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17 novembre 2024

Personaggi del'amministrazione pontificia: Carlo Fea, Commissario alle antichità.

Un esempio di erudito dei secoli passati? Possiamo proporre il nome di Carlo Fea (1753 –1836) che ai suoi tempi  fu famoso 
archeologo e collezionista d'arte.
Sebbene fosse annoverato fra gli avvocati della Curia romana, essendo ben presto attirato dalla passione per le antichità, non esercitò a lungo l'avvocatura. 
Nel 1781 fu ordinato sacerdote.
Una svolta decisiva nella sua carriera avvenne però nel 1783, quando il principe Sigismondo Chigi della Rovere(1736-1793), anch'egli appassionato di archeologia, lo nominò assistente del suo bibliotecario E. Q. Visconti (1751-1818), per consentire a quest'ultimo di dedicarsi ai propri studi. 
Fu la fortuna del Fea, che ottenne così, al tempo stesso, un impiego intellettuale con enormi mezzi a sua disposizione e un potente mecenate.
Grazie ad una vita molto lunga il Fea è stato autore di moltissime pubblicazioni
(vedi sotto)
COMMISSARIO DELLE ANTICHITA'. A Roma ricoprì dal 1801 l'importante carica  di Commissario delle Antichità e lo fece per ben 36 anni.  
Questa carica implicava che mons. Fea dovesse vigilare sia sulle antichità poste sul territorio romano che per quelle esistenti nel circondario del territorio romano, e doveva eseguire quanto dettato dal Magistrato di Roma. 

I Conservatori di Roma o della Camera Capitolina erano i tre magistrati che, insieme al Priore dei Caporioni, costituivano il Magistrato Romano nel periodo compreso tra il XIII secolo e il 1870, anno della fine del potere temporale dei Papi.
Il Commissario dipendeva dal card. Camerlengo, primo responsabile delle antichità e Belle arti. Per l'archivio relavivo a queste materie si dovrà consultare: Camerale II, Antichità e Belle Aerti, e l'archivio del Camerlengato.
Va ricordato che lo Stato pontificio deteneva un posto di rilievo per i provvedimenti che a inizio del secolo XIX si occupavano primariamente della vigilanza sui beni artistici. 
(Torneremo in un altro post su questo argomento).
Fea si occupò della sistemazione dei Musei Vaticani e Capitolini e si interessò alle opere di scavo, di restauro, di studio di importanti monumenti antichi di Roma (foro romanoColosseoPantheon, Terme di Caracalla...). 
Pubblicò inoltre numerose relazioni di carattere archeologico (importanti quelle sul Pantheon), epigrafico e topografico; fra l'altro curò una ristampa della Storia dell'arte nell'antichità di J. J. Winckelmann.
Fu lui stesso poi che sollecitò provvedimenti legislativi per la tutela del patrimonio archeologico della città. (1

Pubblicazioni di Carlo Fea.
  • 1782 - Vindiciae et observes iuris: volumen primum .
  • 1783 - Sulle rovine di Roma .
  • 1788 - Progetto di una nuova edizione di Vitruvio: L'integrità del Panteone di Marco Agrippa , Roma, ed. Pagliarini.
  • 1789 - Descrizione Dei Circhi, Particolarmente Di Quello Di Caracalla E Dei Giuochi In Essi Celebrati: Opera Postuma Del Consigliere Gio. Lodovico Bianconi Ordinata E Pubblicata Con Note E Versione Francese Dall'Avvocato Carlo Fea E Corredata Di Tavole In Rame Rettificate E Compite Su La Faccia Del Luogo Dall'Architetto Angelo Uggeri Milanese , ed. Pagliarini.
  • 1790 - Miscellanea filologica critica e antiquaria, Tomo primoonline
  • 1797 - Discorso intorno alle belle arti in Roma , in-8, ed. Pagliarini.
  • 1802 - Osservazioni sui monumenti delle belle arti che rappresentano Leda
  • 1802 - Relazione di un viaggio ad Ostia e alla villa de Plinio detta Laurentino , Roma, ed. Antonio Fulgoni, 132 p.
  • 1806 - Dissertazioni epistolari di GB Visconti e Filippo Waquier de la Barthe sopra la statua del Discobolo scoperta nella villa Palombara; con le illustrazioni della medesima traccia da Carlo Fea e Giuseppe Ant. Guattani; e coll'aggiunta delle illustrazioni di altri due dischiboli dissotterrati nella via Appia e nella villa Adriana, prodotte da Ennio Quirino Visconti; Raccolte ed arricchite con note e con le bizzarre iscrizioni della villa Palombara da Francesco Cancellieri .
  • 1807 - L'Integrità del Panteon di Marco Agrippa ora S. Maria ad Martiri rivendicata Al Principato ... .
  • 1811 - Ragionamento sopra le Terme Tauriane, il Tempio di Venere e Roma il Foro di Domiziano e d'Augusto ec. con una tavola in rame .
  • 1812 - Osservazioni intorno alla celebre statua detta di Pompeo: lette il 10. di settembre nell'Accademia Romana d'archeologia.online
  • Notizie degli Scavi nell'Anfiteatro Flavio e nel Foro Trajano con iscrizioni ivi trovate supplite e illustrate — Roma, 1813 online

  • 1813 - Iscrizioni di monumenti pubblici trovate nelle attuali escavationi dei medesimi .
  • 1813 - Ammonizioni critico-antiquarie a varii scrittori del giorno .

  • 1813 - Osservazioni sull'Arena e sul Podio dell'Anfiteatro Flavio dopo gli scavi nel medesimo .
  • 1814 - Nuove osservazioni intorno all'arena dell'anfiteatro Flavio e all'acqua, che ora la ricopre .
  • 1819 - Nuova descrizione de 'monumenti antichi ed oggetti d'arte contenuti nel Vaticano e nel Campidoglio  Online
  • 1819 - Novelle del Tevere: discorso particolarmente in difesa di S. Gregorio Magno .
  • 1820 - L'integrità del Panteon rivendicata a Marco Agrippa dall'avvocato Carlo Fea commissario delle antichità .
  • 1820 - Fremmenti di Fasti Consolari e Trionfali Ultimatemente Scoperti nel Foro Romano e Altrove Ora Riuniti e Presentati alla Santità di NS Pio Papa Settimo .
  • 1820 - Varietà di notizie economiche, fisiche, Antiquarie sopra Castel Gandolfo, Albano, Ariccia, Nemo loro Laghi ed emissarii, sopra di scavi recenti antiquarie in Roma e nei contorni ecc .
  • 1822 - Nuova descrizione di Roma antica e moderna, e de 'suoi contorni sue rarita' specialmente dopo le nuove scoperte cogli scavi arrichita delle vedute piu 'interessanti compilata per uso de colti viaggiatori , ed. Crispino Puccinelli, volume 1, 264 p.e edizione, ed. V. Poggioli, 1823.
  • 1820 - Pio II. Ponte. Max. un calumniis vindicatus. Ternis retractationibus eius quibus dicta et scripta contra Eugenium PP. IV. eiuravit .
  • 1824 - La fossa Traiana .
  • 1825 - Riflessioni storico-politiche sopra la richiesta del ministro dell'Interno di Parigi ai Vescovi e Arcivescovi della Francia di par insegnare nei loro seminari the IV proposizioni dell'assemblea del clero gallicano nel 1682 online
  • 1827 - Considerarazioni storiche fisiche geologiche idrauliche architettoniche economiche critiche dell'Avvocato Carlo Fea ... sul disastro accaduto a Tivoli il dì 16 novembre 1826 colle quali si illustrano anche la storia naturale del paese e varie antichità  online
  • Storia: I. delle acque antiche sorgenti in Roma perdute, e modo di ristabilirle, II. dei condotti antico-moderni delle acque, Vergine, Felice, e Paola, e loro autori : con suggerimenti per aumentare le loro acque, e migliorarne la qualità ... / opera dell'avv. D. Carlo Fea. Roma, 1832. - Scan 2. online
  • 1827 Miscellanea antiquario- idraulica [online]
  • 1827 - Indicazione del Foro Romano e sue principali adiacenze relativa alla contemporanea tavola incisa in rame onde averne qualche idea per lo scavo ordinato nello stesso Foro dalla S. di NS Papa Leone XII nel settembre 1827 con tavola grande incisa in rame .
  • 1830 - Nuove Osservazioni dell'Avvocato D. Carlo Fea ... Sopra La Divina Commedia Di Dante Alighieri: Specialmente CIO Su Che Ha Desso Scritto Ivi E Altrove ... .canna. Nabu Press, 10 gennaio 2010, 25  cm × 19  cm × 0,5  cm , 200  g , ISBN  1141759705 ) , ISBN  978-1141759705 ) .
  • 1832 - Storia dei vasi fittili dipinti che da 4 anni si trovano nello Stato Ecclesiastico in quella parte che è nell'antica Etruria: colla relazione della colonia Lidia che li fece per piu'secoli prima del Dominio dei Romani , Roma, ed. Stamperia delle belle arti, 66 p.
  • 1832 - I Reclami del Foro Trajano esposti al pubblico e giustificati .
  • 1833 - Supplemento allo scritto finora da molti sul famoso musaico scoperto nelle rovine di Pompei: Li 24. Ottobre 1831 dall'avvocato Carlo Fea .
  • 1834 - Jos. Benetti Romani Diss. de Cursu Publico - Compendio storico delle poste specialmente romane antiche e moderne .
  • 1834 - Il diritto sovrano della santa sede sopra le valli di Comacchio e sopra la repubblica di San Marino difeso dall'avvocato Carlo Fea .
  • 1836 - Miscellanea filologica critica e antiquaria tomo II online
1869 - La Villa Albani descritta , con Stefano Morcelli e Ennio Quirino Visconti , Roma, ed. Salviucci, 355 
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Nota 1. Fea era così conosciuto a Roma, da essere citato varie volte nei Sonetti di G.G.Belli.(vedi : Campidojjo San Pietr’in carcere, L’iggnoranza de Mastr’Andrea, Er caval de bbronzo)

26 aprile 2021

Burocrati e Impiegati governativi a Roma fra '700 e '800.

Tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, 
 l’impiego governativo nello Stato pontificio non era considerato un incarico affidato ad esecutori della volontà del sovrano per il vantaggio della cosa pubblica, ma un favore concesso 
a privilegiati, alla stregua delle pensioni, prebende, elargizioni e rendite molto diffuse nello Stato pontificio.

Per gli impiegati del papa il lavoro non era un dovere da compiere, ma un modo offerto a ciascun individuo di risolvere il problema della sopravvivenza

Insomma si trattava non di rado di una sinecura, cioè di un'occupazione in generale remunerata ma che richiedevano un impegno ridotto o addirittura nessun impegno.  

LO STIPENDIO

Alla fine del '700, nel campo delle retribuzioni dei dipendenti  pubblici regnava il caos: quasi ogni singolo trattamento era fissato ad personam, con grandi disparità fra il personale che svolgeva le stesse mansioni.
Infatti, in linea di massima, non esisteva un regolare stipendio, che arrivava puntualmente alla fine di ogni mese,  come accade oggi. E così i dipendenti  pubblici, a causa dell’insufficienza e dell’irregolare pagamento di retribuzioni da parte del governo, vivevano spesso di mance, contributi e regalie ottenuti - talvolta anche estorti - dai privati.

Le retribuzioni, inoltre, quando arrivavano, erano attestate su medie basse.

PROVVEDIMENTI PER LIMITARE IL PROBLEMA DELLA IRREGOLARITA' DEGLI STIPENDI

1800
Anche per limitare questi gravi problemi, il pontefice Pio VII (1800-1823), coadiuvato dal Segretario di stato cardinale Ercole Consalvi, emanò la Bolla Post diuturnas del 30 ottobre 1800, con cui si voleva arrivare ad un riordinamento dello Stato pontificio. 

Nel settore dell'impiego governativo, alcuni cambiamenti erano stati tentati dai  francesi nel 1798, al tempo della breve Prima repubblica romana. 

Infatti  dopo aver aumentato, solo sulla carta, gli stipendi dei dipendenti pubblici, il nuovo governo aveva proibito severamente ad ogni impiegato o funzionario di esigere alcuna mancia o regalìa. 

Tale indirizzo viene quindi ripreso da Pio VII e riproposto nella nuova fase organizzativa del 1800. Nel provvedimento è evidente lo sforzo per limitare irregolarita' ed abusi amministrativi, in quanto si ribadisce il divieto di ricevere questi extra da parte dei dipendenti pubblici, che avrebbero da allora ricevuto un regolare stipendio, compreso lo stesso Tesoriere generale.

Inoltre, non di rado, i funzionari dell' amministrazione pontificia, fino ai più alti gradi, si trovavano coinvolti negli affari di appaltatori ed affittuari, legati da interessi contrastanti con quelli delle finanze pontificie.

Con la nuova costituzione venne ripristinata la licitazione pubblica nei contratti e si proibì ai funzionari, pena la privazione dell' impiego, di " ricevere prebende e di agire in qualita' di procuratori o agenti in favore di appaltatori di imposte e Monopoli pubblici, finanzieri e di tutti coloro che potevano risultare direttamente interessati nell'amministrazione affidata alla loro cura.

Questa prima riforma amministrativa di Pio VII non potè concludersi  a causa degli avvenimenti politici successivi. Non va dimenticato che in quel periodo guerre, invasioni, disordini causati dalle rivoluzioni incidevano pesantemente sulle finanze pontificie, sempre più dissestate.

1816
Dopo la parentesi del dominio napoleonico, lo stesso papa Pio VII,  in seguito al completo recupero alla Santa Sede di tutti i territori della penisola italiana, emanò un altro importante provvedimento per la riorganizzazione della pubblica amministrazione: il motu proprio del 6 luglio 1816.

Così, sempre grazie all' indirizzo politico del cardinal Consalvi, la  Restaurazione portò  una graduale trasformazione dell'organizzazione dello Stato pontificio con  conseguenze anche sulle condizioni retributive dei dipendenti pubblici,  che subirono un assestamento, maggiore in alcuni settori rispetto ad altri, anche se non furono eliminate del tutto ingiustizie ed abusi.

Con questo provvedimento, fra l'altro, si ribadiva il diritto dei dipendenti pubblici a conseguire un “conveniente annuo emolumento".

Ciò nonostante non si riuscì a cambiare la situazione in molto dei settori in cui era articolata l'ammistrazione pontificia.

1826
Il pontefice Leone XII(Annibale della Genga, 1823–1829) tornò sulla questione del riordinamento degli uffici dell'amministrazione pontificia e sui tanti problemi non risolti, con la creazione nel 1826 della Congregazione di vigilanza.

Questa avrebbe dovuto indagare sul comportamento del personale statale ed agire con provvedimenti mirati a centralizzare la direzione della burocrazia pontificia e sottoporre a controllo le spese per i dipendenti pubblici.

LE RACCOMANDAZIONI E IL CLIENTELISMO

L’iscrizione nei ruoli dei dipendenti pubblici pontifici non avveniva in seguito ad una scelta tra aspiranti, che erano in possesso di determinati requisiti. 

La scelta avveniva a conclusione di una feroce lotta di raccomandazioni, anzi spesso il posto di lavoro costituiva un regalo fatto da potenti personaggi ai loro protetti, talvolta addirittura appena nati o in tenera età.

Un altro sistema sbrigativo per entrare nell'amministrazione era quello di essere assunti de facto dal proprio padre, o altro parente, che occupava una posizione potente nella gerarchia di un ufficio.

Intanto lo si affiancava, poi il riconoscimento de jure della posizione acquisita, da chi era di prepotenza divenuto dipendente governativo, seguiva immancabilmente presto o tardi.

Era comunque necessario per entrare in qualsiasi ufficio pubblico procurarsi la raccomandazione di un personaggio influente, dentro o fuori dell' amministrazione pontificia. Gli uffici di questa amministrazione o erano diretti da ecclesiatici, o da rappresentanti della nobiltà, legati, a loro volta, a famiglie potenti e imparentate fra di loro e con gli alti gradi della gerarchia ecclesiastica.


TIPOLOGIA DEI DIPENDENTI CIVILI ED ECCLESIASTICI

La burocrazia papale era rigidamente suddivisa in due settori fortemente differenziati:

  • la minoranza, spesso poco capace, costituita dai dipendenti ecclesiasticilautamente retribuiti ed installati in tutti i posti direttivi;

  •  la stragrande maggioranza dei secolari, con funzioni subalterne, scarsamente ed irregolarmente pagati, tanto da essere costretti a tutte le disonestà, o almeno ad ogni sorta di accorgimenti per riuscire a mantenere se stessi e i familiari a loro carico, senza speranza alcuna di carriera o di miglioramento economico.

Inoltre nei ruoli dei dipendenti pubblici, si potevano ritrovare nominativi di fanciulli privilegiati, oppure di individui incapaci o anche personale anziano completamente inabile, in servizio da 50, 60 anni nell’amministrazione e mantenuti al loro posto in virtù di alte protezioni o semplicemente per considerazioni pietistiche.

CAOS NELL'ASSEGNAZIONE DEI POSTI 

Qui la situazione poteva essere paradossale...

Accadeva anche che persone inesistenti come funzionari godessero stipendi più elevati di quelli di colleghi che da soli mandavano avanti l’ufficio. 

Ad alcuni erano assegnati posti già occupati da altri, mentre pubblici dipendenti privi di appoggi non riuscivano, per decenni, mai a conseguire una promozione o un aumento; e succedeva al contrario che elementi giovanissimi arrivassero rapidamente, attraverso abili scorciatoie, ad alti gradi dell’amministrazione statale.

Solo con l’avvicinarsi della fine del secolo XIX,  un trend via via più accelerato di crescita investì la piccola, contenuta amministrazione dell’Italia appena unificata.
Nel nuovo secolo, il secolo del progresso industriale, anche la storia amministrativa avrebbe cambiato radicalmente pagina...
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BIBLIOGRAFIA. Lodolini E., Un dicastero per la riforma burocratica nello Stato pontificio. La congregazione di vigilanza sui pubblici impiegati (1826) e il suo archivio, in La scienza e la tecnica della organizzazione nella pubblica amministrazione, IX (1962), pp. 564-588

Pallottino L., Belli impiegato, Roma : Colombo, 1965

Fritz G., Burocrati e soldati dello stato pontifico (1800-1870), Edindustria editoriale , 1974
  • Melis G., 
  • Storia dell'Amministrazione italiana, 
  • 2020
  •   
  • Mulino

3 novembre 2019

Giuseppe Gioachino Belli, il sogno del posto fisso e della pensione



Il grande poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli è stato per vari periodi impiegato nell’amministrazione pontificia e al suo interno ha svolto vari ruoli, gettando le basi di una carriera, che sicuramente si può definire tutt'altro che regolare. Ed è proprio questa sua appartenenza al mondo dei dipendenti pontifici che collega Giuseppe Gioachino Belli all’ Archivio di Stato di Roma.

Fra la documentazione conservata in questo Istituto e precisamente nelle carte della Direzione generale del Bollo, registro, Ipoteche e tasse riunite che aveva sede a Roma, c'è il fascicolo intestato a  Giuseppe Gioachino Belli, che raccoglie la pratica relativa alla sua richiesta di pensione, presentata il 6 novembre 1844. 

MOSTRA DIGITALE. Su questa base è stata realizzata una mostra digitale dal titolo : Giuseppe Gioachino .Belli, Impiegato nell'amministrazione pontificia (1807-1845). 


Per la creazione della Mostra si è utilizzato il nuovo software MOVIO-Mostre virtualiTutti i documenti raccolti nel fascicolo "Giuseppe Gioachino Belli" sono stati digitalizzati per permettere la loro fruizione online. 


La lettura della richiesta di giubilazione (così si chiamava la pensione) sottoscritta da Belli capoufficio, i certificati medici presentati a dimostrazione del suo precario stato di salute , così come gli altri atti prodotti dall'amministrazione pontificia per accertare la validità dei requisiti e di conseguenza liquidare questa pratica, oltre che suscitare la nostra emozione, ci introducono nella dimensione umana del personaggio Belli che per tutta la vita sognò il posto fisso e poi la pensione....
E tutto ciò ci riporta a problematiche molto attuali...

IL SOGNO DEL POSTO FISSO E DELLA PENSIONE. Grazie a queste carte si può ricostruire la carriera dell' impiegato Belli, dall'anno 1807 all'anno 1845, e ricomporre il curriculum del Poeta romano, che per mantenersi, a causa dello stato di bisogno in cui si ritrovò dopo al morte dei genitori e, anche in altri difficili periodi della sua vita, ebbe sempre il miraggio del posto fisso. 

E nel Belli impiegato si possono ritrovare tematiche ancora oggi vive nella pubblica amministrazione: quali l'assenteismo, il poco attaccamento al lavoro monotono e mal pagato del dipendente pubblico, vissuto come un obbligo, ma comunque ambito perché fisso. 
E parallelamente l’emergere di un mondo fatto di personaggi influenti, a cui doversi rivolgersi per ottenere una raccomandazione, indispensabile in quell’epoca per arrivare all’ambito posto fisso. 
A tutte le debolezze mostrate nell’organizzazione dei dipendenti pontifici, già in campo nel periodo di Belli, la nuova amministrazione italiana, dopo il 1870, cercherà di porre rimedio. Ma il cammino fu lungo e irto di ostacoli..in parte non ancora superati.

Per la mostra virtuale clicca qui:[...]