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1 febbraio 2022

Fontana di Trevi, uno sguardo ai documenti contabili.

 

ASR,Catasto urbano
 particolare di Fontana di Trevi
Sembrava che dopo la morte dei grandi architetti, attivi  fra '500 e '600, cioè Giacomo della Porta (1532-1602),  Carlo Maderno (1556-1629),  Girolamo Rainaldi (1570-1655), e sopratutto Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) non si  potesse  più pensare alla costruzione delle grandiose fontane romane, quando quasi inaspettatamente, nel 1733, l'architetto Niccolò Salvi, romano, nato nel 1699 e morto nel 1761, autore di modeste opere, (quali la ricostruzione della chiesa di Santa Maria in gradi di Viterbo, il Ciborio de' Benedettini di Montecassino, gli altari di San Pantaleo, di San Niccolò in San Lorenzo in Damaso e di Sant'Eustachio), per  commissione di Clemente XII, ideò il sontuoso prospetto dell' acqua Vergine detta di Trevi.

LE FATTURE PER I LAVORI DI FONTANA DI TREVI. E tutti i lavori (.. eseguiti dai chiavari, muratori, facchini, trasportatori delle pietre, stagnari, muratori, fontanieri, scalpellini, intagliatori, falegnami, vetrai, imbiancatori etcfatti per la costruzione della monumentale fontana di Trevi sono ben documentati nelle carte conservate dall'ufficio di Computisteria dell'archivio  della Presidenza degli acquedotti urbani, conservato presso l'Archivio di Stato di Roma. 
Banco di Napoli,
esempio di filza

Tutti questi conti e fatture (1) (che vanno dal 10 settembre 1728 al 14 febbraio 1753) contengono il dettaglio dei tantissimi lavori eseguiti per la costruzione di questa monumentale fontana dalle maestranze, che formavano il cantiere della fontana settecentesca più importante di Roma presentate all'amministrazione pontificia, presentati per essere pagati per le attività svolte.
L'amministrazione degli acquedotti, a cui spettava il pagamento delle spese fatte per le fontane di Roma,  conservava questo tipo di documenti (le cosìdette pezze d'appoggio) per mantenere  memoria dei pagamenti fatti.

Infatti tutti quelli che avevano ricevuto l'incarico di eseguire i vari lavori necessari per l'esecuzione di questa grandiosa opera dovevano presentare all'amministrazione pontificia le i conti  e le  fatture per essere poi pagati.

Quindi sebbene si tratti di scritture contabili, spesso freddi elenchi dei lavori eseguiti, dal più umile chiavaro al più elevato architetto e scultore, con il relativo costo in scudi, sono comunque carte preziose!! 

Perchè vengono descritti e consegnati alla storia della fontana più famosa del mondo il dettaglio dei lavori fatti, e a seguire la descrizione dei materiali impiegati.
I conti sono tutti tarati dall'architetto Nicola Salvi responsabile dell'esecuzione del progetto di Fontana di Trevi.

I MANDATI DI PAGAMENTO. Va inoltre tenuto presente che l'atto successivo al controllo dei conti e fatture  era il mandato di pagamento emesso dall'amministrazione e con cui  il creditore poteva presentarsi di solito al Monte di pietà di Roma, che svolgeva il compito di banca centrale dello Stato, per farsi pagare..

Quindi anche la lettura dei mandati di pagamento permette di ricavare interessanti particolari: dal nome intestatari dei mandati, alle somme da liquidare e alle causali del pagamento.

Per intestatari dei mandati si intendono sia i nomi delle maestranze (chiavari, muratori, facchini, trasportatori delle pietre, stagnari, muratori , fontanieri, scalpellini, intagliatori, falegnami, vetrai, imbiancatori etc), ma anche per gli artisti (vedi lo scultore Benaglia) a favore dei quali il mandato si spediva.
Insomma ci si trova così di fronte ad un mondo sommerso di artigiani e artisti che, come in un affresco corale, contribuirono al perfezionamento di una grandiosa opera d'arte,  diventata uno dei simboli della città eterna. 

La lettura di tutti questi conti, spesso assai minuziosi, permette di vivificare il notevole lavoro occorso e dimostrare la buona organizzazione delle diverse fasi e tipologia di lavori richiesti per portare a termine il progetto di Nicola Salvi.

LE CARTE D'ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. L'Archivio di Stato di Roma conserva tali conti nell'archivio Presidenza degli acquedotti urbani
Questo post è una sintesi di un articolo dal titolo "Le fonti per l'Ornato di Fontana di Trevi" di Marina Morena pubblicato in "Fontana di Trevi. La storia, il restauro" a cura di Luisa Cardilli, Ed. Carte segrete, 1991.
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(1) Nel linguaggio archivistico si tratta di tre filze, intendendosi con questo termine un fascio di scritture cucite  e coperte da una cartapecora o cartone fermato con lacci.

11 marzo 2013

Restyling di strade e piazze romane. Nel '500 nasce la Presidenza delle strade.


Piazza san Pietro in una stampa del Seicento
A Roma attualmente è una vera e propria emergenza per le piazze e le strade: buche, avvallamenti, asfalto rovinato etc. creano moltissimi problemi alla circolazione. 
A differenza di quel che accade oggi, le piazze e le strade nei secoli passati erano destinate ai cittadini piuttosto che alla circolazione di vetture e dei mezzi di trasporto.
Per la Roma dei secoli passati, questa situazione è raccontata dai tanti bandi e dagli editti emanati dal Tribunale delle strade, antica magistratura pontificia..
E con il passare del tempo i vari problemi erano destinati ad aggravarsi ... e perciò, a partire dal 600, negli stessi bandi si può trovare già la preoccupazione che le belle piazze romane e le strade non divengano un abituale posteggio per i tanti e diversi veicoli con ruote che,  cominciavano a circolare per Roma carichi di merci e talvolta di persone...

LA PRESIDENZA DELLE STRADE. Nella Roma che sta crescendo per diventare la città  capitale del papa e della chiesa universale, i pontefici sentono sempre di più  la necessità di poter contare su una struttura che controlli il territorio urbano e risolva i problemi del vivere quotidiano: strade e piazze pulite e accessibili, nettezza urbana regolamentata, denuncia degli abusi edilizi  etc...*
E così dalla metà del '500, comincia a rendersi operativa in tal senso la magistratura delle strade, che riceve una sistemazione normativa ed organizzativa più o meno definitive solo sotto il pontificato di Innocenzo XII (1691-1770), con la bolla « Sacerdotalis et Regiae Urbis» del 28 novembre 1692.

22 novembre 2008

Acquedotti romani. Nuova organizzazione nel secolo XVIII

ASRoma, particolare di piazza Navona
con le tre fontane

Nel '700 si cerca, grazie all'intervento dei pontefici Clemente X e di Benedetto XVI, di riorganizzare il settore degli acquedotti urbani, che, nonostante la sua rilevanza pubblica, si era dovuto accontentare, per il lungo periodo precedente, di interventi frammentari da parte dei vari pontefici, che avevano incanalato nuove acque verso Roma, ma che non avevano avviato una gestione omogenea per tutti e tre gli acquedotti (vergine, felice, paolo). Con provvedimenti datati 26 novembre 1701 e 29 dicembre 1742 inizia una riorganizzazione di questo settore molto importante per Roma.  Si decide così la nomina di un solo prelato e di ministri comuni alle tre aziende e anche si stabilisce una gestione comune delle rendite, in virtù del fatto che per l'acqua Paola e la Felice erano ineccedenza.


14 aprile 2008

Contratti, vendite e concessioni di acqua a partire dalla fine dl 1500

ASRoma, Chirografo di Urbano VIII
Quale  tipologia di documenti  è possibile trovare all'interno dell’archivio della Presidenza degli acquedotti urbani? Molto interessanti risultano i registri redatti e tenuti dai notai segretari e cancellieri delle acque e strade, che si riferiscono ad un arco cronologico piuttosto ampio : dal 1576 al 1821 .
Tramite questi documenti l’amministrazione conservava memoria delle concessioni d’acqua potabile date a privati o ad istituzioni, che potevano essere a pagamento oppure gratuite. In questi registri venivano trascritti, così da poterli consultare ogniqualvolta fosse necessario, i vari provvedimenti relativi alla gestione degli acquedotti romani.
Si tratta cioè di chirografi pontifici e lettere patenti. I  registri di chirografi pontifici (1), sono una raccolta di atti firmati dal papa, con cui ordinava di concedere a titolo gratuito o oneroso determinate quantità di once d'acqua. Questi ordini erano diretti alle magistrature collegiali o monocratiche che di tempo in tempo si occuparono di amministrare questo settore. Nella parte iniziale di ogni provvedimento veniva indicato il magistrato cui il provvedimento stesso era rivolto e che avrebbe dovuto eseguire anche tutte le operazioni correlate alla gestione dell'acqua (controllare i condotti dei privati e punire eventuali abusi, visitare (o far) i condotti e controllare la quantità di acqua erogata in base alle varie concessioni fatte, far pagare le tasse, provvedere ai lavori da farsi, pubblicare bandi ed editti, sindacare e imporre pene, convocare congregazioni, ed emettere le patenti.
Le lettere patenti sono invece atti con cui il magistrato nominato nel chirografo dava esecuzione a quanto ordinato dal papa: vere e proprie atto di consessione di once d'acqua.
Non sempre però veniva emanato scritto qualcosa, infatti spesso ci si riferisce ad un ordine orale (cosìdetto vivae vocis oraculo) del papa ai magistrati competenti - in particolare al Camerlengo.  
A parte, proprio nell'Archivio dei Notai di acque e strade si conservano altri documenti interessanti.
Per gli anni 1567-69 in questi volumi sono inseriti alcuni documenti relativi alla gestione delle acque romane, accanto alla stragrande maggioranza di documenti che invece risultano rogati per il settore strade.

18 febbraio 2008

Acquedotti romani. Conflitti fra istituzioni dello Stato pontificio (secc.XVI_XVII) /3


Sisto V (anni di pontificato 1595 -1600)

Un attento esame della legislazione e dei documenti relativi al '500 e al '600 riguardanti la gestione degli acquedotti romani evidenzia conflitti fra le istituzioni dello stato pontificio.

MAGISTRATURE PONTIFICIE. In quel lontano periodo le magistrature più importanti dello Stato della Chiesa erano il cardinal Camerlengo, il tesoriere generale e i chierici di Camera (gli attuali ministri), questi ultimi preposti a dirigere tutti i settori dell'amministrazione pubblica (acque, strade, annona e grascia, ripe, dogane, carceri, fortificazioni, corpi armati, zecche, etc).

3 novembre 2007

Acquedotti a Roma.Nascita della Presidenza degli acquedotti urbani


pozzo medioevale

L’Archivio di Stato di Roma conserva le carte prodotte dalla Presidenza degli acquedotti urbani cioè l'ufficio cui era affidata la gestione dei tre acquedotti romani (Vergine, Felice e Paolo), ripristinati a Roma a partire dalla fine del '500.
Ma come funzionava questa amministrazione? Consultando la normativa emanata per regolamentare il settore dei lavori pubblici nello Stato pontificio  possiamo trarne  importanti notizie.
Prima di questa Presidenza esistevano delle congregazioni  per ogni acquedotto. Queste erano organi di governo collegiale, cioè composti da più cardinali che si riunivano periodicamente per decidere circa i vari problemi. Nella riunione venivano poi convocate altre professionalità, cui magari demandare i lavori stabiliti.
All'inizio del secolo XVII questa tipologia di organismi decade e con loro finisce  la  funzione di coordinamento fra i vari poteri della città.
Per gestire le acque a Roma , cosìcome per altri settori, nasce all'inizio del '600 un  nuovo Ufficio statale, con un Presidente a capo.  La sua primissima funzione è di tipo pratico, e consiste nell’ intervenire per indicare il punto di attacco di una nuova fistola per la erogazione di acqua.