Un esempio di erudito dei secoli passati? Possiamo proporre il nome di Carlo Fea (1753 –1836) che ai suoi tempi fu famoso archeologo e collezionista d'arte. Sebbene fosse annoverato fra gli avvocati della Curia romana, essendo ben presto attirato dalla passione per le antichità, non esercitò a lungo l'avvocatura. Nel 1781 fu ordinato sacerdote. Una svolta decisiva nella sua carriera avvenne però nel 1783, quando il principe Sigismondo Chigi della Rovere(1736-1793), anch'egli appassionato di archeologia, lo nominò assistente del suo bibliotecario E. Q. Visconti (1751-1818), per consentire a quest'ultimo di dedicarsi ai propri studi. Fu la fortuna del Fea, che ottenne così, al tempo stesso, un impiego intellettuale con enormi mezzi a sua disposizione e un potente mecenate.
---------- Nota 1. Fea era così conosciuto a Roma, da essere citato varie volte nei Sonetti di G.G.Belli.(vedi : Campidojjo, San Pietr’in carcere, L’iggnoranza de Mastr’Andrea, Er caval de bbronzo) |
17 novembre 2024
Personaggi del'amministrazione pontificia: Carlo Fea, Commissario alle antichità.
26 aprile 2021
Burocrati e Impiegati governativi a Roma fra '700 e '800.
Per gli impiegati del papa il lavoro non era un dovere da compiere, ma un modo offerto a ciascun individuo di risolvere il problema della sopravvivenza.
Insomma si trattava non di rado di una sinecura, cioè di un'occupazione in generale remunerata ma che richiedevano un impegno ridotto o addirittura nessun impegno.
LO STIPENDIO
Alla fine del '700, nel campo delle retribuzioni dei dipendenti pubblici regnava il caos: quasi ogni singolo trattamento era fissato ad personam, con grandi disparità fra il personale che svolgeva le stesse mansioni.
Infatti, in linea di massima, non esisteva un regolare stipendio, che arrivava puntualmente alla fine di ogni mese, come accade oggi. E così i dipendenti pubblici, a causa dell’insufficienza e dell’irregolare pagamento di retribuzioni da parte del governo, vivevano spesso di mance, contributi e regalie ottenuti - talvolta anche estorti - dai privati.
Le retribuzioni, inoltre, quando arrivavano, erano attestate su medie basse.
PROVVEDIMENTI PER LIMITARE IL PROBLEMA DELLA IRREGOLARITA' DEGLI STIPENDI
1800
Anche per limitare questi gravi problemi, il pontefice Pio VII (1800-1823), coadiuvato dal Segretario di stato cardinale Ercole Consalvi, emanò la Bolla Post diuturnas del 30 ottobre 1800, con cui si voleva arrivare ad un riordinamento dello Stato pontificio.
Nel settore dell'impiego governativo, alcuni cambiamenti erano stati tentati dai francesi nel 1798, al tempo della breve Prima repubblica romana.
Infatti dopo aver aumentato, solo sulla carta, gli stipendi dei dipendenti pubblici, il nuovo governo aveva proibito severamente ad ogni impiegato o funzionario di esigere alcuna mancia o regalìa.
Tale indirizzo viene quindi ripreso da Pio VII e riproposto nella nuova fase organizzativa del 1800. Nel provvedimento è evidente lo sforzo per limitare irregolarita' ed abusi amministrativi, in quanto si ribadisce il divieto di ricevere questi extra da parte dei dipendenti pubblici, che avrebbero da allora ricevuto un regolare stipendio, compreso lo stesso Tesoriere generale.
Inoltre, non di rado, i funzionari dell' amministrazione pontificia, fino ai più alti gradi, si trovavano coinvolti negli affari di appaltatori ed affittuari, legati da interessi contrastanti con quelli delle finanze pontificie.
Con la nuova costituzione venne ripristinata la licitazione pubblica nei contratti e si proibì ai funzionari, pena la privazione dell' impiego, di " ricevere prebende e di agire in qualita' di procuratori o agenti in favore di appaltatori di imposte e Monopoli pubblici, finanzieri e di tutti coloro che potevano risultare direttamente interessati nell'amministrazione affidata alla loro cura.
Questa prima riforma amministrativa di Pio VII non potè concludersi a causa degli avvenimenti politici successivi. Non va dimenticato che in quel periodo guerre, invasioni, disordini causati dalle rivoluzioni incidevano pesantemente sulle finanze pontificie, sempre più dissestate.
1816
Dopo la parentesi del dominio napoleonico, lo stesso papa Pio VII, in seguito al completo recupero alla Santa Sede di tutti i territori della penisola italiana, emanò un altro importante provvedimento per la riorganizzazione della pubblica amministrazione: il motu proprio del 6 luglio 1816.
Così, sempre grazie all' indirizzo politico del cardinal Consalvi, la Restaurazione portò una graduale trasformazione dell'organizzazione dello Stato pontificio con conseguenze anche sulle condizioni retributive dei dipendenti pubblici, che subirono un assestamento, maggiore in alcuni settori rispetto ad altri, anche se non furono eliminate del tutto ingiustizie ed abusi.
Con questo provvedimento, fra l'altro, si ribadiva il diritto dei dipendenti pubblici a conseguire un “conveniente annuo emolumento".
Ciò nonostante non si riuscì a cambiare la situazione in molto dei settori in cui era articolata l'ammistrazione pontificia.
1826
Il pontefice Leone XII(Annibale della Genga, 1823–1829) tornò sulla questione del riordinamento degli uffici dell'amministrazione pontificia e sui tanti problemi non risolti, con la creazione nel 1826 della Congregazione di vigilanza.
Questa avrebbe dovuto indagare sul comportamento del personale statale ed agire con provvedimenti mirati a centralizzare la direzione della burocrazia pontificia e sottoporre a controllo le spese per i dipendenti pubblici.
LE RACCOMANDAZIONI E IL CLIENTELISMO
L’iscrizione nei ruoli dei dipendenti pubblici pontifici non avveniva in seguito ad una scelta tra aspiranti, che erano in possesso di determinati requisiti.
La scelta avveniva a conclusione di una feroce lotta di raccomandazioni, anzi spesso il posto di lavoro costituiva un regalo fatto da potenti personaggi ai loro protetti, talvolta addirittura appena nati o in tenera età.
Un altro sistema sbrigativo per entrare nell'amministrazione era quello di essere assunti de facto dal proprio padre, o altro parente, che occupava una posizione potente nella gerarchia di un ufficio.
Intanto lo si affiancava, poi il riconoscimento de jure della posizione acquisita, da chi era di prepotenza divenuto dipendente governativo, seguiva immancabilmente presto o tardi.
Era comunque necessario per entrare in qualsiasi ufficio pubblico procurarsi la raccomandazione di un personaggio influente, dentro o fuori dell' amministrazione pontificia. Gli uffici di questa amministrazione o erano diretti da ecclesiatici, o da rappresentanti della nobiltà, legati, a loro volta, a famiglie potenti e imparentate fra di loro e con gli alti gradi della gerarchia ecclesiastica.
La burocrazia papale era rigidamente suddivisa in due settori fortemente differenziati:
la minoranza, spesso poco capace, costituita dai dipendenti ecclesiastici, lautamente retribuiti ed installati in tutti i posti direttivi;
la stragrande maggioranza dei secolari, con funzioni subalterne, scarsamente ed irregolarmente pagati, tanto da essere costretti a tutte le disonestà, o almeno ad ogni sorta di accorgimenti per riuscire a mantenere se stessi e i familiari a loro carico, senza speranza alcuna di carriera o di miglioramento economico.
Inoltre nei ruoli dei dipendenti pubblici, si potevano ritrovare nominativi di fanciulli privilegiati, oppure di individui incapaci o anche personale anziano completamente inabile
, in servizio da 50, 60 anni nell’amministrazione e mantenuti al loro posto in virtù di alte protezioni o semplicemente per considerazioni pietistiche.
CAOS NELL'ASSEGNAZIONE DEI POSTI
Qui la situazione poteva essere paradossale...
Accadeva anche che persone inesistenti come funzionari godessero stipendi più elevati di quelli di colleghi che da soli mandavano avanti l’ufficio.
Ad alcuni erano assegnati posti già occupati da altri, mentre pubblici dipendenti privi di appoggi non riuscivano, per decenni, mai a conseguire una promozione o un aumento; e succedeva al contrario che elementi giovanissimi arrivassero rapidamente, attraverso abili scorciatoie, ad alti gradi dell’amministrazione statale.
BIBLIOGRAFIA. Lodolini E., Un dicastero per la riforma burocratica nello Stato pontificio. La congregazione di vigilanza sui pubblici impiegati (1826) e il suo archivio, in La scienza e la tecnica della organizzazione nella pubblica amministrazione, IX (1962), pp. 564-588
- Melis G., Storia dell'Amministrazione italiana,
- 2020
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- Mulino
3 novembre 2019
Giuseppe Gioachino Belli, il sogno del posto fisso e della pensione
Il grande poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli è stato per vari periodi impiegato nell’amministrazione pontificia e al suo interno ha svolto vari ruoli, gettando le basi di una carriera, che sicuramente si può definire tutt'altro che regolare. Ed è proprio questa sua appartenenza al mondo dei dipendenti pontifici che collega Giuseppe Gioachino Belli all’ Archivio di Stato di Roma.Fra la documentazione conservata in questo Istituto e precisamente nelle carte della Direzione generale del Bollo, registro, Ipoteche e tasse riunite che aveva sede a Roma, c'è il fascicolo intestato a Giuseppe Gioachino Belli, che raccoglie la pratica relativa alla sua richiesta di pensione, presentata il 6 novembre 1844.
MOSTRA DIGITALE. Su questa base è stata realizzata una mostra digitale dal titolo : Giuseppe Gioachino .Belli, Impiegato nell'amministrazione pontificia (1807-1845).

Per la creazione della Mostra si è utilizzato il nuovo software MOVIO-Mostre virtuali. Tutti i documenti raccolti nel fascicolo "Giuseppe Gioachino Belli" sono stati digitalizzati per permettere la loro fruizione online.
La lettura della richiesta di giubilazione (così si chiamava la pensione) sottoscritta da Belli capoufficio, i certificati medici presentati a dimostrazione del suo precario stato di salute , così come gli altri atti prodotti dall'amministrazione pontificia per accertare la validità dei requisiti e di conseguenza liquidare questa pratica, oltre che suscitare la nostra emozione, ci introducono nella dimensione umana del personaggio Belli che per tutta la vita sognò il posto fisso e poi la pensione....
E tutto ciò ci riporta a problematiche molto attuali...
IL SOGNO DEL POSTO FISSO E DELLA PENSIONE. Grazie a queste carte si può ricostruire la carriera dell' impiegato Belli, dall'anno 1807 all'anno 1845, e ricomporre il curriculum del Poeta romano, che per mantenersi, a causa dello stato di bisogno in cui si ritrovò dopo al morte dei genitori e, anche in altri difficili periodi della sua vita, ebbe sempre il miraggio del posto fisso. E nel Belli impiegato si possono ritrovare tematiche ancora oggi vive nella pubblica amministrazione: quali l'assenteismo, il poco attaccamento al lavoro monotono e mal pagato del dipendente pubblico, vissuto come un obbligo, ma comunque ambito perché fisso.
E parallelamente l’emergere di un mondo fatto di personaggi influenti, a cui doversi rivolgersi per ottenere una raccomandazione, indispensabile in quell’epoca per arrivare all’ambito posto fisso. A tutte le debolezze mostrate nell’organizzazione dei dipendenti pontifici, già in campo nel periodo di Belli, la nuova amministrazione italiana, dopo il 1870, cercherà di porre rimedio. Ma il cammino fu lungo e irto di ostacoli..in parte non ancora superati.
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