11 febbraio 2023

Viaggiare nello Stato pontificio. Quanta povertà e disoccupazione...

Archivio di Stato
di Roma
Siamo nel 1775.  Il pontefice  e i suoi ministri sono in riunione... si parla e si discute sui temi all'ordine del giorno. E' urgente esaminare le notizie della nuova situazione creata dalle riforme avviate nel resto d’Europa e anche in alcuni Stati italiani. 
Nello Stato pontificio c'era infatti stato solo qualche modesto tentativo per i molti ostacoli che qui minavano il difficile cammino delle riforme.
E così alla fine dell'udienza la decisione è presa da Pio VI (1775-1799) - il papa nativo di Cesena  - appena eletto. 
Egli decreta un viaggio-ispezione che avrebbe portato mons. Guglielmo Pallotta, Tesoriere generale della Reverenda Camera apostolica, e il suo seguito da Roma in su, fino alle province settentrionali.
Papa Braschi  era un conoscitore delle finanze pontificie, in quanto precedentemente, nel 1766, (durante il pontificato di Clemente XIII, 1758-1769),), aveva rivestito la importante carica di Tesoriere della Reverenda Camera apostolica, cioè il Ministro delle finanze.


SCOPI DEL VIAGGIO. Scopo di questo viaggio-ispezione è dunque quello di avere informazioni precise sui  possedimenti statali (tenute, fortezze, magazzini etc.), sulla situazione delle attività manifatturiere e commerciali nelle province.
Il papa  è interessato anche a conoscere le modalità di esazione dei dazi e delle gabelle di transito interne.
Pio VI voleva che persone di sua fiducia, con precise direttive, verificassero e completassero le informazioni, già in parte in suo possesso. Queste ultime provenivano da alcuni amministratori locali, o da precedente relazioni,: da persone di cui il papa forse poco si fidava.  Di qui la necessità di un nuovo viaggio -ispezione. 
E così i risultati di queste osservazioni sono tutte in una Relazione del viaggio...per lo stato ecclesiastico conservata nell’Archivio di Stato di Roma nella fondo Camerale II.

18 gennaio 2023

Assalto a Sant'Ivo alla Sapienza. Paolo Portoghesi e gli altri..1968.

Roma, 19 febbraio 1968: con l'involontaria complicità del giovane professore Paolo Portoghesi, tre studenti chiamati gli Uccelli fanno il nido per 36 ore sulla cupola di Sant'Ivo alla Sapienza, occupando simbolicamente quella che fu la prima università della capitale. 

Si tratta di uno degli eventi che diedero il via al Sessantotto

Con l’aiuto dell' architetto Paolo Portoghesi, allora 37enne professore molto ascoltato dai protagonisti del movimento studentesco, tre studenti, Paolo Ramundo (26 anni), Gianfranco Moltedo (26) e Martino Branca (27) occuparono il 19 febbraio 1968 la cupola del Borromini, in quella che era stata la prima storica sede della Sapienza.

 I tre - soprannominati gli Uccelli per i versi che facevano durante le assemblee studentesche -  accompagnati da Portoghesi scalarono la bella cupola, passarono la notte al freddo e poi discesero il giorno dopo tra la folla degli studenti raccolti in piazza Sant’Eustachio e corso Rinascimento.

Riuscimmo a farli uscire dalle aule occupate e da quelle infinite e verbose discussioni e a portarli al centro di Roma”, ricordano - “La nostra era una rivoluzione culturale, e dove potevamo andare se non nella cupola di un architetto rivoluzionario come Borromini

Dieci giorni dopo arrivarono gli scontri di Valle Giulia che cambiarono la storia del movimento studentesco.(per saperne di più) 

Per i suoi valori artistici e simbolici, l'edificio della chiesa di Sant'Ivo  è considerato come uno dei capolavori del Barocco e della storia dell'architettura di Francesco Borromini. L'aspirazione all'infinito, la leggerezza ricreata nel globo e in quelle fiamme che, come la luce di un faro, illuminano il fedele, sono un compendio di bellezza e di ingegno. 

E proprio al culmine della cupola lassù in alto, vicino al cielo,viene ideata un’azione fino ad allora inedita. 

RINNOVAMENTO CULTURALE. E' pur vero che l'Università italiana necessitava di un cambiamento. Nel 1956 gli iscritti ai corsi di laurea erano 212mila, dieci anni dopo erano saliti a quota 425mila. Un boom. L'Ateneo d'elite era diventato di massa, grazie anche al progresso economico e ad un ritrovato ottimismo sociale. L'insegnamento era però in mano ai cosiddetti ‘baroni’, professori che spesso comparivano solo per le lezioni senza interagire con gli studenti. Infine era sottovalutata, o ignorata, l'esigenza di laboratori e seminari che preparassero gli studenti all'attività professionale.


Si sentiva la necessità di cambiare aria, di rinnovare il concetto stesso di studio, di accessibilità, di comunicazione. 

Cominciarono così le prime occupazioni: Statale di Pisa, Palazzo Campana a Torino, Cattolica di Milano, Architettura a Milano, Roma, Napoli, di Sociologia di Trento. 

In tutta europa poi si sarebbero diffusi questi fermenti che univano universitari, liceali, giovani, operai.

Guarda qui:

https://video.repubblica.it/cronaca/i-tre-uccelli-tornano-a-sant-ivo-alla-sapienza-cosi-occupammo-la-cupola-e-scoppio-il-68/297550/298168


4 gennaio 2023

Nettezza urbana nella Roma pontificia

Nei secoli passati la produzione di rifiuti urbani era nettamente minore e di altra tipologia. Comunque il problema già esisteva..e le testimonianze scritte, giunte fino a noi, riferiscono di città sporche e maleodoranti. 
Roma non era - e non è- diversa ! 
Oggi questo problema rappresenta una vera e propria emergenzaCarta, plastica, imballaggi, rifiuti organici e oggetti di tutti tipi costituiscono una difficile questione da affrontare, collegata al consumismo e allo spreco di risorse che accompagna la vita moderna.

I PONTEFICI E IL PROBLEMA DELLA MONDEZZA. Fin dai tempi antichi, i pontefici, tramite magistrature create ad hocebbero presto ben chiaro che si doveva intervenire per evitare situazioni di degrado e di pericolosìtà, che il disordine in questo aspetto della vita cittadina provocava.
Immaginiamoci una città in cui gli scarti domestici si eliminavano gettandoli dalle finestre, e figuriamoci le strade piene di sterco di animali e immondizia di ogni genere. 
Case, stalle, porcili si affacciavano in passato sulle stesse strade, sugli stessi vicoli; mancavano fognature e acqua corrente, solo pozzi e solo dal '500 il ripristino degli antichi acquedotti e la costruzione delle fontane pubbliche a Roma garantirono l’approvvigionamento d’acqua per alcune necessità del vivere giornaliero.
Un primo cenno a questo problema si trova già negli Statuti di Roma (vedi Liber Statutorum Urbis), antica raccolta organica delle norme legislative e consuetudinarie del Comune, redatti nel 1363 all'epoca in cui Roma si era organizzata appunto in un libero "comune di popolo". 
In alcuni capitoli si proibiva infatti di gettare immondezze, o parti di animali, e altri rifiuti sulle pubbliche vie, e anche di far vagare animali per la città per non  deturpare il decoro della città e avvelenare l'aria..
Maiali spazzini in epoca mediovale


Lo scarso senso civico dei romani era stato già accertato nel '400 ai tempi del papa Martino V (1417- 1431) che, nella  costituzione, «Etsi de cunctarum» menzionava, tra i motivi che lo avevano spinto ad emanarla, gli abusi gravi e ripetuti, commessi in particolare da alcune categorie di commercianti quali i macellai, i pelapiedi (chi lavorava le zampe del maiale), considerati per la tipologia di scarti che producevano, i più pericolosi per il degrado urbano. 
E così  man mano che si procede nel tempo, a Roma il problema della pulizia delle strade e piazze dai rifiuti che si accumulavano disordinatamente, comincia a diventare una faccenda seria e lo sarà per tanti secoli. 
Frattanto cresceva e si manifestava da parte delle autorità preposte una cura più attenta per la sanità pubblica e l'igiene, che, almeno stando ad alcune disposizioni, e nonostante le multe stabilite, ben poco erano percepite come problemi dal popolo romano. 

I MAESTRI DELLE STRADE SI OCCUPAVANO ANCHE DI IMMONDIZIA DAL XIV SECOLO. E così tutte queste problematiche della vita cittadina sono affidate ai maestri delle strade, che dovevano controllare maniera più diretta gli eventuali abusi commessi dai romani...
Sono loro che si dovranno occupare, fra l'altro, di controllare che si rispettino le norme  emanate per regolamentare lo smaltimento dei rifiuti. 
I Magistri inizialmente, dal 1363 (vedi il citato Liber Statutorum Urbis), hanno solo una sorta di potere di sovrintendenza e stimolo per le questioni relative ai rifiuti, poi dal '400, grazie agli statuti emanati ad hoci loro compiti si chiariscono. 
Essi dovevano far scopare e pulire le strade e portare le immondizie al fiume in immondezzari distanti dai luoghi abitati (Cap. XXIII) e  era data loro facoltà di infliggere multe ai contravventori, specie ai «facientibus sciaquatores in viis pubblicis et contra proicientes immunditias» (chi buttava acque sporche nelle vie e contro chi gettava  immondizia etc). 

Per trovare un  esplicito riferimento al problema della nettezza urbana di Roma si deve leggere l'antico statuto dei Maestri delle strade del 1452, dove, senza giri di parole, si elencano alcuni divieti precisi, in 6 diversi capitoli.  Stabbio,  letame,  bestie morte,  e mondezza  era infatti pericolosamente gettata nelle strade di Roma. E in un antico registro della Presidenza delle strade risalente al 1467 sono numerose le multe comminate per inottemperanza alle norme di nettezza urbana.

Un vero e proprio spaccato del modo di vivere quotidiano dei cittadini romani e delle loro abitudini «igieniche» risulta dalla lettura dei bandi e notificazioni delle autorità via via preposte a questo settore. 
Queste ultime non si stancarono mai di porre nuovi divieti o di confermarne gli antichi per reprimere l'uso dei cittadini di gettare acque sporche nelle vie, o di far circolare liberamente per la città suini e bovini o, in specie, di lasciare immondizie nei più disparati angoli di Roma: ancora oggi nel centro storico della città si possono vedere le targhe marmoree fatte affiggere in vari luoghi per ricordare in maniera duratura la proibizione di "fare mondezzaro".
Quel che è certo  che, dalla fine del '500 in poi, venivano  regolarmente emanati bandi ed editti (ripetuti nei secoli XVII e XVIII) dal cardinal Camerlengo e controfirmati dai Maestri delle strade  che ci riportano ad una Roma dove soprattutto le categorie degli artigiani e commercianti contribuiva a insozzare, insieme all'incuria  del popolo 
LE CARTE D'ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. Fondamentale per seguire l'evolversi della magistratura dei Maestri di strada è l'archivio della Presidenza delle strade, conservato presso l'Archivio di Stato di Roma, e la collezione di Bandi della Biblioteca dell'Archivio di Stato di Roma.
Per la bibliografia vedi C. Scaccia Scarafoni; L'antico statuto dei "magistri stratarum..(1927), O.Verdi, Maestri di edifici e di strade a Roma nel secolo XV: Fonti e problemi (Roma nel Rinascimento - 1997)(continua).

18 dicembre 2022

Padre Jean Coste, le sue fotografie della Campagna romana sono oggi digitalizzate (in parte...)

 

Per chi lavorava o studiava, negli anni '70/'80, nella Sala di studio dell'Archivio di Stato di Roma era una presenza costante. 
Un uomo minuto con un vistoso accento francese, in clergymen, sempre un pò di fretta, che veniva per consultare  documenti, cartografie e testi concernenti la topografia storica della Campagna romana e non solo.

JEAN COSTE. Jean Coste nasce nel 1926 nella città francese di Clermont-Ferrand; specializzato in Scienze bibliche, all’interno dell’Ordine marista di Lione. Dal 1953 fu a Roma, dove si dedicò all’edizione critica dei documenti sull’origine dell’Ordine, maturando un rigoroso metodo di ricerca e di analisi delle fonti che in seguito applicò alla documentazione medievale romana e alla topografia storica del territorio romano e laziale. 

 Lo studioso è scomparso a Roma nel 1994.

LA DOMENICA IN ESPLORAZIONE. Padre Coste, dopo aver detto messa, dedicava la domenica a esplorazioni nella campagna romana, spesso accompagnato da giovani studenti.

 Jean Coste si portava dietro una macchina fotografica. Un intelligente intuizione in anni dove ancora non si dava tantissima importanza alle immagini, come oggi. Da questa attività scaturivano fotografie scattate dallo stesso Coste e dai suoi collaboratori durante le “spedizioni” di ricognizione archeologica e topografica nella Campagna Romana, effettuate dal novembre 1964 al giugno 1994, che ci tramandano un’immagine datata e databile di circa duemila soggetti fotografici per un totale di quattromila scatti

Oggi è possibile vedere parte di queste fotografie digitalizzate e messe a disposizone online..[clicca qui]

J-Coste, acquedotto Claudio
1966
Infatti grazie alla Società romana di storia patria si è  proceduto alla ricognizione, catalogazione e digitalizzazione del fondo fotografico dell’Archivio di Jean Coste, illustre medievista e studioso della topografia storica della Campagna Romana, nonché Consigliere e Segretario della Società romana. 

Il fondo fotografico costituisce un patrimonio di grande interesse dal punto di vista scientifico e persino di attualità, in quanto le immagini forniscono una testimonianza importante delle profonde mutazioni subite negli ultimi decenni dal territorio del Suburbio e dell’Agro Romano, rendendo talvolta illeggibili le preesistenze archeologiche e storiche.Tra le fotografie dell’Archivio Coste, recentemente oggetto della redazione di un inventario analitico e di una sistematica campagna di scansione a cura della Società romana e dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione del Mibact, è stato selezionato un numero rappresentativo di immagini da porre a confronto con quelle del medesimo soggetto eseguite ora, nello stesso luogo e con la stessa angolatura.

In particolare, sono stati presi in considerazione sessanta siti, fotografati da Jean Coste e dai suoi collaboratori tra il 1965 e il 1983, nel settore sudest del territorio suburbano di Roma fra le vie Tiburtina e Appia. Ciò ha permesso non solo di far conoscere e valorizzare il fondo fotografico, ma anche di fissare, grazie alle nuove immagini realizzate dal fotografo Roberto Nadalin, le tappe dell’urbanizzazione del territorio romano che hanno inciso in modo particolarmente significativo nel quadro storico e archeologico.

ARCHIVIO JEAN COSTE. Quindi presso presso la Società romana di storia patria sono depositati i materiali di ricerca e le schede di Jean Coste. 

J.Coste, Torre del Quadraro
1976

L’archivio comprende, fra l’altro, cinque schedari che contengono, ordinate in 246 buste numerate e titolate, stampe di varia misura di fotografie in bianco e nero e a colori, scattate dallo stesso Coste e dai suoi collaboratori, per lo più in occasione delle sue “spedizioni” domenicali nella Campagna Romana. 

Le fotografie rappresentano una testimonianza importante sullo stato di luoghi che nel corso degli anni successivi hanno subito profonde mutazioni. Le spedizioni, svolte dal 15 novembre 1964 al 29 giugno 1994, sono oggetto di altrettante descrizioni redatte a mano dallo stesso Coste all’interno di una serie di dodici taccuini corredati da una rubrica alfabetica dei luoghi descritti.

12 marzo 2022

L’Expo immaginato: Roma '42 e il quartiere Eur.

Anche  80 anni fa proprio Roma avrebbe dovuto ospitare un' EXPO...Ma fu tutta un'altra storia...

Era il giugno del 1935 e Giuseppe Bottai, governatore di Roma, sottopose a Mussolini un "Progetto di massima per una Esposizione Universale a Roma".
Anche in quell'epoca si era visto che il lancio della propria immagine di potenza politica e sociale passava anche dall'organizzare un' esposizione universale, nata dopo quella organizzata Londra nel 1851.
L'obiettivo di questa esposizione sarebbe stato quello di celebrare il fascismo nel ventennale della conquista del potere e contemporaneamente la costruzione di nuovi e edifici permanenti, realizzati da valenti architetti dell'epoca. Coordinatore del progetto sarà poi nominato l'architetto Marcello Piacentini.
Detto fatto, nel giro di pochi giorni venne approvata la domanda ufficiale di autorizzazione, presentata dall'Italia nel giugno del 1936 al Bureau International des Expositions (1).

SCELTA DELLA ZONA DOVE COSTRUIRE
Mussolini stesso scelse la zona dove ubicare la mostra, indicando quella delle Tre Fontane e in quell'occasione stabilì anche di sistemare e valorizzare le zone di Ostia Antica e il Lido di Castelfusano, sviluppando così la città verso il mare.

Creazione dell'Ente EUR
Per l'Esposizione venne istituito l' "Ente autonomo Esposizione Universale e Internazionale di Roma", (legge 26 dicembre 1936, n.2174 ), con una propria personalità giuridica e gestione propria, direttamente dipendente dal capo del governo.
Con la rapidità  vennero scelti anche i responsabili dell'organizzazione: commissario Generale dell'Esposizione fu nominato il senatore Vittorio Cini, affiancato da due commissari aggiunti: l'onorevole Oreste Bonomi della Direzione generale del Turismo presso il Ministero per la stampa e propaganda, e l'on. Cipriano Efisio Oppo,segretario generale della Quadriennale di Roma. I tre commissari dovevano collaborare con il Governatorato di Roma e con i vari ministri competenti.  

Oggetto dell'Esposizione

Archivio Centrale dello Stato,
cartoni relativi al Palazzo dei Ricevimenti
e dei Congressi, 
1941
Nel giugno del 1937 il commissario Cini inviò alla Segreteria particolare del duce il programma di massima riguardante la Rassegna alla quale fu assegnato il tema " Olimpiadi della Civiltà- ieri, oggi, domani ", e nel quale Cini esplicitamente affermava che lo stile dell'Esposizione del 1942 "dovrà assumere caratteri di grandiosità e monumentalità e tenderà a creare lo stile definitivo della nostra epoca quello dell'anno XX dell'Era Fascista" .

Un altro passo avanti fu l’incarico dato ad una commissione formata dagli architetti Giuseppe Pagano,Marcello Piacentini, Luigi Piccinato, Ettore Rossi, Luigi Vietti,  per realizzare il piano regolatore per l'E 42 nel gennaio del 1937, piano che fu approvato già nell'aprile dello stesso anno.

Tutte le leggi e i provvedimenti che riguardavano la rassegna furono presi in tempi rapidi : già a distanza di pochi mesi dall'approvazione del piano , Mussolini partecipò alla cerimonia di " posa della prima pietra " del Palazzo degli Uffici e si era già provveduto all'espropriazione dei terreni (l. 3.febb.1938, n.126), circa 400 ettari pagati a prezzo agricolo.

La guerra interrompe il progetto 

La crisi internazionale del 1939 creò notevoli però ostacoli alla realizzazione dell'Esposizione: blocco delle adesioni da parte dei paesi stranieri,aumento dei costi, difficoltà nel reperire uomini, materiali e mezzi necessari all'attività intrapresa. 
Mussolini diede comunque, disposizioni di continuare il progetto, mentre Cini, più realisticamente, mise in evidenza quanto di positivo era già stato realizzato

Dopo vari tentativi di Cini , prima di rinviare l'inaugurazione della rassegna al 1944 o al 1947 o di cambiarne il carattere trasformandola in un'Esposizione " Nazionale" o dell' "Asse" o " Continentale", nel febbraio del 1943 sua proposta l'Ente viene trasferito in seno al Governatorato alle dipendenze del nuovo governatore di Roma Gian Giacomo Borghese. 

Al momento della consegna alcuni lavori erano terminati (strade,gallerie,fognature, ponti), quasi ultimata la sistemazione dei parchi e dei giardini, completato il Palazzo degli Uffici ,in dirittura d'arrivo il Palazzo della Civiltà italiana , il Palazzo del ristorante e la Chiesa. Invece per altri nove edifici era stato realizzato il rustico , mentre di altri ancora solo le fondamenta.  

La guerra poi causò gravi danni alle costruzioni e alle opere già realizzate , che diventeranno teatro di scontri sanguinosi e roccaforte dell'occupazione delle truppe naziste prima e delle forze alleate dopo.

Subito dopo l' 8 settembre 1943 le truppe tedesche occuparono il Palazzo degli uffici, sede dell' ente autonomo dell' Esposizione universale di Roma.
L' occupazione , oltre ad arrecare danni all' edificio ed alle suppellettili,
fu causa di disordine e di parziale distruzione e dispersione dell' archivio.
Alla fine del 1944 venne sciolta l'Amministrazione ordinaria dell'Ente. 

Il quartiere EUR
Così dopo un lungo periodo di abbandono, gli edifici furono completati nel dopoguerra, e precisamente a partire dal 1951.

Nel 1961 fu ufficializzata la nascita di un quartiere con il nome di  EUR, quartiere moderno celebre per la sua architettura razionalista, concepito e costruito in occasione dell'Esposizione Universale.
Ma il momento cruciale di sviluppo in un moderno quartiere direzionale e residenziale furono proprio le mitiche Olimpiadi del 1960. che ebbero proprio nell'EUR uno dei principali centri delle manifestazioni.

Tutte queste vicende si svolgono nella cornice di un’architettura geometrica, razionalistail cui massimo esponente fu l'architetto Marcello Piacentini, e che è indubbiamente associata al periodo fascista. 
Un impasto di classico e moderno, che vedeva nella Roma mussoliniana l’erede di quella dei Cesari.
Molte delle costruzioni ipotizzate per l’Expo del ’42 non furono mai realizzate, come la porta imperiale, "l’arco della nuova Roma", o le avveniristiche fontane. Eppure gli interventi compiuti nel corso dei decenni successivi non hanno stravolto l’impianto originario, tant’è che lo stesso Piacentini, fautore di una visione "classica, ma moderna, modernissima", lavorò al quartiere anche nel dopoguerra.

Danni all'Archivio dell'Ente EUR

La difficile storia vissuta dall' Ente eur aveva provocato uno stato di abbandono e di disordine delle carte dell'archivio dell'Ente Eur 
volle porre rimedio l'avvocato Luigi di Maio, che è stato Commissario straordinario  dell'Ente Eur dal 1980 al 1985.
Rendendosi conto del valore storico- documentario delle carte Di Maio chiese ed ottenne che la documentazione prodotta dall' ente tra il 1937 e il 1943 fosse depositata presso l' Archivio centrale dello Stato.

Le carte, con alcuni schedari e molte centinaia di fotografie trovati negli stessi locali, furono trasferite all' Archivio centrale dello Stato nell' ottobre del 1982. Poi anche 5000 disegni (lucidi e cianografie) relative ad opere architettoniche ed urbanistiche, centinaia di lastre fotografiche e i cartoni esecutivi di 148 opere artistiche.
Nel settembre del 1984 fu perfezionato con una convenzione il deposito della documentazione prodotta negli anni 1937-43 in funzione dell' organizzazione dell' esposizione del 1942, con la sola eccezione dei collaudi, ancora utili all' ente.

Dalla documentazione emerge in tutta la sua portata il gravoso e difficile impegno dell' ente per portare a termine ad un tempo due ambiziosi programmi: la realizzazione dell' esposizione universale e la creazione dal nulla, su un' area di circa 429 ha, di un quartiere urbano di nuova concezione, unico nel suo genere, per il complesso di opere urbanistiche, architettoniche e artistiche.

BIBLIOGRAFIA.Vedi: E 42.Utopia e scenario del regime, a cura di Tullio Gregori e Achille Tartaro, Roma, Marsilio, 1992.
LE CARTE D'ARCHIVIO: vedi l'archivio dell Ente autonomo esposizione universale Roma - EUR E42 (1935-1951)
_________
1) La manifestazione ormai era diventata uno strumento necessario per un paese per lanciare la propria economia e la propria immagine di potenza politica e sociale. Oramai troppi interessi erano entrati in gioco e la portata mondiale del fenomeno fece scature la necessità di avere un regolamento a cui attenersi.
Così, da questi presupposti venne redatta la Convenzione di Parigi che sanciva la nascita del B.I.E - Bureau International des Expositions. Era il 1928 e 31 paesi nel mondo firmavano una convenzione che regolamentava sotto tutti i punti di vista l'organizzazione di questi eventi.
Con il nuovo secolo inizia la nuova era delle Esposizioni Universali.
La guerra, però, interrompe anche queste manifestazioni che riprenderanno solamente nel 1947.

4 marzo 2022

Viaggi in terre lontane: la Cina nel secolo XVI e l'Atlante di Michele Ruggieri


Oggi una delle occupazioni che più attraggono l'umanità è viaggiare, anche a causa della facilità con ci si può spostare in tutte le direzioni possibili. Però, anche nelle epoche passate nonostante i molteplici ostacoli e le difficoltà che si dovevano affrontare per intraprendere qualsiasi tipo di viaggio, il desiderio di conoscere luoghi e culture diverse ha sempre spinto l’uomo a tentare di raggiungere terre lontane.
Uno di questi pionieri dei viaggi-avventura, è stato sicuramente il gesuita Michele Ruggieri (Spinazzola, 1543 – Salerno, 11 maggio 1607), che nel secolo XVI raggiunse e visse in Cina per quasi dieci anni.

MICHELE RUGGIERI MISSIONARIO IN CINA. Ruggieri è stato missionario e primo cultore europeo della lingua e della geografia della Cina.
Originario di Spinazzola in Puglia, studiò diritto civile ed ecclesiastico a Napoli. Per breve tempo al servizio di Filippo li di Spagna, nel 1572 si fece gesuita.
 
E nel contatto fra europei e cinesi, sviluppatosi proprio in quel secolo, un ruolo di particolare rilievo fu svolto proprio dai gesuiti
Partito come missionario nel 1578 da Roma, dopo un imbarco su una nave portoghese giunse prima a Lisbona e dopo 7 lunghi mesi arrivò a Goa in India, dove si fermò per nove mesi. La richiesta di un missionario per la Cina cambiò i suoi programmi e così nel 1581 giunse a Macao. 
Qui affrontò per primo lo studio della lingua dei mandarini e con l'aiuto di un catecumeno imparò un gran numero di ideogrammi
Autore di un Catechismo che presentava i fondamenti del cristianesimo ai cinesi, attraverso i viaggi nei territori dell’impero cinese,  cercò di creare un atlante completo – che ancora oggi fornisce interessanti spunti di riflessione e di informazioni inedite per l’epoca - per illustrare questo nuovo mondo, i costumi, la lingua e la religione del popolo e del Regno di Wanli.
ASR, Atlante della Cina di Michele Ruggeri
Mentre Ruggieri progettava di partire e raggiungere Pechino,  nel 1588, a causa della difficile situazione della missione, gli fu ordinato di ritornare a Roma per portare una supplica al papa
Non potendo più tornare in Oriente, padre Michele trascorse gli ultimi anni della sua vita nel compilare l'Atlante della Cina. I suoi studi  testimoniano uno dei suoi primi incontri tra le due più importanti civiltà del mondo, quelle dell’Oriente e dell’Occidente.