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28 marzo 2023

Il Repertorio del personale d'archivio dal 1861 al 1946















Questa fotografia è una vera rarità. E' infatti databile fra il marzo e i primi di novembre 1919, nel periodo in cui il direttore dell'Archivio di Stato di Roma, all'epoca unito con l'Archivio del Regno, era Eugenio Casanova, anche lui ripreso nella foto. E' stata inserita nel primo dei due volumi di cui si dirà dopo e , ricordo, spiccava sul muro incorniciata alle pareti della Direzione dell'Archivio di Stato di Roma tanti  anni fa....Penso come ricordo di persone che avevano lavorato in passato nell'Istituto romano...

IL PERSONALE DELL'ARCHIVIO DI STATO IN ROMA E ARCHIVIO DEL REGNO. Sono state individuate molti delle persone fotografate: da sinistra a destra per chi guarda, in basso: Armando Lodolini (371), Vincenzo Morelli (374), Mario Cingolani (366, seminascosto), Manfredo Helminger (161), Antonio Taffetani (446), Giulio Rocco Cicchetti (137), Giovanni Maffei (409); in seconda fila, seduti, Pompeo Barbato (166, in servizio nella Sezione Archivi del Ministero dell'Interno), sig.ra Spano (non dell'Archivio), Eugenio Casanova
Armando Lodolini
(184), direttore, Giuseppe Spano, funzionario del Ministero dell'Interno preposto al settore degli Archivi, ? (non identificata; non dell'Archivio, in quanto gli Archivi non avevano personale femminile); in terza fila, in piedi, Giovanni Battista Picchiorri (203), Ermanno Loevinson (225), Emilio Re (358), ?, ? (due persone non identificate), Mario Tosi (333), fra Tosi e Tonetti si intravede un'altra persona, non identificata, Felice Tonetti (289), Guglielmo Alterocca (335), ? (non identificato), Roberto Grella (278), Paolo Schianchi (356).  
 
La fotografia è databile fra il marzo e i primi di novembre 1919, in quanto vi sono presenti Armando Lodolini all'epoca archivista, tornato alla vita civile nel marzo 1919, e Mario Cingolani, di cui il 6 novembre 1919 furono accettate le dimissioni e che successivamente fu deputato e senatore.
IL REPERTORIO. I numeri, fra parentesi,  fanno riferimento al progressivo con cui sono individuate le varie personalità elencate nel  volumi online qui sotto indicati del 
I volumi forniscono, a partire dall’unificazione dell’Amministrazione archivistica sotto il Ministero dell’Interno fino al 1958, in sintesi per i vari personaggi,  i dati sulla loro carriera e sulla loro produzione scientifica e letteraria. 
Riescono così fuori notevoli figure di archivisti. Il volume è arricchito da una interessante introduzione storico-archivistica del professore Elio Lodolini, docente universitario e già autorevole archivista di Stato e dirigente archivistico, scomparso nel marzo 2023. In essa si ripercorrono le vicende dell’Amministrazione archivistica dall’Unità d’Italia agli anni Cinquanta, con stretti riferimenti anche ai dati contenuti nel vero e proprio Repertorio.

18 gennaio 2023

Assalto a Sant'Ivo alla Sapienza. Paolo Portoghesi e gli altri..1968.

Roma, 19 febbraio 1968: con l'involontaria complicità del giovane professore Paolo Portoghesi, tre studenti chiamati gli Uccelli fanno il nido per 36 ore sulla cupola di Sant'Ivo alla Sapienza, occupando simbolicamente quella che fu la prima università della capitale. 

Si tratta di uno degli eventi che diedero il via al Sessantotto

Con l’aiuto dell' architetto Paolo Portoghesi, allora 37enne professore molto ascoltato dai protagonisti del movimento studentesco, tre studenti, Paolo Ramundo (26 anni), Gianfranco Moltedo (26) e Martino Branca (27) occuparono il 19 febbraio 1968 la cupola del Borromini, in quella che era stata la prima storica sede della Sapienza.

 I tre - soprannominati gli Uccelli per i versi che facevano durante le assemblee studentesche -  accompagnati da Portoghesi scalarono la bella cupola, passarono la notte al freddo e poi discesero il giorno dopo tra la folla degli studenti raccolti in piazza Sant’Eustachio e corso Rinascimento.

Riuscimmo a farli uscire dalle aule occupate e da quelle infinite e verbose discussioni e a portarli al centro di Roma”, ricordano - “La nostra era una rivoluzione culturale, e dove potevamo andare se non nella cupola di un architetto rivoluzionario come Borromini

Dieci giorni dopo arrivarono gli scontri di Valle Giulia che cambiarono la storia del movimento studentesco.(per saperne di più) 

Per i suoi valori artistici e simbolici, l'edificio della chiesa di Sant'Ivo  è considerato come uno dei capolavori del Barocco e della storia dell'architettura di Francesco Borromini. L'aspirazione all'infinito, la leggerezza ricreata nel globo e in quelle fiamme che, come la luce di un faro, illuminano il fedele, sono un compendio di bellezza e di ingegno. 

E proprio al culmine della cupola lassù in alto, vicino al cielo,viene ideata un’azione fino ad allora inedita. 

RINNOVAMENTO CULTURALE. E' pur vero che l'Università italiana necessitava di un cambiamento. Nel 1956 gli iscritti ai corsi di laurea erano 212mila, dieci anni dopo erano saliti a quota 425mila. Un boom. L'Ateneo d'elite era diventato di massa, grazie anche al progresso economico e ad un ritrovato ottimismo sociale. L'insegnamento era però in mano ai cosiddetti ‘baroni’, professori che spesso comparivano solo per le lezioni senza interagire con gli studenti. Infine era sottovalutata, o ignorata, l'esigenza di laboratori e seminari che preparassero gli studenti all'attività professionale.


Si sentiva la necessità di cambiare aria, di rinnovare il concetto stesso di studio, di accessibilità, di comunicazione. 

Cominciarono così le prime occupazioni: Statale di Pisa, Palazzo Campana a Torino, Cattolica di Milano, Architettura a Milano, Roma, Napoli, di Sociologia di Trento. 

In tutta europa poi si sarebbero diffusi questi fermenti che univano universitari, liceali, giovani, operai.

Guarda qui:

https://video.repubblica.it/cronaca/i-tre-uccelli-tornano-a-sant-ivo-alla-sapienza-cosi-occupammo-la-cupola-e-scoppio-il-68/297550/298168


10 ottobre 2020

Monete antiche in archivio. Un dono del numismatico V. Capobianchi.

V. Capobianchi
Roma, 1836 – ivi, 1928
L'Archivio di Stato di Roma possedeva fino al 1983 una raccolta di monete antiche, databili dall'età romana fino al XX secolo.
L'origine di questa raccolta era dovuta ad alcuni doni fatti dal numismatico Vincenzo Capobianchi nel 1885. Egli donò 82 monete, di cui 55 d'argento e le restanti di "lega" circolanti a Roma nei secoli XI-XV. A cui aggiunse un anno dopo altre 12 monete e infine nel 1888 un altro esemplare. In tutto quindi 95 monete.
Capobianchi si premurò anche di fare una descrizione della raccolta, che avrebbe dovuto portare il suo nome. 
Lo scopo di questi doni era quello di dotare la Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica di Roma (1) di materiale didattico da utilizzare per le lezioni di numismatica, previste all'epoca nell'ordine di studi di queste scuole.
Addirittura il numismatico fu ringraziato pubblicamente con una nota pubblicata sulla gazzetta ufficiale del 18 agosto 1885.

CESSIONE DELLA RACCOLTA. Circa cento anni dopo, nel 1983, tutte le monete possedute dall'Archivio di Stato di Roma furono cedute dalla Direzione dell'Archivio al Gabinetto numismatico Romano, oggi Medagliere del Museo Romano di Palazzo Massimo. 
Fino al 1969 le notizie sulla consistenza di questo piccolo tesoro sono nebulose.  In questo anno invece fu pubblicato un catalogo descrittivo di tutte queste monete possedute dall'Archivio di Stato.

La collezione risultava incrementata217 esemplari di monete, di cui però non è possibile rintracciare le modalità, con cui le altre monete sono arrivate in Archivio. Acquisti, doni, ritrovamenti?  Le relazioni annuali stese dai direttori dell'Archivio non chiariscono nulla in merito.

CAMBIO DI ROTTA. Il trasferimento fu dovuto al cambiato clima culturale  che ha investito i beni culturali dal 1975 con la creazione del Ministero per i Beni e le attività culturali ( aggiunto anche per il Turismo)organismo destinato alla tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, archeologici, storici, artistici, archivistici e librari, con la conseguente possibilità di stretta collaborazione e di massima specializzazione dei molti istituti che ne fanno parte. 
Inoltre le lezioni di numismatica negli anni 1982/83 venivano svolte da funzionari del Dipartimento Numismatico presso la Soprintendenza Archeologica di Roma, che disponeva di una buona attrezzatura didattica.

Non va poi tralasciata il pericolo di furti, che spesso riguardano proprio questi oggetti, a causa della loro dimensione ridotta. Quindi anche questa motivazione può aver contribuito alla cessione.

LE MONETE.   Il nucleo principale è formato da quelle coniate a Roma, mentre altre sono coniate in zecche di quasi tutte le regioni d'Italia. Mediocre il loro stato di conservazione e modesto il loro valore nominale. 
Si tratta di monete molto comuni, in cui spiccano alcuni denari del X e XI secolo, i provisini della Sciampagna, provenienti alla reverenda Camera Apostolica dalle Crociate, alcuni grossi e mezzi grossi del Senato romano, un grazioso fiorino di Firenze, e un bel saluto d'argento di Carlo d'Angiò e un carlino dell'antipapa Clemente VII coniato ad Avignone. Poi anche tre monete spagnole ritrovate dentro un manoscritto catalano del secolo XV. 
Le monete sono quasi tutte di rame, parecchie di mistura cioè fatte con una lega contenente più rame che argento. Sono presenti monete d'argento, e infine anche un ducato (o fiorini) d'oro.
VINCENZO CAPOBIANCHI. (Roma, 1836 – Roma, 1928)  è stato un pittore e numismatico 
italiano. Come pittore era noto per dipingere scene realistiche di stile neo-pompeianoHa anche scritto diversi testi sulle monetazioni italiane.
È morto a 92 anni a Roma all'ospedale San Giovanni Calabita, e risulta registrato nei registri di Stato Civile del 1928 che  Il Portale degli ANTENATI mette a disposizione. Si tratta dello stato civile postunitario del Tribunale di Roma (registrazioni di nascita, matrimonio, morte, cittadinanza) dal 1871 al 1929, fondo non più consultabile in originale perché andato distrutto.
LE CARTE D'ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. CFR. Morena, Marina , Monete, archivi e musei : appunti su una raccolta numismatica già dell'Archivio di Stato di Roma - In Annali della Pontificia insigne accademia di belle arti e lettere dei virtuosi al Pantheon . - 13 (2013), p. 469-474 ill.; per il Catalogo cfr. Vera Spagnuolo, Una raccolta di monete nell'archivio di stato di Roma, in Rassegna degli archivi di Stato, a. XXIX, 1969, 2,  p. 412e segg.
Vedi anche Numismatica e ricerche nell'Archivio di Stato di Roma di Marina Morena 
[clicca qui ]
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(1) Si tratta di discipline complementari che vengono stabilite annualmente, anche in base ad esigenze espresse dagli allievi.  In linea di massima, comprendono discipline quali l’Araldica, la Sfragistica, la Sigillografia, la Metrologia, la Cronologia, la Numismatica, la Codicologia, la Bibliografia e la Biblioteconomia. A queste si aggiungono discipline tecniche di tipo informatico o comunque legate alle nuove tecnologie.


26 gennaio 2019

1526, Descriptio Urbis - il primo censimento della popolazione di Roma


Nel 1526, pochi mesi prima del terribile episodio passato alla storia come Sacco di Roma, avvenuto il 6 maggio 1527,  fu compilato un documento importantissimo e raro per conoscere Roma e i suoi abitanti un censimento, redatto sotto il pontificato di Clemente VII (1523-1534), che probabilemnte aveva scopi fiscali.

IL CENSIMENTO DEL 1526. La Descriptio Urbis o censimento della popolazione di Roma è un documento fondamentale per la storia di Roma all’inizio dell’evo moderno. 
Raro perchè è il primo documento, dall’antichità, che offre un panorama complessivo della popolazione romana, redatto un anno prima dell’arrivo dei lanzichenecchi di Carlo V, che la metteranno a ferro e fuoco.
Il manoscritto offre preziose informazioni  sui singoli individui,  sui lavori che assicuravano ai romani i mezzi di sostentamento, sulla suddivisione degli abitanti nei vari rioni, sul luogo di nascita degli immigrati che costituivano una larga parte della popolazione. 
Va sempre considerato poi, quando parliamo della città sede del papato,  che oltre ai suoi abitanti, Roma aveva, ieri come oggi, sempre attirato una moltitudine di gente straniera e non. 
E Roma, poco prima di questo tragico avvenimento (1527), raggiungeva le 55.000 unità, prevalentemente composti da colonie provenienti da varie città italiane, a maggioranza fiorentina.
L'improvviso affollamento causato dalle decine di migliaia di lanzichenecchi aggravò pesantemente la situazione igienica, favorendo oltre misura il diffondersi di malattie contagiose che decimarono tanto la popolazione, quanto gli occupanti.
Alla fine di quell'anno tremendo, la cittadinanza di Roma fu ridotta quasi alla metà dalle circa 20.000 morti causate dalle violenze o dalle malattie.
STORIA DEL MANOSCRITTO. La "Descriptio Urbis o Censimento della popolazione di Roma avanti il sacco borbonicorisalente ai sec. XVIII-XIX  fu pubblicato  da Domenico Gnoli (1), Roma 1894, in "Archivio della Società Romana di Storia Patria", XVII, pp. 375-520. 
Il manoscritto è conservato oggi presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma, e contiene  descrizione e notizie  di mano di Aldo Gnoli, da cui è stato acquistato nel 1944.
Aldo Gnoli fu studioso di cose romane per eredità familiare, in quanto nipote del celebre Domenico Gnoli, fu anzitutto attento studioso del Belli e poeta egli stesso. Si dedicò poi alla cura dei lavori lasciati incompiuti o inediti dal nonno. 
 
LETTERATI E ERUDITI A ROMA NELL'OTTOCENTO. Questi particolari ci riportano al clima di erudizione della Roma dell'Ottocento. 
Il censimento lo conoscevano in pochi, anche perchè pochissime erano le copie  in circolazione. 
Nell'Archivio della società Romana di Storia Patria, l'articolo a firma di Domenico Gnoli, (Roma1838Roma915)  poetastorico e bibliotecario italiano, cui si deve la pubblicazione del censimento (1), riferisce addirittura l'esistenza di solo due copie. 
E una di queste era presso un archivista, in servizio all'epoca presso l'Archivio di Stato di Roma.
Si trattava di Costantino Corvisieri (Roma1822 – Roma11 dicembre 1898), storico, archeologo, erudito e cultore di studi romani oltrechè capo sezione e poi  primo archivista proprio nell'Archivio Stato di Roma, in servizio dal  1871 al 1898.
Ma non solo! Corvisieri è stato uno dei fondatori, nonché primo presidente della Società romana di storia patria, fondata il 5 dicembre 1876 in casa del barone Pietro Ercole Visconti da un gruppo di studiosi, spinti a questa fondazione dal desiderio di scrivere una nuova storia di Roma, nella quale la visione “municipale” avesse il predominio sulla visione “pontificia”, che fino a quel momento era stata predominante. La prima riunione dei soci fondatori si tenne proprio a casa di Costantino Corvisieri, che in quell’occasione fu eletto presidente. Tra il 1877 e il 1878 uscì il primo numero  dell’«Archivio della Società Romana di storia patria». 
Intanto, due anni dopo nel 1878 fu eletto pontefice Leone XIII, che ben presto aprì agli studiosi di tutto il mondo gli Archivi Vaticani.
La Società all’inizio non ebbe una sede: le riunioni si tennero prima a casa del Presidente, poi, per concessione del principe Chigi, presso la Biblioteca Chigiana, quindi in alcuni locali presso San Carlo in via Quattro Fontane 94 (oggi via Depretis) ed infine il ministro Guido Baccelli assegnò alla Società l’uso di tre stanze annesse alla Biblioteca Vallicelliana
La cura della conservazione e dell’incremento della Vallicelliana fu dallo stesso ministro affidata nel 1883 alla Società, al cui presidente fu concessa l’alta direzione della Biblioteca.

BIOGRAFIA DI COSTANTINO CORVISIERI, ARCHIVISTA PRESSO L'ARCHIVIO DI STATO DI ROMA. Figlio di Alessandro e di Flavia Nardini, Corvisieri era nato a Roma il 19 febbraio 1824 dove morì l’11 novembre 1898. Oltre agli studi in Filosofia, Diritto civile e Canonico, era anche Paleografo e corrispondente storico.
Il 12 novembre 1870, dopo la caduta dello Stato pontificio, Corvisieri fu delegato agli Archivi governativi di Roma per farne la relazione e curarne la conservazione a Roma. 
Il 25 marzo 1871 fu delegato al trasporto e all'ordinamento temporaneo di detti Archivi a Roma. 
Dal 30 dicembre 1871 rivestì il ruolo di capo sezione nell'Archivio di Stato di Roma, e dal 23 dicembre 1875 archivista di II classe. 
Poi il 24 marzo 1881, fu nominato primo archivista di I classe e il 22 novembre 1896 collocato in disponibilità per riduzione di ruolo 
Fu anche cavaliere della Corona d’Italia Consigliere della R. Società Romana di Storia Patria.
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(1) Cgf. D. Gnoli, Description Urbis o censimento della popolazione di Roma avanti il sacco borbonico, sta in 4, in "Archivio della Società Romana di Storia Patria", XVII, Roma 189, pp. 375-520. 

9 maggio 2018

Attraverso il Tevere si riforniva Roma di tutto il necessario. E la Presidenza delle Ripe controllava...

Tevere, porto di Ripa grande
A Roma in passato funziovano due porti fluviali molto importanti per la città: Ripa, che aveva il maggiore traffico di merci, e Ripetta 
Gli unici porti del lontano passato che erano rimasti attivi.  
Il porto di Ripetta  serviva per il commercio con le regioni dell'Umbria e della Toscana e il porto di Ripa Grande, il più importante, che serviva per i collegamenti verso il mare in direzione dei porti di Fiumicino e di Ostia A Ripa venivano scaricati grano, vino, fritta, generi coloniali, mentre Ripetta, più piccolo ma ugualmente importante, si scaricavano: carbone, vino, olio e legna. 
Il porto di Ripetta era adatto per le barche di piccolo tonnellaggio, chiamate barcacce. Queste piccole imbarcazioni servivano al trasporto di legname, del vino e del travertino.  
Mentre al porto di Ripa Grande, davanti al colle Aventino, e a valle del colle Gianicolo,  potevano attraccare velieri anche di notevole stazza, che trasportavano i materiali più disparati, oltre i pellegrini che arrivavano a Roma via mare.
Questo tipo di navigazione ed i porti sul Tevere, rimasero attivi durante il medioevo, l'età moderna e la loro esistenza si concluse dopo l'Unità d'Italia, con l'edificazione dei muraglioni e dei lungotevere.

LA PRESIDENZA DELLE RIPE. Dai primi del '500 all'800, era stata attivata un'istituzione ad hoc, la Presidenza delle Ripe, che aveva il compito di vigilare sulla regolamentazione del traffico fluviale, sempre più intenso. Tramite il fiume infatti si soddisfavano le esigenze primarie e le più diverse richieste del mercato della capitale. 
Porto di Ripetta
Così il Presidente delle ripe, tramite il suo ufficio, assicurava che a Roma arrivassero vivericombustibili, vino e gli altri generi di cui la città necessitava. 
Perchè il sistema funzionasse era indispensabile una buona regolamentazione dell'intenso traffico, che si svolgeva nel porti di Ripa e Ripetta. 
CONTROLLO SUL FIUME. Tramite il controllo e i numerosi editti emanati dal presidente si stabilivano norme per manutenzione delle ripe del fiume, come la rimozione di tronchi , sassi etc che spesso ne impedivano la buona navigazione.

LA NORMATIVA. Tutte le merci trasportate dai barcaioli sul fiume dovevano essere "dichiarate" tramite assegne, una specie di autocertificazioni presentate davanti ai notai di Ripa e Ripetta, che lavoravano per la Presidenza.
Per poter salpare o attraccare dai porti, i proprietari dei vari tipi di barche  doveva infatti ottenere la licenza rilasciata da questo Ufficio. 
Poichè non tutte le imbarcazioni, soprattutto quelle grandi, potevano arrivare fino a Roma e si fermavano a Fiumicino, funzionava anche un servizio di tiro coi bufali, che risaliva il Tevere. 
E anche il tiro dei bufali per le chiatte e le barche, che risalivano il Tevere da Fiumicino e poi i battelli a vapore della marina pontificia rientravano nella giurisdizione della Presidenza delle Ripe. 
Non va dimenticata che la Presidenza, tramite tribunali, aveva anche importanti funzioni giudiziarie. E si può solo immaginare il lavoro di questo organi nel giudicare i contrasti, le liti, gli illeciti che  avevano luogo fra i molti frequentatori del fiume: barcaroli, facchini, proprietari di barche, commercianti di vari generi, sensali....  

Poiché di notte la navigazione si fermava, dovevano esistere delle basi, una sorta di stazioni fluviali,  per la sosta delle imbarcazioni fornite di ormeggi ed istallazioni. Tali strutture erano tutte dotate di un corpo di polizia e di vigili del fuoco, che controllavano le navi, le vigilavano dal pericolo di  incendi e le proteggevano dalle incursioni dei ladri fluviali. 

LA LEGNA. Un commercio molto importante per la città e che ricorre spesso nei documenti conservati nell'archivio della Presidenza delle ripe è quello del legno.
In mancanza di altre fonti alternative, c'era necessità di procurarsi legna sia per gli usi domestici che lavorativi. la legna sia da ardere che da lavoro doveva essere importata.  Come tanti altra merce necessaria alla popolazione, il legname arrivava dal Tevere, che , come detto, costituiva una importante risorsa per la città. E proprio a monte del porto di Ripetta c'era una legnara, dove si scaricava la legna, proprio davanti all'Ospedale San Giacomo degli incurabili. 

LE CARTE E LA BIBLIOGRAFIA. Interessante è l'archivio di questa magistratura cfr. ASRoma, Presidenza delle Ripe (1708-1849).
Vedi C. Nardi,  Il tevere e la città: l'antica Magistratura portuale nel secoli XVI-XIX,  Bonsignori, 1989; inoltre cfr. F. Colzi, Il Tevere ed il commercio del legno a Roma nel XVIII secoloMélanges de l'école française de Rome,  2006.

9 novembre 2017

Le strade di Roma e il Catasto Alessandrino



Nell'accezione comune il catasto è un registro, nel quale si elencano e descrivono i beni immobili, cioè terreni o fabbricati. I dati registrati devono comprendere anche: l'indicazione del luogo e del confine, il nome dei loro possessori e le relative rendite, sulle quali poter calcolare  tasse e imposte. E si perchè lo scopo di ogni catasto è quello di conoscere per tassare.

CATASTO ALESSANDRINO. Se invece prendiamo in esame il catasto Alessandrino, gioiello del prestigioso   patrimonio documentario dell’Archivio di Stato di Roma, sembra piuttosto l’opera di qualche bravo pittore vedutista del 1600, anziché un documento redatto con scopi amministrativi. 
Ebbene la particolarità di questo importante catasto è costituita dalla fascino delle bellissime piante acquerellate che lo compongono, risalenti al 1660-1661, e che furono consegnate all’amministrazione pontificia, in seguito a quanto prescritto dal bando emanato il 31 gennaio 1660 per ordine di Alessandro VII Chigi Barberini e dal presidente e dai maestri delle strade.

In conseguenza  di questa disposizione tutti i proprietari dei terreni, casali, orti (etc) situati fuori dalle mura urbane di Roma dovevano consegnare documentazione attestante i loro possedimenti. 

Quattrocento bellissime piante acquerellate furono quindi consegnate all’amministrazione pontificia, indispensabili per far pagare le tasse da utilizzarsi per la riparazione e manutenzione delle strade consolari, adoperate dai possidenti per raggiungere le loro tenute. 
Via Ostiense 
ASR, Catasto Alessandrino

LE MAPPE. Le circa 400 mappe acquerellate a mano furono raccolte dalla Presidenza delle strade, nel 1660-1661, al fine di ripartire equamente le contribuzioni tra i proprietari delle tenute poste lungo il percorso delle strade consolari che partivano dalle Porte di Roma; e molte sono copie di originali più antichi. 
E dovevano servire proprio per la riparazione e manutenzione delle strade consolari.
Erano conservate rilegate in volumi suddivisi per strada, precedute da piante generali, che tracciano lo sviluppo delle singole strade consolari a partire dalle porte cittadine

STRADE CONSOLARI. Le piante generali riguardano le seg. strade:
-Pianta della strada fuori di porta Salaria e Pianciana, 
-Pianta della via "Lamentana" fuori Porta Pia verso Monte Libretti, Nerola, Poggio S. Lorenzo e Rieti, 
- Strada fuori Porta S. Lorenzo fino "al cavaliere confino di Regno"  
- Strada fuori Porta S. Giovanni verso Marino, Velletri, Sermoneta "sino alle      Case Nove"  
- Sviluppo della strada fuori Porta S. Giovanni verso Grottaferrata,  Valmontone, Montefortino, Segni, Anagni fino a Ferentino di Campagna  
- Sviluppo della strada che da Prima Porta va in Sabina e a Fiano  
- Sviluppo della strada Flaminia fuori porta del Popolo 
- Sviluppo della strada fuori di Porta del Popolo da Roma sino a Viterbo (per
caccia al cervo con cani e cacciatori
a piedi e a cavallo armati di fucili
ASR, Catasto Alessandrino
Sutri e per Ronciglione)
Sviluppo delle strade Prenestina e Casilina fuori Porta Maggiore e fuori Porta S. Giovanni  
- Sviluppo della strada che da Porta S. Pancrazio "passa per la Pisana e arriva a Maccarese" (incrocio con la strada di Porto a Ponte galera e con la strada di Civitavecchia al ponte de' Tre Denari) 
- Sviluppo della via Ostiense da Porta S. Paolo fino a Ostia e della via verso Ardea fino a S. Procula.
- Sviluppo della strada fuori Porta Angelica e Castello verso la Croce di Monte Mario fino all'incrocio con la strada proveniente da Porta del Popolo verso Viterbo, e delle strade verso Ponte Molle e altre strade "trasversali" dette Valle dell'Inferno e Balduina fino ai fossi della Sposata, Balduina e Capo a Prati  
- Sviluppo della strada fuori Porta S. Sebastiano e Latina fino a Nettuno (con diramazione verso tor di Mezzavia e Frattocchie).

CHE COSA DESCRIVONO LE MAPPE. Interessante è la ricchezza di particolari  inseriti in queste mappe, disegnati con somma maestria. 
ASR, Catasto Alessandrino- particolare
della trebbiatura
Questi dettagli riguardano prima di tutto gli edifici situati lungo il percorso delle strade consolari e nelle tenute (case, palazzi, torri, ruderi, borghi, osterie, chiese, castelli, capanni per agricoltori e per i pastori, ferriere,  fontanili, grotte e anticaglie, magazzini, capanne di pescatori, etc). 

Ci sono poi dettagli interessanti sulle attività collegate alla vita economica della Campagna romana: l' aratura, la trebbiatura, la mietitura, la sarchiatura, pascoli, la pesca, la caccia.
In alcuni  disegni conosciamo anche gli animali che popolano queste zone: capre, pecore, cinghiali, lepri, buoi, uccelli di vario tipo, pesci, cervi  e la vegetazione (boschi, arboreti, stagni, macchie, pagliai, vigne, canneto, pantano).

donna con covone
ASR, Catato Alessandrino
Altri particolari riguardano poi gli esseri umani e alcune loro attività: donne al lavoro, scene di pastorizia, viaggiatori con carrozza e portantine, caccia con fucile a volatili e a cervi,  viandanti incappucciati, pastori, cacciatoridiligenze al galoppo con passeggeri e scorta armata, contadini con fascine sul capo,  scene di agrimensori al lavoropascoli con pastori e capre, caccia con fucile e bastoni a lupi che assalgono un asino e un agnello, trasporto con asini da soma, pastori che bevono dalla borraccia.

Le 400 mappe del catasto Alessandrino, conservate presso l'Archivio di Stato di Roma sono state digitalizzate  e sono consultabili collegandosi all'indirizzo che segue...  
clicca qui >>

LE PORTE DI ROMA. Accanto alle piante delle vie consolari e delle "
vigne, canneti, horti, pediche, casali o terreni" situati fuori delle mura urbane - in quella parte del territorio dell'Agro Romano che corrisponde all'incirca all'area dell'attuale Comune di Roma - si possono trovare anche i disegni delle splendide porte di Roma.
Ecco l’elenco delle porte inserite nel catasto Alessandrino:

porta Cavalleggeri (prospetto interno e esterno)
ASR, Catasto Alessandrino
Porta del popolo
porta del Popolo (prospetto interno)
porta del Popolo (prospetto esterno)
porta Latina(interno)
porta Latina (esterno)
porta Maggiore
porta Pia verso Roma
porta Pia verso S. Agnese
porta Portese (prospetto interno e esterno)
porta Salaria e Pinciana ( prospetto interno e esterno)
porta San Giovanni di dentro e porta S.Giovanni di fuori
porta San Lorenzo (prospetto interno)
porta San Paolo ( prospetto interno e esterno)
porta San Sebastiano (prospetto esterno)
porta San Sebastiano (prospetto interno)
prospetto della Porta S.Pancrazio (esterno)
prospetto della Porta S.Pancrazio (interno)