30 maggio 2016

Caravaggio a Roma (2). Rivalità, invidia e querele fra pittori nel 1603

Caravaggio è stato un genio assoluto della pittura che ha messo in ombra tutti gli artisti della sua epoca. 
Un importante testimonianza del clima di forte conflittualità esistente fra gli artisti contemporanei a Caravaggio, che si diputavano le importanti committenze e la protezione di potenti mecenati è ancora una volta nelle carte d'archivio.

LA QUERELA DI BAGLIONE. Nell’agosto del 1603 il pittore Giovanni Baglione (Roma 1573 circa – Roma, 30 dicembre 1643) querelò i pittori CaravaggioOrazio Gentileschi e Onorio Longhi per dei versi offensivi che circolavano da mesi nella città. 

Davanti al giudice del Tribunale criminale del Governatore di Roma, il 28 agosto 1603, è registrata la querela, che vede Baglione contro l'architetto Onorio Longhi, amico personale del Caravaggio, lo stesso Caravaggio, Orazio Gentileschi e Filippo Triregni, tutti pittori. 
Baglione li accusava di aver diffuso un libello diffamatorio per rovinarlo come artista. Alcune rime erano chiaramente offensive e i componimenti poetici erano stati diffusi in molte copie in tutta Roma. 

ACCUSE INFAMANTI AI PITTORI BAGLIONE E SALINI. Con un linguaggio volgare, i poemetti satirici rivolgevano accuse pesanti a Giovanni Baglione e anche al fedele amico Tommaso Salini e alla di lui moglie: il primo veniva tacciato di incompetenza e di essere addirittura il vituperio della pittura, mentre Salini - soprannominato "l'angelo custode" di Baglione - era accusato di essere una malalingua, di parlare male di tutti gli artisti eccetto Baglione e, in buona sostanza, di essere il suo tirapiedi. 
A detta dei due pittori l'invidia – cinque volte compare la parola nelle dichiarazioni dei due – ne era il motore, le committenze lo scopo.

Da notare che nel processo tutti i pittori si dichiararono incapaci di scrivere, e preferirono passare da ignoranti per sostenere di non aver scritto il libello.  

Orazio Gentileschi
IL PROCESSO E IL GIUDIZIO DI CARAVAGGIO SUI PITTORI. Nelle carte del processo, conservato nell'Archivio di Stato di Roma e mostrato in occasione della Mostra "Caravaggio a Roma. Una vita dal vero" per la seconda volta (la prima fu a Milano nel 1951), sono conservati i documenti sequestrati, la querela, le testimonianze, gli interrogatori di Gentileschi e Caravaggio.

Caravaggio fu arrestato e scarcerato a condizione che non si allontanasse dalla abitazione senza permesso (fino al 25 ottobre). 

Chiamato  per l'interrogatorio dal giudice Tomassino, a Caravaggio viene  subito chiesto un generico giudizio sui pittori attivi a Roma. 
Il giudice, in modo subdolo, vorrebbe avere un giudizio su Baglione: il carcere e il rischio di una pena pecuniaria avrebbero potuto addomesticare, condizionare Caravaggio e portarlo a moderazione. 
All’inizio Caravaggio sembra mettere Baglione tra i valentuomini:   

Io credo cognoscere quasi tutti li pittori di Roma et cominciando dalli valent’huomini io cognosco Gioseffe, il Caraccio, il Zucchero, il Pomarancio, il Gentileschi, Prospero, Giovanni Andrea, Giovanni Baglione, Gismondo et Giorgio Todesco, il Tempesta et altri.  

Ma non tutti gli amici di Caravaggio sono valentuomini cioè bravi pittori !
E così su precisa domanda del giudice sia Baglione che Gentileschi repentinamente scompaiono dall’elenco.
Caravaggio consegna alla storia un giudizio  sulla pittura da lui  apprezzata:

...Quella parola, valent’huomo, appresso di me vuol dire che sappi far bene, cioè sappi far bene dell’arte sua, così un pittore valent’huomo, che sappi depinger bene et imitar bene le cose naturali...

E altrettanto incisivo è il giudizio di Caravaggio sui buoni e sui cattivi pittori:

Li valent’huomini sono quelli che si intendono della pittura et giudicaranno buoni pittori quelli che ho giudicato io buoni et cattivi; ma quelli che sono cattivi pittori et ignoranti giudicaranno per buoni pittori gl’ignoranti come sono loro
Delli pictori che ho nominati per buoni pittori Gioseffe, il Zuccaro, il Pomarancio, et Annibale Caraccio, et gl’altri non li tengo per valent’huomini. M’è ben scordato de dirvi che Antonio Tempesta ancora quello è valent’huomo...


Particolarmente duro è il giudizio di Merisi sul pittore Tommaso Salini:
 ...Può essere che se diletti et che impiastri lui ancora, ma io non ho mai visto opera nessuna d’esso Mao..

LE POESIE CONTRO BAGLIONI. Fra le carte del processo sono agli atti le due poesie offensive scritte contro Giovanni Baglione, pittore, come già detto, disprezzato da Caravaggio.
La prima poesia recita così:

Gioan Bagaglia tu non sai un ah
le tue pitture sono pituresse
volo vedere con esse
che non guadagnarai
mai una patacca
che di cotanto panno
da farti un paro di bragesse
che ad ognun mostrarai
quel che fa la cacca
porta là adunque
i tuoi desegni e cartoni
che tu ai fatto a Andrea pizicarolo
veramente forbetene il culo
alla moglie di Mao turegli la potta
che [...] con quel suo cazzon
da mulo più non la fotte
perdonami dipintore se io non ti adulo
che della collana che tu porti indegno sei
et della pittura vituperio.

Segue la seconda poesia:
Gian Coglion senza dubio dir si puole
quel che biasimar si mette altrui
che può cento anni esser mastro di lui.
Nella pittura intendo la mia prole
poi che pittor si vol chiamar colui
che non può star per macinar con lui.
I color non ha mastro nel numero
si sfaciatamente nominar si vole
si sa pur il proverbio che si dice
che chi lodar si vole si maledice.
Io non son uso lavarmi la bocca
né meno di inalzar quel che non merta
come fa l’idol suo che è cosa certa.
Se io mettermi volesse a ragionar
delle scaure fatte da questui
non bastarian interi un mese o dui.
Vieni un po’ qua tu ch’e vò’ biasimare
l’altrui pitture et sai pur che le tue
si stano in casa tua a’ chiodi ancora
vergognandoti tu mostrarle fuora.
Infatti i’ vo’ l’impresa abandonare
che sento che mi abonda tal materia
massime s’intrassi ne la catena
d’oro che al collo indegnamente porta
che credo certo meglio se io non erro
a piè gle ne staria una di ferro.
Di tutto quel che ha detto con passione
per certo gli è perché credo beuto
avesse certo come è suo doùto
altrimente ei saria un becco fotuto.

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1. Caravaggio a Roma (1). Nuovi documenti cambiano dettagli della sua vita. 
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4.>>Caravaggio a Roma (4). Inquilino difficile che non pagava affitto e rompeva i soffitti. clicca qui>>