquaroli, organizzati in corporazioni (gli acquerenari) vendevano ogni giorno in tutta la città. Andavano a prenderla a monte, oltre Ripetta, perché fosse relativamente pulita; ma la lasciavano riposare per 5 o sei giorni. Fu il pontefice Pio IV (1559-1565) a interessarsi nuovamente dell'acqua di Trevi.

19 novembre 2007

L'acqua arriva a Roma. Come veniva distribuita?


Serbatoio antico

Con l’arrivo fra '500 e '600 di abbondante acqua di sorgente nelle fontane e nei fontanili, nelle fontanelle semipubbliche – addossate ai palazzi romani – e nei cortili dei palazzi, si potevano finalmente soddisfare i bisogni fondamentali della popolazione e porre le basi dello sviluppo urbano.

CONDIZIONI IGIENICO-SANITARIE DI ROMA. Come risulta dalle cronache del tempo e dalla normativa emanata, le condizioni di vita igienico-ambientali erano decisamente scadenti e tale si mantennero fino a tempi relativamente recenti.

DISTRIBUZIONE DELL'ACQUA. Ma come veniva portata l'acqua a Roma ? La distribuzione dell’acqua avveniva ad un livello basso, che non le consentiva di raggiungere i piani alti degli edifici. Un vero e proprio salto di qualità si ha solo verso la fine dell’ ‘800, grazie a importanti innovazioni.
Negli imponenti acquedotti romani veniva sfruttata la semplice gravità. L'acqua veniva prelevata da una sorgente, fatta scorrere in condotte con generalmente piccole pendenze, fino ad arrivare in serbatoi che si trovavano in punti elevati rispetto alla città che doveva essere servita. La 'caduta' da questi serbatoi, oltre a fornire l'acqua per i normali usi, era in grado di alimentare le diverse fontane.Va infatti ricordato che, nonostante la ricchezza d’acqua, solo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, parallelamente alla crescita della popolazione della città, nel settore idrico si verificano graduali ma rilevanti trasformazioni, collegate anche all’avvento della moderna tecnologia, che semplificano i vari problemi connessi all’esigenza di disporre d’acqua corrente nelle case attraverso una rete idraulica e fognaria funzionale.

Fondamentale è la sostituzione dei tubi di terracotta o piombo, con quelli metallici e soprattutto all’invenzione del sifone (1), che aumentando la pressione dell’acqua, le consente di raggiungere i piani alti degli edifici. Fino ad allora il sistema di distribuzione idrica per i 3 acquedotti romani ricalca quello dell’antica Roma: l’acqua fluente mediante i canali e le arcate arriva in continuazione in numerosi castelli (cioè serbatoi) disseminati all’interno della città, da queste strutture a camera si diramano i tubi. Dal castellum(2) publicum tramite una sola tubazione l’ acqua arriva in un castellum privatum, da qui ogni utente prelevava l’acqua di sua spettanza.

BIBLIOGRAFIA E FONTI. La Collezione dei bandi conservata presso l'Archivio di Stato di Roma presenta uno spaccato delle norme emanate dalle varie autorità pontificie per migliorare la considizone igienica di Roma.
Vedi anche l'archivio della Presidenza degli acquedotti urbani conservato nell'Archivio di Stato di Roma

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Note[1] Sistema di conduzione a pressione, basato sul principio dei vasi comunicanti, per portare l’acqua da un livello inferiore a uno superiore.[2] Costruzione generalmente situata all’inizio dell’area urbana per la distribuzione dell’acqua alle utenze, con funzioni di “ripartitore terminale”. Talvolta era arricchito di una fontana monumentale (o “mostra”d’acqua).



3 novembre 2007

Acquedotti a Roma.Nascita della Presidenza degli acquedotti urbani


pozzo medioevale

L’Archivio di Stato di Roma conserva le carte prodotte dalla Presidenza degli acquedotti urbani cioè l'ufficio cui era affidata la gestione dei tre acquedotti romani (Vergine, Felice e Paolo), ripristinati a Roma a partire dalla fine del '500.
Ma come funzionava questa amministrazione? Consultando la normativa emanata per regolamentare il settore dei lavori pubblici nello Stato pontificio  possiamo trarne  importanti notizie.
Prima di questa Presidenza esistevano delle congregazioni  per ogni acquedotto. Queste erano organi di governo collegiale, cioè composti da più cardinali che si riunivano periodicamente per decidere circa i vari problemi. Nella riunione venivano poi convocate altre professionalità, cui magari demandare i lavori stabiliti.
All'inizio del secolo XVII questa tipologia di organismi decade e con loro finisce  la  funzione di coordinamento fra i vari poteri della città.
Per gestire le acque a Roma , cosìcome per altri settori, nasce all'inizio del '600 un  nuovo Ufficio statale, con un Presidente a capo.  La sua primissima funzione è di tipo pratico, e consiste nell’ intervenire per indicare il punto di attacco di una nuova fistola per la erogazione di acqua. 

22 ottobre 2007

Vigilare sull'edilizia a Roma nel '400 .I Maestri di edifici e strade.


Verso la fine del Rinascimento Roma rimaneva – nonostante alcune recenti innovazioni edilizie e prestigiose costruzioni - sostanzialmente una città caotica d’aspetto medioevale. 
Proprio tra la seconda metà del ’400 e il ‘500 si attua, grazie alla volontà di alcuni pontefici e alla legislazione emanata per regolamentare i lavori pubblici, un indirizzo politico teso a diminuire l'interesse di privati a favore di una maggiore utilità pubblica. 

MAESTRI DI STRADE E EDIFICI. A tale scopo si precisano e sostanzialmente si rafforzano le funzioni  dei Maestri delle strade e di edifici. 
Questa magistratura era stata istituita dal comune capitolino in periodo medioevale proprio per dirimere le questioni collegate al disordinato sviluppo urbanistico di Roma, che avveniva senza regole ed era troppo legato ad interessi privati.
I Magistri sono già attivi a Roma dai secoli XIII e XIV. Il loro operato ci riporta ad una Roma particolarmente caotica e litigiosa, dove si litiga spesso per problemi collegati a confini, alle mura, agli scoli e ai deflussi delle acque. 
E così, in quest'epoca, l'attività prevalente dei Magistri è proprio quella di giudici nel dirimere tutte queste controversie. A ciò si aggiunge anche una facoltà ispettiva sulla viabilità e nettezza urbana di Roma.
I pontefici comunque si appoggiano a questa magistratura, a cui progressivamente verrà attribuito un ruolo decisivo nello sgombrare la città dall'invadenza dell'abusivismo privato.  
La storia collegata  alla politica urbanistica di Roma è un intricato intreccio di  provvedimenti pro e contro questi magistrati, sia per porre rimedio alla   inadempienza  e negligenza spesso dimostrata nello svolgimento dei loro incarichi, sia per questioni attinenti alle volere dei pontefici.  
Il percorso lungo e travagliato iniziato all'epoca di Martino V,  si completa solo  nel corso del '400 prima con Niccolo V (1447-55)  e poi con Sisto IV (1471-1484) quando i Maestri di edifici e  strade entrano definitivamente a far parte dell'organigramma  delle magistrature dipendenti dall' autorità pontificia. 
In quanto tali gli vengono riconosciuti compiti e responsabilità, e vengono dotati di strumenti idonei a perseguire la volontà pontificia.

LE LICENZE EDILIZIE. Ma ancora più importante è il controllo e la gestione del suolo pubblico tramite la concessione di licenze edilizie, che rappresentano un ruolo chiave nella risistemazione urbana di Roma. 
E il '400  è un momento d'oro per l'edilizia pubblica e privata! 
Da un lato c'è il papato che, dopo l'esilio avignonese,  vuole riprogettare la città sede dell'autorità pontificia e simbolo della cristianità, dall'altro un nucleo di privati che, approfittando delle poche regole stabilite fino a quel momento per ottenere concessioni di suolo pubblico, si erano dedicati con profitto agli investimenti immobiliari.

Non a caso proprio le licenze edilizie e i pemessi di costruzione sul suolo pubblico diventeranno un valido strumento in mano ai pontefici per controllare lo sviluppo urbanistico di Roma. E così le licenze diventano terreno di scontro fra il papato e i Magistri. Magistri proprio su questo campo combatteranno una dura battaglia per difendere questa loro importante prerogativa anche nel secolo successivo. In pochi decenni infatti i Magistri verranno espropriati di questa facoltà a favore prima del  Camerlengo  e solo successivamente del Presidente delle strade.
Creato per affiancare il Camerlengo nelle decisioni più importanti, quali proprio la concessione di suolo pubblico, il presidente all'inizio si sovrappone ai Magistri. Fino ad arrivare al '600, quando i maestri delle strade dovettero cedere  la direzione del settore al presidente.

GLI STATUTI DEI MAGISTRI. Come testimonianza di  tutte le funzioni attribuite ai maestri di strade  si possono leggere gli statuti (1410 e 1452).  
Si tratta di raccolte delle norme fondamentali, che delineano le loro funzioni, che si accrescono nel tempo.  Come esempio valga la gestione, il controllo e le riparazioni del corso delle acque e i problemi ad esse correlati, che insieme al controllo del corso del fiume e alle riparazione dei sistemi fognari entrano nella loro sfera di azione.

LE CARTE D'ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. Poca è la documentazione per i Magistri..Presso l' Archivio storico capitolino, sono conservati alcuni registri di licenze dei Magistri realtivi al 1586-89 e 1602-34. Alcune testimonianze sono nella  documentazione  statutaria emanata nel secoli XIV- XV e in alcune bolle pontificie cfr. C. SCACCIA SCARAFONI, L’antico statuto dei “magistri stratarum” e altri documenti relativi a quella magistratura, in in «Archivio della Società romana di storia patria», n. 50, fasc. III-IV (1927), pp. 239-308. 
Per il '400 e '500 , l'archivio della Presidenza delle strade è lacunoso,  la documentazione inizia ad avere consistenza dagli anni sessanta del '500. In questo periodo, comincia a formarsi la documentazione dell'importante archivio dei Notai di acque e strade (vedi sotto), e quella delle lettere patenti, conservate, nell'Archivio di Stato di Roma, nella Presidenza delle strade.  Si tratta di una ricca serie di licenze edilizie  e permessi di costruzione sul suolo pubblico rilasciate dai Magistri: le cosìdette lettere patenti, , che con poche lacune , registrano il lavoro svolto a Roma da questa magistratura  per il periodo tra seicento, settecento fino al 1833, con qualche lacuna.

Vedi anche :   O. Verdi, Maestri di edifici e strade a Roma nel secolo XV, Roma nel Rinascimento, 1997.
Interessante è poi l'enciclopedia Treccani dei Papi alla pagina : http://www.treccani.it/enciclopedia/martino-v-papa/
Per i Notai che rogavano a Roma  segnaliamo la recente pubblicazione In presentia mei notarii, piante e disegni nei protocolli dei notai capitolini (1605-1875) a cura di Orietta Verdi.
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[Immagini: N. 1 . Pietro del Massaio, Pianta di Roma, 1472]
Immagini .N.2 Roma nel rinascimento]

8 ottobre 2007

La svolta del '400. Papato e Comune: due poteri una città.


 Nel XII secolo anche a Roma, si sviluppa una borghesia commerciale che ha come conseguenza la nascita del Comune, in analogia con quanto accadeva in altre città italiane. Nato da una rivoluzione popolare nel 1143, il Comune tenta di affermare la sua autonomia nell'esercizio del potere amministrativo e giudiziario, entrando in contrasto col Papa. La particolare posizione del Papa, in quanto vescovo di Roma, costituirà
un ostacolo insormontabile per le autorità comunali, che col tempo saranno ricondotte ad una posizione subalterna, a differenza di altre città italiane nelle quali l'autorità del comune si afferma a spese del vescovo. 
Col passaggio dal Medioevo al Rinascimento, il Papa si conferma come il signore di Roma e del suo territorio e come i signori degli altri stati d'Italia, si inserisce nel complicato gioco diplomatico dell’epoca.