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1 ottobre 2021

Il vetro a Roma. Aiuti per migliorare la produzione e la qualità..




Come per tanti altri prodotti, mediocre era la  qualità del vetro fabbricato a Roma. E' quanto riferito dall'importante inchiesta fatta dall'amministrazione francese del 1809-10. 
Però fin dall'epoca romana questo materiale era conosciuto  e  veniva utilizzato per la creazione di oggetti artistici e per oggetti di uso comune (bottiglie, bicchieri, vasellame etc).
STORIA DEL VETRO. Durante tutto il Rinascimento, Venezia era stata un punto di riferimento per l'arte vetraria di tutta l'Europa*. La raffinata produzione del vetro veneziano creava oggetti di uso comune, perlopiù in vetro cavo, e a partire dal Quattrocento oggetti "di lusso",  di grande valore economico, la cui tecnica veniva custodita e conservata segreta. 
Poi la supremazia passò alla Boemia, dove, a partire dal secolo XVIII, si cominciò a produrre il cristallo.  

Il letterato Francesco Sansovino  (Roma, 1521 – Venezia, 1583), nei suoi ritratti delle principali città ** decanta come singolarità Venezia, che in pieno Cinquecento utilizzava i vetri alle finestre. Quest'uso, già noto ai Romani antichi, se non proprio perduto, era decaduto a tal segno che i vetri delle finestre erano diventati una rarità  e una decorazione costosa e di gran lusso.

LE VETRATE SOLO I RICCHI SE LE POTEVANO PERMETTERE. Se  rivolgiamo la nostra attenzione alle strade, alle piazze, ai vicoli di Roma vediamo che sono tutti luoghi dove si affacciano finestre di ogni tipo, ovviamente  tutte dotate di vetri. Ma…nella Roma delle epoche passate l'elemento finestra-vetro, oggi indispensabile, era utilizzato? E come?
A Roma uno dei pochi palazzi, sopravvissuti al tempo,e che risente ancora dell’impostazione medievale è Palazzo Capranica. Commissionato nel secolo XV dal cardinale Domenico Capranica, come residenza per la propria famiglia e come collegio per l’educazione degli ecclesiastici.
Interessanti sono in particolare le finestre della facciata : bifore trilobate e alcune crociate guelfe. E soprattutto i piccoli vetri delle vetrate che, come si può vedere nella foto in alto, sono contenuti in profilati in piombo. 


Una rarità  anche nelle case agiate del Medioevo e del Rinascimento. Realizzate con vetri rotondi (occhi) tenuti insieme con striscioline di piombo, le vetrate erano costosissime e quindi solitamente riservate alle chiese o, in qualche caso, agli scriptoria monastici.  

Nel Medioevo e nel Rinascimento, quando grazie all'utilizzo dell'architrave, le finestre si ingrandiscono, specie quando viene a cadere la necessità della difesa, le stesse si presentano quasi sempre senza vetri e chiuse con portelloni di legno a scomparti, apribili a secondo della temperatura esterna e per poter dosare a piacere la quantità di luce. Lo scopo è quello di oscurare le camere e di proteggersi dal freddo.
Nella stagione meno luminosa alle finestre degli appartamenti signorili erano inserite le impannate che, come dice la parola, erano panni o carta prima intrisi di olio e poi incerati - quindi resi traslucidi e impermeabili - inchiodati su telai mobili applicati agli infissi.

Le finestre  erano quindi un segno di ricchezza, in quanto costosissime nella loro realizzazione. Perciò quando si vedevano finestre con vetrate si potere esser sicuri che si trattava di una casa appartenente a ricchi proprietari.

In queste epoche non era possibile produrre lastre piane di grandi dimensioni. Come già detto, sviluppata invece era la tecnica del vetro e del piombo, utilizzato per unire le lastrine in sistemi a notevole tenuta all'aria e resistenza statica.


AIUTI PER LA FABBRICAZIONE DEL VETRO. Dalla fine del 1700, nel piano generale di sviluppo economico,  i  pontefici   avevano cominciano a concedere privative di fabbricazione  cristallo per migliorare l’evoluzione di questo settore. Ma non solo! Sempre a Roma furono chiamati anche abili maestri da Venezia e dalla Boemia per insegnare e diffondere quest'arte. 
Quest'ultima aveva surclassato Venezia grazie alla scoperta della composizione del cristallo potassico.
A Roma fu però un fallimento. I maestri-vetrai ora con la scusa del clima non adatto, ora criticando la legna non di buona qualità ed infine con "con infine altre insulse ragioni" non riuscirono nell'intento
E' probabile che non  avessero interesse, che si diffondesse in altri luoghi l'antica arte della lavorazione del vetro, di cui erano e volevano rimanere unici depositari.

LE CARTE D'ARCHIVIO. Notizie dei tentativi fatti per migliorare questo e altri settori produttivi sono nei verbali delle sedute  delle Congregazioni economiche, conservate in parte nell'Archivio di Stato di Roma e in parte nell'Archivio segreto vaticano,  organismi istituiti in tempi diverse dai pontefici per  studiare problemi di tipo economico, fiscale. E' utile anche la documentazione del Camerale II, Commercio e industria. 

[immagini:n. 1 e 2 Palazzo Capranica; 3-cattedrale gotica di Notre-Dame, 4 
Esempio di impannate]
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*Esistevano fornaci in molte città d'Italia, ma la loro produzione era esclusivamente d'uso comune e solo due meritano una citazione particolare: Firenze e Altare.
**cfr. Francesco Sansovino Ritratto delle più nobili et famose citta d'Italia

11 gennaio 2021

Tasse su case e terreni a Roma nel 1810. Quanto pagavano e chi erano i più ricchi proprietari?

elemosine per i poveri
Robert Kemm (1837-1895):
Pochi ricchi e moltissimi poveri. Come oggi!! Tale era la situazione nelle epoche passate nella Roma papalina.  

AMMINISTRAZIONE FRANCESE A ROMA. Grazie ai francesi , insediatesi ai vertici del governo di Roma, dopo che Napoleone aveva cacciato il pontefice Pio VII, alcuni documenti prodotti in questo periodo e conservati nell'Archivio di Stato di Roma, ci offrono spunti molto interessanti per indagare sul sistema di tassazione e sulla distribuzione dei patrimoni immobiliari a Roma, aspetto di grande attualità anche oggi.
Nei pochi anni, dal 1809 al 1813, in cui lo stato pontificio  fu annesso all' Impero francese ci pensarono gli amministratori francesi insediatesi nei bei palazzi romani a far redigere un elenco per conoscere e tassare chi possedeva a Roma i maggiori patrimoni, investiti in beni immobili.(1) 

PROPRIETARI DI TERRENI E CASE A ROMA. Frutto di questa operazione è un elenco intitolato "Liste dei 600 proprietari più tassati del Dipartimento di Roma del 1810". 
Il calcolo delle tasse era differente  a seconda che i beni fossero rurali o urbani, in sostanza se si trattava di terreni o di case.
Per il bene rurale il contributo era calcolato a seconda del valore catastalementre per le case la tariffa era basata sulla stima di quanto percepito come pigione.
Così in questo elenco vengono registrati i nomi dei proprietari terrieri,  il domicilio, l'ammontare della tassa da pagare, e nelle osservazioni viene indicata la loro professione.
La lista riporta per ogni proprietario fondiario la sua quota in franchi. 
Ma come venivano calcolate questa tasse? 
Fortunatamente fra i vari documenti, 
Pio VII riceve l'ordine di lasciare Roma,
10 giugno 1809
c'è anche una Tariffa dei coefficienti in base al quale si calcolava il valore del patrimonio immobiliare posseduto da ogni singolo proprietario. 


Facciamo qualche esempio per capirci meglio: per i fondi rustici l'imposta di un patrimonio valutato 1.000 scudi era di 33,89 franchi,(circa 6 scudi) quindi per un patrimonio di 1.000.000 di scudi,  in maniera esattamente proporzionale, l'imposta era 33.887,97 franchi (circa 60 scudi). Cioè lo 0,6 % del valore catastale del bene.
Erano somme alte, se raffrontate con le paghe con cui vivevano o pochi fortunati, quelli che potevano contare su un mensile
Ed erano pochi i privilegiati in confronto ai tanti che vivevano a livelli di mera sussistenza, beneficiando delle grandi disponibilità finanziarie degli enti religiosi e assistenziali romani. 
ASR, Lista 30
proprietari più tassati (1810)

UN CASO. Giuseppe Gioachino Belli che inizia a lavorare per l'amministrazione pontificia nel 1807 prendeva mensilmente 3 scudi...e gli esempi potrebbero continuare. 
QUELLI CHE PAGAVANO PIU TASSE. Interessante è un altro documento che contiene la lista dei 30 maggiori tassati e possidenti domiciliati a Roma.
Vediamoli  in dettaglio : 23 nomi sono identificati come  proprietari
Si tratta di nobili delle più ricche famiglie romane:  Borghese, Cesarini, Chigi, Doria, Colonna, Ruspoli, Pallavicini, Altieri, Ceri, Barberini, Rospigliosi, Caetani, Naro, Filonardi,  Poniatoski, Lante, Del Nero, Serlupi, Grillo, Lepri, Canori, Sacchetti. 
Tre sono banchieri:  Torlonia,  Carpegna, Di Pietro, 
E infine 3 negozianti:  Di Pietro,  Paolini, e Valdambrini.
Tutti documenti per tratteggiare un quadro utilissimo per calcolare il grado di concentrazione della ricchezza e verificarne la distribuzione tra le diverse classe sociali. 
Comunque  anche fra i ricchi proprietari censiti, c'era una bella differenza! 
principe Camillo Borghese

IL PRINCIPE BORGHESE ERA IL PIU' RICCO PROPRIETARIO. Scopriamo così  che il più tassato era il principe Camillo Borghese, famoso per essere essere divenuto cognato di Napoleone I, avendone sposato la sorella Paolina
Per il fisco era il più ricco dei proprietari di beni immobili di Roma e la tassa da pagare era di ben 85.551 franchi...Se ne deduce che, fatti i calcoli, il principe possedeva un patrimonio di circa 2 .500.000 di scudi..... ed è nettamente al di sopra di tutti gli altri possidenti in elenco.
E non solo,  anche in quest'epoca, accanto alla maggioranza del popolo totalmente escluso dal possesso di beni immobili, il divario fra il più ricco e gli altri è comunque notevole. 
Infatti  il meno ricco, tale Lorenzo Severini, possiede immobili per un valore soltanto di circa 4.000 scudi. 

LE CARTE D'ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA.
Tutti i documenti citati nel testo dell'articolo, insieme ad altri che censiscono le tasse nei vari dipartimenti in cui fu suddiviso lo Stato pontificio, sono nel fondo Miscellanea del Governo francese, conservato in ASRoma.
Per saperne di più  L. Laudanna, Le grandi ricchezze private di Roma agli inizi dell'Ottocento, sta in "Dimensioni e problemi della ricerca storica"(vol.2/1989).
  
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1) Accanto a questo elenco, ne fecero anche redigere un altro relativo ai maggiori patrimoni accumulati in Luoghi di Monte.

24 ottobre 2018

I francesi a Roma (1798-99). La mancanza del pane si fa sentire...

Sembra strano ma Napoleone non riuscì mai a venire a Roma, ad entrare nei bei palazzi romani. 
Così la città che aveva desiderato tanto e che vedeva seconda solo a Parigi, e dove lascerà tracce importanti, rimase sconosciuta al grande condottiero.
Eppure già nel 10 febbraio 1798 Roma veniva invasa dalle truppe francesi comandate dal generale Alexandre Berthier. In poche ore i soldati occuparono Castel S. Angelo, innalzandovi la bandiera tricolore francese.
Subito dopo, con un proclama, furono rese note le dure condizioni della Capitolazione del governo pontificioconsegna di alcuni cardinali in qualità di ostaggi, arresto di una serie di persone ritenute nemiche della Francia e pagamento della somma di 4 milioni di piastre oltre ad altre clausole. E infine il giorno successivo, il grosso della fanteria francese, oltrepassate le mura, prese possesso delle piazze e delle aree più importanti della città.  
I15 febbraio 1798 la Repubblica Romana fu proclamata, abolendo di fatto il potere temporale, sebbene il papa Pio VI si rifiutasse di abdicare. Il papa fatto prigioniero, e morirà in Francia nel 1799.
La repubblica però durò poco, in quanto già nel 1800 lo Stato Pontificio fu ripristinato.

DIFFIDENZA VERSO I FRANCESI. Il nuovo regime fu accolto freddamente dalla popolazione  pontificia per i saccheggi e le requisizioni subiti dai francesi, che accompagnano la presa della città e per le pesanti imposte richieste alle comunità locali dai dirigenti francesi.

RIORGANIZZAZIONE POLITICO-AMMINISTRATIVA. Il biennio 1797-99 porta a Roma e alle comunità locali dello Stato pontificio gravi problemi. E il popolo romano aveva bisogno di altri problemi!!
Appena istituita la Repubblica, si diede inizio a una riorganizzazione totale: un nuovo sistema politico e amministrativo, finanziario ed economico, ma anche una ridefinizione dei modi di vita sociale e religiosa. Tutto il territorio è diviso in dipartimenti e questi in cantoni, che riunivano più municipalità, cancellando le precedenti articolazioni amministrative.
Il territorio dell'ex Stato pontificio fu così diviso in 8 dipartimentiCiminoTevereClitunnoCirceoMetauro, TrasimenoTrontoMusone, e quindi in cantoni e questi in municipalità. 

ATTENZIONE ALLE RIVOLTE PER MANCANZA DI PANE E ALTRI GENERI. Un aiuto per conoscere la politica dei francesi arrivati a Roma viene dalle carte d'archivio, che gettano luce  sulle misure urgenti varate dal nuovo governo per scongiurare rivolte e sommosse fra i romani,  scatenate dalla mancanza di pane e altri generi alimentari.
Troppo pericolosa per i nuovi governanti sarebbe stata una rivolta a Roma, città da sempre abituata dal paternalistico sistema annonario imposto dal governo pontificio a trovare il pane a basso prezzo nei forni «baioccanti», che insieme a quelli «decinanti» erano gli esercizi deputati alla vendita dei due tipi di pane: economico, e di qualità.
Quando il popolo giornalmente andava a rifornirsi di pane, alimento che costituiva la base dell'alimentazione quotidiana elle epoche passate,  misurava immediatamente la capacità dei governanti. 
Perciò, al contrario di altre settori, la politica annonaria presentava un alto e immediato grado di visibilità da parte dei ceti popolari.
Pompei, distribuzione del pane
(affresco)
L' esperienza della Repubblica Romana fu breve, ma così densa di problemi che anche gli archivi sembrano voler sottolineare i settori in cui fu più urgente l'impegno degli amministratori francesi.
La scarsezza dei raccolti, la fame e la carestia alle porte, i disordini continui in Roma e nei 8 dipartimenti dello Stato pontificio, costituiscono lo sfondo cupo su cui emergono almeno due  obiettivi  categorici: rifornire Roma  di grano  per consentire la panificazione e assicurare alla truppe francesi e romane le sussistenze

REQUISIZIONI.  Mentre imperversano la carestia e le diserzioni interessano anche i soldati francesi,  si assiste alla scomparsa della moneta metallica, conseguenza della grave crisi finanziaria, e all' esodo verso le regioni limitrofe dei mietitori affamati. Il  governo francese messo di fronte a questa situazione cupa, comincia a gravare le comunità locali con pesanti requisizioni e contribuzioni. Ogni paese è vessato da requisizioni e da contribuzioni di ogni genere, e spesso riceve la visita di un gran numero di commissari e di agenti repubblicani, inviati per ottenere il massimo per l’approvvigionamento dell’esercito. La situazione che ne scaturisce è drammatica, e in  molti casi  da luogo al diffuso fenomeno delle insorgenze contro i francesi.
Papa Pio VI lascia Roma (20-2-1798)


LE CARTE D'ARCHIVIO. Le carte conservate nell'Archivio di Stato di Roma nella Presidenza dell'Annona e grascia e nella Repubblica romana (1798-1799),
nella Congregazione del buon Governo (serie III) rappresentano un'importante fonte per studiare questi fenomeni .
In questo carteggio si trovano riferimenti precisi a : assegne presentate dai produttori agricoli; esemplari di leggi appena emanate e trasmesse direttamente alle  comunità locali, spesso con note e osservazioni; esemplari di petizioni popolari;  esposti contro le requisizioni e contribuzioni ; richieste di pagamenti per i generi somministrati alle compagnie dei fornitori; apertura di nuovi forni, migrazione dei mietitori controversie fra comuni e affittuari di forni, problemi circa il trasporto del grano nella capitale, erezione di Monti frumentari, esposti per ruberie di grano, richieste dei fornai per  portare armi, esposti contro le requisizioni di grano prodotto (etc). Il carteggio conservato è scambiato fra i ministri degli uffici centrali (cioè Interno, guerra e affari esteri , Giustizia e polizia) con le varie autorità municipali (prefetti consolari dei vari cantoni, commissari per le sussistenze, edili, pretori etc). In particolare al Ministro dell'interno è inviata documentazione che si riferisce  alle materie annonarie, al ministro della guerra quella strettamente relativa alla fornitura di sussistenze alle armate; al ministro della giustizia i casi di reati commessi su queste materie.
 
Non tutta la documentazione proviene però dalle comunità locali, anche se  su tutto emerge la voce  delle istituzioni centrali, insediatesi nei bei palazzi romani.   
Relazioni e rapporti  hanno però un comun denominatore: il tentativo di garantire l’ approvvigionamento di Roma  e  dell’armata francese e romana, requisendo grano e altri generi di prima necessità. Per questo scopo  ci si deve occupare anche del loro pagamento, del trasporto a Roma, denunciando inoltre le molte irregolarità rilevate. (Si aggiungono quindi dei particolari interessanti: ad esempio il caso di un battello corsaro che in località Porto Ercole depreda un bastimento romano carico di grano e formaggio, quindi si parla delle misure da adottarsi per garantire la navigazione sicura da Civitavecchia a Fiumicino). 
Qualche suggerimento poi merita una segnalazione: il progetto per fare un mercato del grano correlato al libero commercio; il problema delle liquidazioni di prestiti fatti da privati per le sussistenze alle armate; le liquidazioni da parte della Commissione di liquidazione di lavori fatti per le truppe alla caserma di Trinità di Monti, al quartiere di cavalleria nel cortile della Minerva, a Palazzo S. Giovanni in Laterano, nel convento di S. Agostino, S. Silvestro a Monte Cavallo per la costruzione di stalloni per la cavalleria e i restauri ai granai alle Terme; l’andamento dei forni a Roma e in atri località, la qualità del pane e sua scarsezza, la proibizione dell'esportazione del grano e altri generi, la mancanza di legna e fascina indispensabile per i forni di Roma. Infine  si segnalano vari rapporti degli Agenti generali per le sussistenze : alcuni fascicoli interessano invece la posizione di Guglielmo Terziani, commissario generale delle sussistenze, altri la  compagnia Cavagnari.
Infine, la frase del titolo è riferita alle proteste organizzate dalla popolazione romana.
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*Ricordiamo che il trattato di Tolentino imponeva la Papa il pagamento di 30 milioni di lire tornesi, il controllo militare di Ancona, la cessione di centinaia di opere d’arte e di preziosi codici.Non mancarono episodi di resistenza, anche popolare, alla spoliazione legale dei tesori vaticani.

5 giugno 2018

I francesi a Roma nel 1797-98 . Affamato, il popolo gridò: "Volemo il pane e non più la Repubblica" (1)


Nei secoli passati, l’alimento base dell'alimentazione del popolo romano, era ancora e soltanto il pane. 
Poca carne, poco pesce, pochi ortaggi, qualche uovo, qualche minestra di legumi, e ovviamente vino costituivano la dieta povera della plebe. 

Di conseguenza, la politica economica dei governi pontifici (e non solo) dedicava molta attenzione alla coltivazione del grano e dei cereali in generale. 
Come? Nello Stato pontificio, già a partire dal medioevo, i pontefici tenevano sotto controllo la produzione cerealicola, emanando una notevole quantità di provvedimenti legislativi, spesso però contrastanti fra di loro.
La carestia era uno dei pericoli più gravi da fronteggiare per qualsiasi governo. Chi non ricorda Renzo Tramaglino durante la rivolta del pane a Milano nel '600?
Come altri, questo settore nel secolo XVIII mostra uno stato di decadenza, causato in gran parte proprio dal sistema di approvvigionamento dei cereali vigente e che trae la sua origine, come detto, addirittura dal medioevo.
Più in generale il mercato alimentare e in particolare il grano era un mercato controllato e protetto.



POLITICHE PER LA PRODUZIONE CEREALICOLA. Il concetto base era che la produzione dello Stato pontificio dovesse bastare comunque al fabbisogno del paese. Era vietata l’esportazione, e la produzione, anche delle zone periferiche, si doveva incanalare verso i mercati di Roma, dove non doveva mai mancare la farina e di conseguenza il pane
Interno di un forno
A Roma così c’erano parecchi granai, dove si ammassava grosse quantità di cereali, un anno per un’altro, in modo da cercare di evitare la carestia.
Il grano giungeva a Roma via fiume. 
L’intervento pubblico, portato avavnti dalla Presidenza dell'Annona e Grascia,  doveva tener presente vari fattori: 

  • necessità di programmare le scorte di cereali in modo da provvedere negli anni di abbondanza anche a quelli di carestia, 
  • garantire un continuo e sufficiente rifornimento di alimenti, ed in particolare di grano, al riparo dalle crisi alimentari, 
  • assicurare al popolo il pane a un prezzo popolare, 
  • adeguare i prezzi alla capacità di spesa dei consumatori, cercando poi di non danneggiare l'attività dei commercianti e dei produttori di cereali.
  • la mancanza di un libero mercato, la conseguente stagnazione dei prodotti, la carenza di capitali da investire (etc), si traduceva in un blocco delle iniziative che avrebbero potuto modernizzare questo sistema.
Altro punto da sottolineare è che primo e assoluto obiettivo del governo era l'approvvigionamento cerealicolo di Roma. Grazie alla provincia che la riforniva di cereali e altre derrate alimentari Roma quindi riusciva a mantenere un elevato tenore di vita. 
Il tutto però si traduceva in una politica incerta e contraddittoria del governo pontificio, in balia delle mutevoli e opposte richieste dei vari ceti interessati.
Alla fine del secolo XVIII, questa politica annonaria, oltreché rivelarsi anacronistica a causa delle mutate condizioni economiche dell'economia, era estremamente dannosa alla produzione.

(da Internet culturale)
PANE E FORNAI ROMANI. In città i fornai romani sfornavano e vendevano pane di diverse qualità. Panificano due tipi di forni: i forni baioccanti e quelli decinanti
I primi vendevano, a prezzo calmierato di un baiocco,  pagnotte ad un prezzo inferiore, di seconda e di terza qualità. La pagnotta era più pesante o più leggera a seconda del variare del prezzo del grano imposto dal Pontefice ma costava sempre un bajocco.
I secondi invece cuocevano pagnotte di prima qualità formate "del solo primo fiore finissimo di farina" cioè il pane bianco, molto apprezzato e destinato alle classi agiate. 
La panificazione avveniva di notte: l'impastatore impastava la farina nella madia fino a ridurre la pasta in pagnotte e sorvegliava la fermentazione, il pesatore pesava e tagliava la pasta in proporzione al peso che si voleva ottenere per il pane dopo cotto, l'infornatore regolava il calore del forno e sorvegliava la cottura. 
Alcuni fornai vendevano anche la semola e la pasta. Tutti dovevano tenere aperte le botteghe fino alle tre del mattino. 
L'uso di fare il pane in casa non era invece diffuso, tranne che tra gli aristocratici e presso le istituzioni di beneficenza che si incaricavano di distribuire il pane ai poveri. 

CONGREGAZIONI E MAGISTRATURE. LA PRESIDENZA ANNONA E GRASCIA. Alcuni pontefici del '600 avevano istituito congregazioni cosidette particolari - cioè organismi incaricati di studiare una determinata materia e di proporre soluzioni per il suo miglioramento.  Però i provvedimenti emanati  non riuscirono a migliorare la situazione. Rimasero irrisolti alcuni  problemi dell'annona : come ad esempio l'incoraggiamento alla colonizzazione dell'agro romano, che avrebbe provocato un incremento della cerealicoltura.
Nei primi decenni del Settecento la situazione economica generale dello Stato della Chiesa si presentava difficile. In particolare per quanto attiene il commercio dei cereali, il raccolto annuo era appena eccedente il fabbisogno della  popolazione. 
Tre erano le magistrature preposte a questo importantissimo compito di controllo della produzione dei cereali, ma anche di altre derrate alimentari :
1.  Annona frumentaria,
2.  Annona olearia,
3. Tribunale della Grascia (si indicava con questo termina : il vino, l'olio, la carne, il bestiame ed altre derrate alimentari).
Ognuna aveva dei compiti ben precisi. Così l'Annona frumentaria fra le sue molte e importantissime competenze:
1. si occupava dell'acquisto e della requisizione di ingenti quantitativi di grano che venivano ammassati nei granai annonari, in previsione di annate di scarso raccolto,
2. controllava le incette di grano e puniva severamente gli accaparratori,
3. si interessava di censire il grano per poter autorizzare o meno l'esportazione,
4. fissava il prezzo d'acquisto, e ne curava la distribuzione e la vendita agli stessi fornai,
5. emanava leggi sulla semina,
6. regolamentava l'esercizio della panificazione per somministrare il pane ad un prezzo giusto.
Gli stessi compiti, ma per il commercio dell'olio, esercitava la Annona olearia.
Infine il tribunale della grascia esercitava il suo potere sugli altri commestibili, requisendoli, fissandone il prezzo, decidendo se proibirne l'esportazione o no.
Fino al ‘700 il governo pontificio non si preoccupò di accrescere la produzione di cereali e il reddito degli agricoltori, ma solo di rifornire Roma e gli altri centri urbani di generi alimentari. Sulle attività collegate alla produzione e al commercio di prodotti cerealicoli influivano negativamente sia le requisizioni di grano ( e lo stesso si potrebbe dire di altri generi alimentari) sia le arbitrarie fissazioni dei prezzi del grano.
Il sistema utilizzato impediva il profitto, provocando un progressivo ma costante abbandono delle coltivazioni da parte dei produttori agricoli.

LE TRATTE. Il divieto di esportazione inoltre costituiva un altro ostacolo, che veniva aggirato grazie alle cosìdette tratte (vedi ASR, Presidenza dell'annona e grascia, tratte 1565-1797), o meglio dei permessi dati temporaneamente ad alcuni commercianti e produttori in caso di raccolto abbondante. Queste tratte venivano concesse o gratuitamente o dietro pagamento di una tassa e servivano per esportare quella parte dei prodotti ritenuti superflui al consumo interno.
Altro aspetto importante era che le concessioni di esportazione dei cereali fuori dallo Stato dipendevano essenzialmente dall'arbitrio dei funzionari annonari. 
In tale sistema c’era chi ne traeva vantaggio: il gruppo dei mercanti di campagna, che da ricchi intermediari finanziari e commerciali nel corso dei secoli XVI al XVIII si trasformarono in proprietari fondiari in senso proprio. Grazie alla solida posizione economica che erano riusciti a conquistare potevano contare così su molti privilegi, rispetto ai più modesti ceti della popolazione agricola.
Succedeva così  che i funzionari della Presidenza dell’Annona insieme ai tesorieri provinciali * accordassero i permessi di esportazione (le tratte), concedendo loro privilegi di ogni sorta. Grazie alle cospicue mediazioni con questi mercanti e con i grossi proprietari fondiari, che acquistavano il grano appena raccolto dai coltivatori diretti, si arricchivano gli uni e gli altri. 

LE ASSEGNE. La produzione veniva controllata per mezzo della «assegna», cioè della denuncia obbligatoria del raccolto, ma i dati così rilevati, spesso erano imprecisi. 
Questo sistema delle assegne - che veniva applicato in molteplici settori ( sia alle once d'acqua che alle proprietà immobiliari) - non permetteva all'amministrazione di controllare in modo efficace quanto dichiarato.

LE CARTE D'ARCHIVIO. Nell'Archivio di Stato di Roma è conservato l'imponente archivio (circa 2700 pezzi fra buste e registri) della Presidenza e Deputazione dell'annona e della grascia (grascia= vino, olio, carne, bestiame ed altri generi alimentari) , con documenti che vanno dal 1561-1848.

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*Lo Stato pontificio era articolato in province, governate in temporalibus et in spiritualibus da un rappresentante del potere centrale (legato, rettore, governatore) e da un tesoriere provinciale sottoposto direttamente alla Camera apostolica, il Ministero delle Finanze dell’epoca. Per l'ordinamento territoriale dello stato delle Chiesa continua [...]

20 gennaio 2017

I Francesi e i cimiteri. Come cambiano le regole per seppellire i morti a Roma.

ASR- Congregazione de Buon governo 
(particolare)

Seguendo una tradizione che ha origini medioevali, per i cattolici la massima aspirazione, una volta morti, era quella di riposare all’interno delle chiese, e i luoghi più ricercati erano proprio quelli adiacenti alle reliquie o comunque agli altari dove si celebrava messa. 
Questi spazi, ovviamente, erano appannaggio dei più ricchi e potenti. 
E così a Roma anche la morte era collegata allo status sociale del defunto. E girando per le tante chiese di Roma è ancora possibile vedere, e in tanti casi anche ammirare, vari tipi di tombe: lastre tombali poste sul pavimento o sulle pareti, veri e propri monumenti funerari, alcuni sistemati in cappelle di famiglie nobili, antichi sarcofagi (etc)...
Ai poveri veniva riservato un altro trattamento: i loro cadaveri erano relegati sotto il chiostro in larghe e profonde fosse comuni senza bara, semplicemente cuciti nei loro sudari. E quando queste fosse erano troppo piene, venivano chiuse e gli scheletri spostati  nelle gallerie dei chiostri, nei solai della chiesa, o sotto i fianchi delle volte e anche contro muri e pilastri.


IL PARROCO GESTIVA FUNERALI E TUMULAZIONE. I funerali e la tumulazione dei cadaveri all’interno delle chiese era gestito dai parroci, fino al XIX secolo.
Chiesa di Santa Maria del popolo
Sontuosa tomba
della principessa di Piombino
(M.Eleonora 
Boncompagni 
Ludovisi)
Nel corso dei secoli tale operazione era diventata un vero e proprio introito per le parrocchie, tanto che la celebrazione di un funerale al di fuori della parrocchia doveva essere seriamente motivata da parte degli eredi e era fonte di un indennizzo. Accanto ai parroci erano sorte delle confraternite laicali impegnate in varie opere di assistenza sociale, che davano anche sepoltura solenne ai cadaveri dei propri Associati. Addirittura nel secolo XVI era sorta  La compagnia della morte, che aveva come primo primo scopo statutario, di seppellire i cadaveri dei poveri, in special modo di quelli abbandonati nelle campagne.
PROBLEMI DI IGIENE. Nel XIX secolo l'idea che le sepolture in chiesa fossero pericolose per l'igiene pubblica era divenuta di dominio comune. Infatti alla luce delle nuove conoscenze mediche e igieniche, in vari Paesi, si era da tempo provveduto alla creazione di cimiteri lontani dalle città, in cui solitamente si usava seppellire a sterro (ossia in terra), metodo di sepoltura ritenuto più salubre e sicuro.

LA COSTRUZIONE DI NUOVI CIMITERI. Nel 1809 i francesi occupano Roma, che viene così annessa all'impero francese. Immediatamente, con decreto imperiale il 17 maggio 1809,a Roma è istituita da Napoleone una Consulta straordinaria per gli Stati romani che operò dal 1° giugno 1809 al 31 dicembre 1810, data dell'ultima seduta. 
Fu un governo provvisorio incaricato di prendere possesso in nome dell'imperatore dei territori già pontifici e di provvedere alla loro riorganizzazione.
Va detto che in generale l'attività della Consulta straordinaria per gli Stati romani  è stata particolarmente efficace, con numerosi decreti emanati, nell'introdurre parecchie riforme amministrative, giuridiche e sociali di Roma e dello Stato pontificio. 
Il problema di dove seppellire i morti era già stato affrontato nel territorio francese. E di conseguenza l’editto di Saint Cloud (1804) - che imponeva che le tumulazioni avvenissero fuori dal centro abitato e (soprattutto) che le lapidi dei “cittadini” fossero tutte identiche - era stato esteso all’Italia, allora sotto il dominio napoleonico: un provvedimento che aveva dato avvio ad accesi dibattiti tra gli intellettuali del tempo, come Ugo Foscolo che nel 1806 scrisse I sepolcri, un carme ispirato proprio a questa questione.
Beato Angelico,
 Sepoltura dei
santi Cosma e Damiano
In applicazione dell'editto di Saint-Cloud si prevedeva il divieto in tutti gli stati francesi dell’inumazione nelle chiese e nei centri urbani e anche nei territori ex-pontifici si sarebbe dovuta avviare una riforma nel settore dei cimiteri.
Così nel 1809, la Consulta straordinaria pone tra i lavori più urgenti da intraprendere quelli relativi alla costruzione di cimiteri fuori le mura della città, allo scopo di tutelare la popolazione, che ormai si aggirava intorno alle 134.000 unità, dai pericoli derivanti dal dilagare di eventuali epidemie 

Con decreto del 19 luglio 1809, la Consulta proibisce le  sepolture  all’interno delle chiese, perchè estremamente nocive per la salute degli abitanti.  Infine ordina che per l’avvenire le tumulazioni venissero realizzate in «cimiterj situati fuori il recinto della città di Roma».
Lo stesso  decreto affidava a due famosi architetti Giuseppe Camporese e Raffaele Stern l’incarico di presentare, di concerto col medico dottor Domenico Morichini, un rapporto indicando i terreni  più adattati a formare dei cimiteri fuori delle mura della città di Roma con stima dei costi relativi.

Gustave Courbet. Funerale a 
Ornans.
1849-1850.
Museo d'OrsayParigi.

CIMITERI DEL VERANO E PINETO SACCHETTI. Il Piano fu effettivamente presentato e approvato nel novembre 1809 e prevedeva due cimiteri: uno presso la chiesa di San Lorenzo fuori le Mura, (da realizzarsi sulle antiche catacombe di Santa Ciriaca), l’altro al Pigneto Sacchetti, (posto nella Valle dell’Inferno, tra Monte Mario e Villa Sacchetti).Quest'ultimo 
fu però definitivamente sospeso nel 1814, in quanto non trovò l'approvazione della pubblica opinione (forse a causa del nome Valle dell' Inferno !!!). Diverso il caso del Verano,  perchè nel 1811  iniziano i lavori per la realizzazione del primo nucleo, progettato da Giuseppe Valadier, che vengono interrotti nel periodo della restaurazione (1814), quando prevale nuovamente l’uso di seppellire i defunti all’interno delle chiese. 
Riprendono negli anni Trenta, sotto il pontificato di Gregorio XVI (1831-1846), quando per volere del cardinal vicario Carlo Odescalchi vengono redatte le nuove normative cimiteriali. Nel 1837 un nuovo impulso ai lavori si rende necessario a causa di un’epidemia di colera asiatico, che imperversa sulla città provocando oltre 13.000 morti.


Cimitero del Verano
entrata principale
 (particolare)
CONCLUSIONI. Però nonostante la restaurazione del governo pontificio 1814, questa, ed altre, importanti riforme non potevano essere cancellate. Ovviamente il percorso fu tutto in salita a causa di parecchie controversie di natura politica e sociale, tanto che la situazione si bloccò solo  solo con l’intervento di Pio IX(1846-1870)deciso a imprimere un volto nuovo e più moderno alla città, attraverso la realizzazione di grandiose opere pubbliche e la riorganizzazione dell’amministrazione comunale,

LE FONTI E LA BIBLIOGRAFIA. I decreti della Consulta straordinaria per gli Stati romani sono conservati presso l'Archivio di Stato di Roma. Per completare questa  complessa vicenda, la ricerca si deve ampliare con  altri fondi archivistici, quali la Congregazione del buon governo, il Ministero dell'Interno, la Sacra Consulta e la Congregazione di Sanità. Inoltre è necessario consultare le carte  dell' ARCHIVIO DEL COMUNE MODERNO PREUNITARIO (1848-1870) conservato presso l' Archivio storico capitolino. 
Per saperne di più:  La modernizzazione della morte a Roma
dall’epoca napoleonica al 1870 di Paola Carla Marroni, sta in Dimensioni e problemi della ricerca storica, a. 1998, 2.