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1 ottobre 2021

Il vetro a Roma. Aiuti per migliorare la produzione e la qualità..




Come per tanti altri prodotti, mediocre era la  qualità del vetro fabbricato a Roma. E' quanto riferito dall'importante inchiesta fatta dall'amministrazione francese del 1809-10. 
Però fin dall'epoca romana questo materiale era conosciuto  e  veniva utilizzato per la creazione di oggetti artistici e per oggetti di uso comune (bottiglie, bicchieri, vasellame etc).
STORIA DEL VETRO. Durante tutto il Rinascimento, Venezia era stata un punto di riferimento per l'arte vetraria di tutta l'Europa*. La raffinata produzione del vetro veneziano creava oggetti di uso comune, perlopiù in vetro cavo, e a partire dal Quattrocento oggetti "di lusso",  di grande valore economico, la cui tecnica veniva custodita e conservata segreta. 
Poi la supremazia passò alla Boemia, dove, a partire dal secolo XVIII, si cominciò a produrre il cristallo.  

Il letterato Francesco Sansovino  (Roma, 1521 – Venezia, 1583), nei suoi ritratti delle principali città ** decanta come singolarità Venezia, che in pieno Cinquecento utilizzava i vetri alle finestre. Quest'uso, già noto ai Romani antichi, se non proprio perduto, era decaduto a tal segno che i vetri delle finestre erano diventati una rarità  e una decorazione costosa e di gran lusso.

LE VETRATE SOLO I RICCHI SE LE POTEVANO PERMETTERE. Se  rivolgiamo la nostra attenzione alle strade, alle piazze, ai vicoli di Roma vediamo che sono tutti luoghi dove si affacciano finestre di ogni tipo, ovviamente  tutte dotate di vetri. Ma…nella Roma delle epoche passate l'elemento finestra-vetro, oggi indispensabile, era utilizzato? E come?
A Roma uno dei pochi palazzi, sopravvissuti al tempo,e che risente ancora dell’impostazione medievale è Palazzo Capranica. Commissionato nel secolo XV dal cardinale Domenico Capranica, come residenza per la propria famiglia e come collegio per l’educazione degli ecclesiastici.
Interessanti sono in particolare le finestre della facciata : bifore trilobate e alcune crociate guelfe. E soprattutto i piccoli vetri delle vetrate che, come si può vedere nella foto in alto, sono contenuti in profilati in piombo. 


Una rarità  anche nelle case agiate del Medioevo e del Rinascimento. Realizzate con vetri rotondi (occhi) tenuti insieme con striscioline di piombo, le vetrate erano costosissime e quindi solitamente riservate alle chiese o, in qualche caso, agli scriptoria monastici.  

Nel Medioevo e nel Rinascimento, quando grazie all'utilizzo dell'architrave, le finestre si ingrandiscono, specie quando viene a cadere la necessità della difesa, le stesse si presentano quasi sempre senza vetri e chiuse con portelloni di legno a scomparti, apribili a secondo della temperatura esterna e per poter dosare a piacere la quantità di luce. Lo scopo è quello di oscurare le camere e di proteggersi dal freddo.
Nella stagione meno luminosa alle finestre degli appartamenti signorili erano inserite le impannate che, come dice la parola, erano panni o carta prima intrisi di olio e poi incerati - quindi resi traslucidi e impermeabili - inchiodati su telai mobili applicati agli infissi.

Le finestre  erano quindi un segno di ricchezza, in quanto costosissime nella loro realizzazione. Perciò quando si vedevano finestre con vetrate si potere esser sicuri che si trattava di una casa appartenente a ricchi proprietari.

In queste epoche non era possibile produrre lastre piane di grandi dimensioni. Come già detto, sviluppata invece era la tecnica del vetro e del piombo, utilizzato per unire le lastrine in sistemi a notevole tenuta all'aria e resistenza statica.


AIUTI PER LA FABBRICAZIONE DEL VETRO. Dalla fine del 1700, nel piano generale di sviluppo economico,  i  pontefici   avevano cominciano a concedere privative di fabbricazione  cristallo per migliorare l’evoluzione di questo settore. Ma non solo! Sempre a Roma furono chiamati anche abili maestri da Venezia e dalla Boemia per insegnare e diffondere quest'arte. 
Quest'ultima aveva surclassato Venezia grazie alla scoperta della composizione del cristallo potassico.
A Roma fu però un fallimento. I maestri-vetrai ora con la scusa del clima non adatto, ora criticando la legna non di buona qualità ed infine con "con infine altre insulse ragioni" non riuscirono nell'intento
E' probabile che non  avessero interesse, che si diffondesse in altri luoghi l'antica arte della lavorazione del vetro, di cui erano e volevano rimanere unici depositari.

LE CARTE D'ARCHIVIO. Notizie dei tentativi fatti per migliorare questo e altri settori produttivi sono nei verbali delle sedute  delle Congregazioni economiche, conservate in parte nell'Archivio di Stato di Roma e in parte nell'Archivio segreto vaticano,  organismi istituiti in tempi diverse dai pontefici per  studiare problemi di tipo economico, fiscale. E' utile anche la documentazione del Camerale II, Commercio e industria. 

[immagini:n. 1 e 2 Palazzo Capranica; 3-cattedrale gotica di Notre-Dame, 4 
Esempio di impannate]
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*Esistevano fornaci in molte città d'Italia, ma la loro produzione era esclusivamente d'uso comune e solo due meritano una citazione particolare: Firenze e Altare.
**cfr. Francesco Sansovino Ritratto delle più nobili et famose citta d'Italia

13 aprile 2019

Una fabbrica di cristallo nel centro di Roma nel 1818. Ricerca nel Catasto urbano...

ASR - Catasto Gregoriano, 
particolare della particella del Rione Monti, 
in cui era la fabbrica



Una ricerca su un edificio situato a Roma e adibito a fabbrica dei cristalli fa nascere la voglia di conoscere altre informazioni:esisteva veramente? In quale zona della città era ubicato? Chi era il proprietario? Quale era la sua estensione?(etc.)
E così, per completare la ricerca sulla fabbrica dei cristalli a Roma possiamo provare ad interrogare la documentazione catastale conservata nell'Archivio di Stato di Roma.
Non sempre però ciò è possibile. Infatti il periodo in cui collocare l'esistenza a Roma di questo edificio, databile  all'incirca intorno al 1818  facilita la ricerca. Perchè?

I CATASTI OTTOCENTESCHI DI ROMA E DELLO STATO PONTIFICIO. Proprio dal 1816-17 prende via l'importante iniziativa voluta dal papa Pio VII  (1742 –1823) di far redigere una nuova pianta catastale di Roma  e un catasto generale rustico e urbano di tutto lo Stato, su cui avviare un sistema fiscale più moderno.
Non sarebbe stato facile visto la miriade di particolarismi, e privilegi  in cui ci si muoveva.
ll papa Pio VII, nel 1817, affida quindi la formazione di una nuova  pianta catastale di Roma a due famosi architetti Giacomo Palazzi e Gaspare Salvi.
Intanto un anno prima si era avviato anche il nuovo catasto, chiamato Gregoriano perché attivato definitivamente solo durante il pontificato di Gregorio XVI nel 1835.

22 ottobre 2018

Grazie ai Francesi si conoscono le attivita' commerciali di Roma! Il vetro a Roma.


Pio VII incorona Napoleone I 
(J.Louis David)

Roma, 1809. I francesi hanno appena occupato Roma. Possiamo solo immaginare quanto sia difficile per i nuovi governanti capire come agire in una realtà così complessa come la città dei papi.
Subito si rende necessario, per poter poi emanare nuovi provvedimenti, conoscere l'economia della città e la consistenza delle attività esistenti.

CENSIMENTO PER CONOSCERE LE ATTIVITA' ROMANE. 
Si decise di effettuare un censimento delle singole arti, manifatture e industrie in funzione in questi anni. Lo scopo era sicuramente collegato alla necessità di imporre nuove tasse, di requisire dei beni necessari alle truppe francesi, e, in parte, si guardava avanti per tentare di promuovere un rinnovamento economico della città!
In quel periodo, Roma è una città molto complessa, che, nonostante tutti i problemi, si dà da fare per soddisfare i bisogni dei suoi abitanti: gli ecclesiastici, gli aristocratici e il popolino. Poi va considerato il consistente numero di viaggiatori, di personaggi importanti che ruotano intorno alla corte pontificia, di nobili che vengono a Roma per varie occasioni pubbliche e private, di pellegrini che affollano le sue strade. Tutta questo flusso di persone deve dormire, alimentarsi, fa acquisti eterogenei in base alle sue possibilità economiche, frequenta locande e osterie..Insomma gli uni e gli altri alimentano un giro d’affari, su cui si sono nei secoli stratificate le varie attività commerciali della città.
Grazie ai dati raccolti dal conte De Tournon, prefetto francese di Roma (vedi Etudes statistiques su Rome et la partie occidentale des Etats Romains conservati negli Archivi francesi), in collaborazione con personaggi emergenti dell'amministrazione romana, in una grande inchiesta avviata proprio in questi anni, abbiamo notizie dirette sulle attività produttive di Roma nel 1809-10, che permettono di tracciare un quadro di quello che a Roma si "produceva".

lavorazione del vetro (da
Enciclopedie di Diderot e D'Alembert) 

FABBRICAZIONE  DEL VETRO. 
L'inchiesta citata ci informa che in questi anni : A Roma esistevano 6 vetrerie che facevano vetri impuri e verdastri, per non parlare inoltre della cattiva qualità dei cristalli. Insomma Roma (...) non sà di presente’ né soffiare un bicchiere di cristallo, né preparar la pasta ordinaria di una bottiglia  nera di vetro.
I prodotti dell’arte vetraria erano però molto scadenti, e  non si conosceva la composizione per fabbricare il cristallo .
Nella produzione di questi manufatti sembrava non incidere tanto la mancanza di materie prime - soda, manganese e legna combustibile non mancavano nei territori romani, mentre è pur vero che non si trovava l’arena, altro elemento che veniva dalla Sicilia (in particolare da Trapani), piuttosto la pessima qualità dei vetri romani si doveva attribuire alle scarse conoscenze tecniche dei vetrai locali.
Proprio a causa di questi problemi a Roma non si fabbricavano lastre di grandi dimensioni, ma piccoli vetri. Quindi se si eccettua qualche lavoro da considerarsi ordinario la richiesta del mercato di questo genere di prodotti di lusso era soddisfatta dalle importazioni dalla Boemia, dalla Francia, e da Venezia.
Dagli anni della Rivoluzione al regime napoleonico, l’influenza francese in Italia si traduceva anche in una emulazione della maggiore raffinatezza che caratterizzava la vita e le abitudini della società francese, e quindi in un aumento dei consumi dei generi più raffinati e di lusso, che però le modestissime industrie locali non erano in grado di soddisfare.
Se teniamo conto inoltre che si trattava di una società con caratteristiche tutto particolari, come era da considerarsi quella dove il sovrano era il capo della cristianità, e dove i governanti erano dei religiosi, tuttavia cominciava a farsi strada, accanto al tradizionale ceto aristocratico, un primo nucleo di quel ceto borghese, che nel corso dell’Ottocento andrà progressivamente acquistando anche qui un maggìore peso.

FABBRICAZIONE DEL CRISTALLO A ROMA. Poi almeno per quanto concerne la produzione di oggetti di vetro e dì cristallo sembrò esserci una svolta. Non dobbiamo credere che ciò sia avvenuto di colpo, quanto piuttosto considerarla il frutto maturo dell’immaginazione di un uomo intraprendente, i cui interessi convergevano con quelli di un’amministrazione che sebbene prudente verso tutte le novità, accettava e incoraggiava qualche innovazione nell’ambito del settore commerciale e di quello manifatturiero per superare lo stallo di uno stato della debole vita economica e produttiva.
Si sta parlando di un imprenditore romano: quel tal Vincenzo Nelli che, quando nel maggio del 1814 il pontefice Pio VII torna - dopo il regime napoleonico - ad insediarsi nel palazzo del Quirinale, ha instaurato già una ventennale consuetudine lavorativa con l’amministrazione pontificia.

LE CARTE D'ARCHIVIO. Tutto l'affaire è trattato nelle carte della Congregazione economica , conservate presso l'Archivio di Stato  di Roma e in parte presso l'Archivio segreto vaticano
Questo post è tratto da M.Morena, Amministrazione pontificia e vicende imprenditoriali a Roma: Vincenzo Nelli e la fabbrica privativa di cristalli (1815-1841) sta in  Roma fra la restaurazione e l'elezione di Pio IX. Amministrazione, economia, società e cultura, Roma, Herder, 1997. (continua)

[immagini: N.1 J.Louis David, Pio VII incorona Napoleone; N.2 lavorazione del vetro (da
Enciclopedie di Diderot e D'Alembert) N.3. Stampa raffigurante cristalli e vetri di Boemia].
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