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1 dicembre 2020

Fontane e fontanelle a Roma


Andare in giro per Roma permette di ammirare le belle scenografie delle sue piazze, create soprattutto grazie alle molteplici fontane, quelle storiche, le più belle. 
Ed è vederle quasi sempre segnate dal tempo, ma non solo... incuria e abbandono, atti vandalici e furti, sbagliate scelte urbanistiche e inquinamento atmosferico sono i nemici sempre in agguato del nostro patrimonio culturale. 
Dal Rinascimento Roma conosce una grande stagione di fioritura artistica che, grazie al mecenatismo papale, arricchisce le sue piazze di numerose e pregiatissime fontane pubbliche.

Nella Roma città d’acque, le fontane costituiscono una caratteristica architettonica peculiare. Sono  anche celebrazione del potere dei papi, che le fanno costruire, a testimonianza della loro sollecitudine sociale nei confronti della popolazione.
La presenza dell'acqua, oggi come nel passato, è un elemento fondamentale per consentire l'insediamento della popolazione e lo sviluppo delle civiltà. Grande è stata quindi fin dall’antichità l’importanza data allo sfruttamento delle risorse idriche del territorio di Roma, così come tecnologicamente avanzate sono state le maggiori realizzazioni fatte dagli ingegneri idraulici romani, di cui gli acquedotti costituiscono un esempio straordinario.
Esigenze di risanamento, rinascita e espansione della città eterna indirizzano l’azione politica dei pontefici del Rinascimento, che grazie all'attenzione verso la costruzione di infrastrutture e  di opere pubbliche mostrano un concreto impegno per migliorare le condizioni di vita della gente, sullo sfondo la riqualificazione urbana della città.
ASR, Disegni di Carlo Marchionni

RIPRISTINO DEGLI ACQUEDOTTI. Nel ‘400 soltanto l’area di Campo Marzio, non a caso la più popolata, gode di una posizione privilegiata grazie ad alcune acque sorgive e a quello che rimane dell’antico acquedotto Vergine, ripristinato per volere di Niccolò V (1447- 1455). Nel ‘500 ha inizio un’intensa opera di restauro degli acquedotti preesistenti di epoca romana e di realizzazione di nuovi impianti, insieme a un’altrettanto intensa opera di progettazione e costruzione di fontane.

LE FONTANE. Alimentate dall’acquedotto Vergine, che scorreva interamente interrato e per questo si era salvato dalle incursioni barbariche, a partire dal 1572 si costruiscono : la fontana di piazza del Popolo, quella di piazza Colonna, quella delle tartarughe a piazza Mattei, quella di piazza della Rotonda, tutte progettate da Giacomo della Porta, la Barcaccia a piazza di Spagna, le due laterali di piazza Navona, quella di piazza S. Marco e di piazza Campo dei fiori… Segue, dopo il 1585, la costruzione dell’acquedotto Felice, cosìddetto dal nome di battesimo del cosidetto "papa tosto" Sisto V (1521 –1590) ideatore di questo imponente progetto. Arrivava a Roma presso la porta Tiburtina, terminando con la spettacolare Fontana del Mosè, oggi visibile in piazza San Bernardo. Parallelamente vengono costruite anche straordinarie fontane:
Vitruvio, acquedotto
la fontana dei Dioscuri al Quirinale (Fontana a monte cavallo), le Quattro fontane (Fontana del principe di Paletrina), le fontane del Campidoglio,
per citarne solo alcune. Ancora nel ‘600 prosegue la costruzione di altre fontane alimentate da entrambe le acque. Si completa quindi a partire dal 1611 il rifacimento dell’ ex acquedotto Traiano, che prende il nome di Paolo dal pontefice Paolo V (1552-1621), e che vi fa costruire la solenne mostra a ricordo del progetto realizzato sotto il suo pontificato, da cui l’acqua Paola sgorga generosa al Gianicolo, oltre ad altre fontane.

La fontana tra la fine del ‘500 e il ‘600 si comincia a delineare come un elemento urbano fortemente aggregante, come centro visivo e auditivo degli spazi circostanti. Questi spazi intorno alla fontana sono spesso occupati dal mercato, dalle botteghe che si aprono intorno, dai banchi mobili di venditori ambulanti. Per la piazza occupata dal mercato l’unico chiaro elemento di riferimento è proprio lei, intorno a cui si organizzano le strutture, ancora provvisorie, dei banchi di vendita.
Ai grandi monumenti d’acqua, si aggiungono spesso al lato i fontanili per abbeverare gli animali o le basse vasche circolari per il lavaggio delle merce. Ricordiamo alcune delle piazze-mercato più importanti, tutte servite da una o più fontane : piazza Navona, piazza Campo  di fiori, piazza del Pantheon…
Roma sparita, Abberatorio

Le fontane e le strutture degli acquedotti richiedevano particolari e costanti cure da parte degli amministratori della città per le sollecitazioni continue e il degrado provocato dagli usi, spesso illeciti, che ne faceva il popolo. Molta della vita cittadina infatti si svolgeva per le strade e nelle piazze, spesso occupate da capanne, botteghette, mercati e percorse, con elevato rischio per tutti i tipi di costruzioni e per l’incolumità dei pedoni da carrozze, calessi, carette, carri e cavalli.


LE CARTE D'ARCHIVIO. Presso l'Archivio di Stato di Roma è conservato il fondo della Presidenza degli acquedotti urbani, che però contiene documentazione a partire dal secolo XVII. Per questo periodo così antico sono molto utili gli antichi Statuti della città di Roma.
Questo post è tratto dalla pubblicazione, con allegato dvd: "L'acqua e la città. Il ritorno dell'acqua a Roma fra '500 e '600" di Marina Morena, con la collaborazione di Antonio Montosi, Roma, Gangemi Editore, 2007.(Pubblicato con il contributo di ACEA spa) . Online qui: [...]  
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*Per lungo tempo per sopperire al bisogno di acqua, si era fatto ricorso ai pozzi e soprattutto all’acqua del Tevere, che acquaioli vendevano in giro per la città.
L’acqua del fiume per secoli era stata erroneamente ritenuta salubre e igienicamente pura.

13 luglio 2019

Incendio della Basilica di San Paolo nel 1823. Leone XII avvia la ricostruzione.


Nella notte fra il 15 e il 16 luglio 1823 un incendio distrusse la basilica di San Paolo, mandando in fumo quattordici secoli di storia. La chiesa era infatti sorta per volere di Costantino sulla tomba di S. Paolo di Tarso, ed era stata consacrata in tempi lontani, il 18 novembre 324.

LE CRONACHE DEL TEMPO. Come fonte per l'incendio e la successiva ricostruzione della chiesa abbiamo  la “Collezione degli articoli pubblicati del diario di Roma relativi alla nuova fabbrica della basilica di San Paolo” (Rev. Cam. Apost., 1845), una sorta di bollettino in cui vengono riportate tutte le cronache relative alla basilica, dal luglio 1823 al mese di dicembre del 1845. 

L'INCENDIO. Si comincia il giorno seguente l’incendio, mercoledì 16 luglio, quando in un primo articolo viene semplicemente data notizia dell’incidente, attribuendo l'evento all'imperizia di due stagnari che stavano riparando il tetto. Le notizie continuano seguendo questa linea. In sostanza non interessava scoprire se la causa dell'incendio fosse dolosa o altra, ma piuttosto ci si accontentò di una spiegazione rassicurante. Venne tirata in ballo anche una punizione divina. Insomma il popolo credette che stava per finire lo Stato pontificio, tanta era l'importanza che per la cristianità rivestiva la santa basilica.
La cavalleria del corpo dei pompieri arrivò con troppo ritardo e i pochi spettatori, compreso i preti del monastero (tutti tratti in salvo) e i contadini del circondario, videro pezzo per pezzo crollare la basilica, senza poter far nulla.
Nell'ultimo articolo del 1823 si ricorda la visita del neo eletto papa Leone XII, successore di Pio VII (Luigi Chiaramonti), che era morto il 20 agosto in seguito ad una caduta che complicò le già critiche condizioni di salute. Proprio quest’ultimo pontefice si era formato nell’ordine benedettino dell’abbazia di San Paolo ma non poté occuparsi della sua amata basilica e, forse, di quella sciagurata tragedia non ne venne mai informato.



RICOSTRUZIONE DELLA BASILICA. Dopo un incendio così rovinoso, doveva seguire la costruzione di un edificio che, per dimensione, è secondo solo a San Pietro, e i cui lavori di ristrutturazione terminarono solo nel 1928, alla vigilia dei Patti Lateranensi.
La distruzione della basilica di via Ostiense risvegliò un vero e proprio interesse storico, archeologico e urbanistico.  Si inserirono nel dibattito relativo alla sua ricostruzione  molti studiosi, come Carlo Fèa, archeologo e collezionista d'arte, e lo scrittore francese Stendhal, che colsero l’occasione per ripercorrere la storia del vecchio monastero e, soprattutto, si inserirono nel dibattito sulla sua imminente riedificazione.

LEONE XII E L'AVVIO DEI LAVORI. La ricostruzione di questa basilica vide  impegnato il neo-papa Leone XII (Annibale della Genga, 1823-1829). 
Anzi costituì la più grande opera avviata dal pontefice marchigiano. Solo avviata perchè per la sua conclusione ci sarebbero voluti oltre cento anni!!

Si trattò infatti dell'ultima grande impresa pubblica della Roma papale e coinvolse tre diversi pontificati - Leone XII (1823-1829), Gregorio XVI (18311846) e Pio IX (1846-1878) - in un’impresa straordinaria obbligata dall’emergenza.
Fu Leone XII ad iniziare tale impresa, annunciando, nel corso dell'anno santo del 1825, il programma di ricostruzione con una serie di provvedimenti legislativi che stabilirono le modalità finanziarie, amministrative e architettoniche della nuova opera. 
Per partecipare concretamente al finanziamento di un'opera che riguardava l'intera cristianità  (enciclica del 25 gennaio 1825) venne chiamata a collaborare anche l'Europa cattolica, in quanto dalla fine del Settecento lo Stato pontificio era fortemente impoverito.
Il papa istituì anche una Commissione speciale (26 marzo 1825), guidata dal segretario di Stato, per decidere sull’andamento del cantiere, sulla scelta degli architetti e sulla ortodossia dei progetti che, con la consulenza dell’Accademia di San Luca, che dovevano attenersi alle raccomandazioni del Chirografo papale (18 settembre 1825). 

LAVORO PER GLI INDIGENTI. La nuova basilica avrebbe inoltre costituito un'occasione d'oro per far lavorare i tanti indigenti, che in quel periodo si riversavano dalla campagna in città.  Dopo il periodo francese, infatti si era registrato un aumento della popolazione, accompagnato però da un generale povertà delle masse che vivevano nella campagne. La carestia degli anni 1816-17 in Europa aveva complicatola situazione!
Questi massa di nullatenenti per sfamasi si riversavano tutti a Roma, costituendo un pericolo anche per l'ordine pubblico. Problema molto sentito dai pontefici.
Anche Leone XII non fu da meno. Appena eletto si occupò di  carceri, di ospedali, di ricoveri  con visite e provvedimenti ad hoc.
E la ricostruzione della basilica poteva essere un'occasione per risolvere questi problemi! Il papa accolse così il suggerimento di occupare queste braccia di lavoro nei primi lavori generici e più pesanti di demolizione, di facchinaggio e di trasporto di materiali. Si proseguì poi con viabilità, canalizzazione delle acque, demolizione delle parti pericolanti, trasporto dei materiali sulle strade e lungo il Tevere
Il cantiere era periferico, vicino al Tevere e ciò permetteva un maggiore controllo su questa massa di indigenti e anche sui forzati impiegati. 

LE FONTI E LA BIBLIOGRAFIA.
Le carte d’archivio documentano soprattutto attraverso le cifre della contabilità i dettagli della gestione della manodopera. Cfr, ASRm, Commissione speciale deputata per la riedificazione della Basilica di S. PaoloASRm, Presidenza delle strade, Lavori stradali in Agro romano e ComarcaASRm, Computisteria generale della Reverenda Camera Apostolica, Archivio posizioni.
Per la bibliografia Cfr. Collezione degli articoli pubblicati del diario di Roma relativi alla nuova fabbrica della basilica di San Paolo” (Rev. Cam. Apost., 1845)
Carlo Fèa inAneddoti sulla basilica Ostiense di San Paolo” (1825), 
CFR: 1823. L'incendio della Basilica di San Paolo. Leone XII e l'avvio della ricostruzione, a cura di I. Fiumi Sermattei, num. mon. "Quaderni del Consiglio Regionale delle Marche", anno XVI, n. 128, luglio 2013, pp. 41-78.
Cfr. M.Calzolari, Leone XII e la ricostruzione della basilica di San Paolo fuori le mura sta in : Il pontificato di Leone XII Restaurazione e riforme nel governo della Chiesa e dello Stato, Atti del convegno, Genga, 1 ottobre 2011, pp-86-106.

11 marzo 2013

Restyling di strade e piazze romane. Nel '500 nasce la Presidenza delle strade.


Piazza san Pietro in una stampa del Seicento
A Roma attualmente è una vera e propria emergenza per le piazze e le strade: buche, avvallamenti, asfalto rovinato etc. creano moltissimi problemi alla circolazione. 
A differenza di quel che accade oggi, le piazze e le strade nei secoli passati erano destinate ai cittadini piuttosto che alla circolazione di vetture e dei mezzi di trasporto.
Per la Roma dei secoli passati, questa situazione è raccontata dai tanti bandi e dagli editti emanati dal Tribunale delle strade, antica magistratura pontificia..
E con il passare del tempo i vari problemi erano destinati ad aggravarsi ... e perciò, a partire dal 600, negli stessi bandi si può trovare già la preoccupazione che le belle piazze romane e le strade non divengano un abituale posteggio per i tanti e diversi veicoli con ruote che,  cominciavano a circolare per Roma carichi di merci e talvolta di persone...

LA PRESIDENZA DELLE STRADE. Nella Roma che sta crescendo per diventare la città  capitale del papa e della chiesa universale, i pontefici sentono sempre di più  la necessità di poter contare su una struttura che controlli il territorio urbano e risolva i problemi del vivere quotidiano: strade e piazze pulite e accessibili, nettezza urbana regolamentata, denuncia degli abusi edilizi  etc...*
E così dalla metà del '500, comincia a rendersi operativa in tal senso la magistratura delle strade, che riceve una sistemazione normativa ed organizzativa più o meno definitive solo sotto il pontificato di Innocenzo XII (1691-1770), con la bolla « Sacerdotalis et Regiae Urbis» del 28 novembre 1692.

3 giugno 2008

Nuove tasse per ripristinare l’acquedotto Vergine. Esiti della ricerca nelle carte d'archivio.


percorsi acquedotti romani

Roma nella 1^ metà del sec.XVI offriva un aspetto miserando…la popolazione doveva per lo più accontentarsi dell’acqua delle cisterne e del Tevere, che gli aquaroli, organizzati in corporazioni (gli acquerenari) vendevano ogni giorno in tutta la città. Andavano a prenderla a monte, oltre Ripetta, perché fosse relativamente pulita; ma la lasciavano riposare per 5 o sei giorni. Fu il pontefice Pio IV (1559-1565) a interessarsi nuovamente dell'acqua di Trevi.

22 ottobre 2007

Vigilare sull'edilizia a Roma nel '400 .I Maestri di edifici e strade.


Verso la fine del Rinascimento Roma rimaneva – nonostante alcune recenti innovazioni edilizie e prestigiose costruzioni - sostanzialmente una città caotica d’aspetto medioevale. 
Proprio tra la seconda metà del ’400 e il ‘500 si attua, grazie alla volontà di alcuni pontefici e alla legislazione emanata per regolamentare i lavori pubblici, un indirizzo politico teso a diminuire l'interesse di privati a favore di una maggiore utilità pubblica. 

MAESTRI DI STRADE E EDIFICI. A tale scopo si precisano e sostanzialmente si rafforzano le funzioni  dei Maestri delle strade e di edifici. 
Questa magistratura era stata istituita dal comune capitolino in periodo medioevale proprio per dirimere le questioni collegate al disordinato sviluppo urbanistico di Roma, che avveniva senza regole ed era troppo legato ad interessi privati.
I Magistri sono già attivi a Roma dai secoli XIII e XIV. Il loro operato ci riporta ad una Roma particolarmente caotica e litigiosa, dove si litiga spesso per problemi collegati a confini, alle mura, agli scoli e ai deflussi delle acque. 
E così, in quest'epoca, l'attività prevalente dei Magistri è proprio quella di giudici nel dirimere tutte queste controversie. A ciò si aggiunge anche una facoltà ispettiva sulla viabilità e nettezza urbana di Roma.
I pontefici comunque si appoggiano a questa magistratura, a cui progressivamente verrà attribuito un ruolo decisivo nello sgombrare la città dall'invadenza dell'abusivismo privato.  
La storia collegata  alla politica urbanistica di Roma è un intricato intreccio di  provvedimenti pro e contro questi magistrati, sia per porre rimedio alla   inadempienza  e negligenza spesso dimostrata nello svolgimento dei loro incarichi, sia per questioni attinenti alle volere dei pontefici.  
Il percorso lungo e travagliato iniziato all'epoca di Martino V,  si completa solo  nel corso del '400 prima con Niccolo V (1447-55)  e poi con Sisto IV (1471-1484) quando i Maestri di edifici e  strade entrano definitivamente a far parte dell'organigramma  delle magistrature dipendenti dall' autorità pontificia. 
In quanto tali gli vengono riconosciuti compiti e responsabilità, e vengono dotati di strumenti idonei a perseguire la volontà pontificia.

LE LICENZE EDILIZIE. Ma ancora più importante è il controllo e la gestione del suolo pubblico tramite la concessione di licenze edilizie, che rappresentano un ruolo chiave nella risistemazione urbana di Roma. 
E il '400  è un momento d'oro per l'edilizia pubblica e privata! 
Da un lato c'è il papato che, dopo l'esilio avignonese,  vuole riprogettare la città sede dell'autorità pontificia e simbolo della cristianità, dall'altro un nucleo di privati che, approfittando delle poche regole stabilite fino a quel momento per ottenere concessioni di suolo pubblico, si erano dedicati con profitto agli investimenti immobiliari.

Non a caso proprio le licenze edilizie e i pemessi di costruzione sul suolo pubblico diventeranno un valido strumento in mano ai pontefici per controllare lo sviluppo urbanistico di Roma. E così le licenze diventano terreno di scontro fra il papato e i Magistri. Magistri proprio su questo campo combatteranno una dura battaglia per difendere questa loro importante prerogativa anche nel secolo successivo. In pochi decenni infatti i Magistri verranno espropriati di questa facoltà a favore prima del  Camerlengo  e solo successivamente del Presidente delle strade.
Creato per affiancare il Camerlengo nelle decisioni più importanti, quali proprio la concessione di suolo pubblico, il presidente all'inizio si sovrappone ai Magistri. Fino ad arrivare al '600, quando i maestri delle strade dovettero cedere  la direzione del settore al presidente.

GLI STATUTI DEI MAGISTRI. Come testimonianza di  tutte le funzioni attribuite ai maestri di strade  si possono leggere gli statuti (1410 e 1452).  
Si tratta di raccolte delle norme fondamentali, che delineano le loro funzioni, che si accrescono nel tempo.  Come esempio valga la gestione, il controllo e le riparazioni del corso delle acque e i problemi ad esse correlati, che insieme al controllo del corso del fiume e alle riparazione dei sistemi fognari entrano nella loro sfera di azione.

LE CARTE D'ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. Poca è la documentazione per i Magistri..Presso l' Archivio storico capitolino, sono conservati alcuni registri di licenze dei Magistri realtivi al 1586-89 e 1602-34. Alcune testimonianze sono nella  documentazione  statutaria emanata nel secoli XIV- XV e in alcune bolle pontificie cfr. C. SCACCIA SCARAFONI, L’antico statuto dei “magistri stratarum” e altri documenti relativi a quella magistratura, in in «Archivio della Società romana di storia patria», n. 50, fasc. III-IV (1927), pp. 239-308. 
Per il '400 e '500 , l'archivio della Presidenza delle strade è lacunoso,  la documentazione inizia ad avere consistenza dagli anni sessanta del '500. In questo periodo, comincia a formarsi la documentazione dell'importante archivio dei Notai di acque e strade (vedi sotto), e quella delle lettere patenti, conservate, nell'Archivio di Stato di Roma, nella Presidenza delle strade.  Si tratta di una ricca serie di licenze edilizie  e permessi di costruzione sul suolo pubblico rilasciate dai Magistri: le cosìdette lettere patenti, , che con poche lacune , registrano il lavoro svolto a Roma da questa magistratura  per il periodo tra seicento, settecento fino al 1833, con qualche lacuna.

Vedi anche :   O. Verdi, Maestri di edifici e strade a Roma nel secolo XV, Roma nel Rinascimento, 1997.
Interessante è poi l'enciclopedia Treccani dei Papi alla pagina : http://www.treccani.it/enciclopedia/martino-v-papa/
Per i Notai che rogavano a Roma  segnaliamo la recente pubblicazione In presentia mei notarii, piante e disegni nei protocolli dei notai capitolini (1605-1875) a cura di Orietta Verdi.
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[Immagini: N. 1 . Pietro del Massaio, Pianta di Roma, 1472]
Immagini .N.2 Roma nel rinascimento]

20 ottobre 2007

Il degrado di Roma al tempo di Martino V(1417-1431)


Piazza del Campidoglio
L'elezione del pontefice Martino V (1417-1431)  mette fine allo Scisma d'Occidente (1378 - 1417), periodo in cui Roma fu abbandonata alla lotta fra le diverse fazioni interne e la corte pontificia trasferita ad Avignone. 

IL RITORNO DEL PAPA A ROMA. Dopo un lungo periodo in cui lo Stato della Chiesa era sfuggito quasi completamente alla sovranità pontificia, il pontefice Martino V si appresta  a tornare  a Roma nel 1420  e vuole portare la città all'antico fasto, visto la stato di degrado e le misere condizioni in cui la città si trovava dal secolo precedente.  
Roma si presenta a Martino V in un grave stato di abbandono, con alti tassi di delinquenza comune, e priva delle infrastrutture fondamentali e necessarie alla convivenza civile.
Il papa vorrebbe iniziare subito una intensa attività di ricostruzione e abbellimento della città, che avrebbe aumentato il prestigio del suo pontificato. Ma , come al solito, mancano i soldi..così 

nel 1423 viene indetto un giubileo per le ricche offerte che questo avrebbe comportato. 
Naturalmente i cambiamenti da lui proposti non erano ben visti, in quanto a Roma erano ancora attivi forti particolarismi e autonomie (oggi si chiamerebbero lobby) legati a gruppi di potere costituiti da potenti famiglie romane. Il papa stesso apparteneva ad una  una delle più antiche e importanti famiglie patrizie di Roma: i Colonna .
NUOVI PROGETTI PER ROMA. Marino V sente,  come prioritario per il potere centrale, la necessità di imporre nuove regole e si dimostra portatore anche di nuove  esigenze,  che riguardano l'urbanistica della città, fino a quel momento ferma al valore della conservazione, imposto negli anni precedenti dall'amministrazione del Comune romano. 

Da ora in poi le nuove parole d'ordine saranno per lui ed i suoi successori: “ornare” e  “abbellire Roma  con piazze e strade più grandi, ma anche con edifici “decorosi” per poter realizzare un grande progetto : quello di ricostruire Roma, in modo che la città potesse essere diventare partecipe del sistema politico italiano ed europeo che si stava creando. Martino V fu il primo papa ad occuparsi di un rilancio di Roma anche in termini monumentali e artistici. Nel frattempo la città aveva iniziato ad essere un polo di attrazione per artisti desiderosi di studiare e confrontarsi con la tradizione classica delle sue rovine.


Roma nel 1493
DEGRADO DI ROMA. Forte della riconquistata posizione centrale del papato, Martino V decide che è giunto il momento di di far sentire a tutti  la sua voce.
Come?  Con l’emanazione nel 1425 della bolla *(vedi nota) pontificia Etsi in cunctarum... con cui denuncia ai suoi contemporanei, senza mezzi termini, il degrado di Roma [..grandem deformitatem seu ruinam potius abhominabilem ... ] **(vedi nota). 
Il degrado era da attribuire, secondo il pontefice, principalmente al disordinato sviluppo urbano di Roma, dove prevalevano gli interessi privati, e  alla grave situazione igienico sanitaria della città, conseguenza dell'attività lavorative di macellai, pescivendoli e conciatori.... 

MAESTRI DI EDIFICI E STRADE. Il pontefice punta il dito anche contro il decadimento del governo comunale,  e sulla latitanza dell'antica e prestigiosa magistratura dei Maestri di edifici e strade. 
Ma chi erano questi Maestri di edifici e strade?  Già attivi nella Roma dal '300, erano ufficiali del governo capitolino, che ormai mal assolvevano ai loro compiti di vigilanza sull' assetto urbano della città. 
Così,  per attuare i suoi obiettivi, il papa  decide di restituire ai Magistri le antiche competenze.
Il loro era infatti un ruolo determinante per la vita di Roma, sia in quanto giudici nelle tante controversie private  in tema di confini, edifici, mura, scoli e deflussi delle acque, che come ispettori sulla viabilità e nettezza urbana. In conseguenza di queste importanti funzioni, i Magistri influivano  anche sulla gestione e controllo dei patrimoni immobiliari.
Roma, il Colosseo nel 1472
I Maestri però, per le vicende che avevano caratterizzato il periodo turbolento, in cui i papi risiedevano ad  ad Avignone,  non si erano dimostrati affatto imparziali, legandosi agli interessi della potente aristocrazia municipale romana(vedi nota).
La situazione subisce quindi un radicale cambiamento a partire da Martino V, il rifondatore dello Stato pontificio.
Dalle parole si passa ai fatti, così Martino V decide di emanare un atto ufficiale [la bolla : Reintegratio antiqui Officii et jurisdictionis Magistrorum viarum urbis eiusque districtus] con cui ribadisce alcune facoltà e poteri, già attribuiti ai Maestri delle strade. 
Non solo, procede senza indugio a nominare lui stesso a questa carica due nobiles viri romani,  senza passare attraverso l’approvazione dei magistrati del Comune romano.
I Maestri diventeranno così lo strumento della politica urbanistica portata avanti e realizzata dai successori Nicolò V(1447-1455) e  Sisto IV (1471-1484),  impegnati anch'essi a ridisegnare la città

Nel tempo seguono vari Statuti con cui si definiscono meglio le loro competenze, fino ad arrivare allo Statuto del 1452, emanato durante il pontificato di Nicolò V,   in cui la nomina dei Maestri, che precedentemente aveva oscillato fra varie autorità comunali, passa invece da questo momento in poi al : …beneplacito de Nostro Signore et de chi fosse per la Sua Santità...
Inizia da quel momento un difficile rapporto con l’autorità pontificia...

LE CARTE D' ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. Alcune testimonianze sulle competenze dei magistri sono nella  documentazione statutaria emanata nel secoli XIV- XV e in alcune bolle pontificie (vedi post precedente). Mentre per i secoli successivi ci si dovrà riferire a quanto conservato nel grande archivio della Presidenza delle strade,  presso l'ASR vai a [...]
Cfr.anche O.Verdi, Maestri di edifici e strade a Roma nel secolo XV, Roma nel Rinascimento, 1997.
Per Martino V vedi anche l'enciclopedia Treccani dei Papi alla pagina : http://www.treccani.it/enciclopedia/martino-v-papa/
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*Bolla = Il termine prende il nome dalla parola latina “bulla”, che significa sigillo, che s’imprimeva sulla ceralacca calda per sigillare i plichi, e stava ad indicare l’autenticità d’un documento pubblico.
**nell’arenga “parte dove viene espressa la motivazione in stile retorico del motivo del rilascio d el documento, per lo più con richiami al dovere pastorale del pontefice oppure ai meriti del destinatario” vedi sito http://asv.vatican.va/).
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[immagine n. 1 Anonimo, Veduta della Piazza del Campidoglio (metà del XVI sec.Musèe du Louvre, Parigi)
immagine n. 2 Martino V - ritratto del Pisanello, 15.. (galleria Colonna)
immagine n. 3 Hartmann Schedel, Pianta di Roma, 1493.
immagine n. 4 Pietro del Massaio,  Pianta di Roma , 1472.
immagine n. 5, medaglia raffigurante Martino V (1417-1431)]






8 ottobre 2007

La svolta del '400. Papato e Comune: due poteri una città.


 Nel XII secolo anche a Roma, si sviluppa una borghesia commerciale che ha come conseguenza la nascita del Comune, in analogia con quanto accadeva in altre città italiane. Nato da una rivoluzione popolare nel 1143, il Comune tenta di affermare la sua autonomia nell'esercizio del potere amministrativo e giudiziario, entrando in contrasto col Papa. La particolare posizione del Papa, in quanto vescovo di Roma, costituirà
un ostacolo insormontabile per le autorità comunali, che col tempo saranno ricondotte ad una posizione subalterna, a differenza di altre città italiane nelle quali l'autorità del comune si afferma a spese del vescovo. 
Col passaggio dal Medioevo al Rinascimento, il Papa si conferma come il signore di Roma e del suo territorio e come i signori degli altri stati d'Italia, si inserisce nel complicato gioco diplomatico dell’epoca.