13 gennaio 2017

Nettezza urbana nella Roma pontificia

Nei secoli passati la produzione di rifiuti urbani era nettamente minore e di altra tipologia. Comunque il problema già esisteva..e le testimonianze scritte, giunte fino a noi, riferiscono di città sporche e maleodoranti. 
Roma non era - e non è- diversa ! 
Oggi questo problema rappresenta una vera e propria emergenzaCarta, plastica, imballaggi, rifiuti organici e oggetti di tutti tipi costituiscono una difficile questione da affrontare, collegata al consumismo e allo spreco di risorse che accompagna la vita moderna.

I PONTEFICI E IL PROBLEMA DELLA MONDEZZA. Fin dai tempi antichi, i pontefici, tramite magistrature create ad hocebbero presto ben chiaro che si doveva intervenire per evitare situazioni di degrado e di pericolosìtà, che il disordine in questo aspetto della vita cittadina provocava.
Immaginiamoci una città in cui gli scarti domestici si eliminavano gettandoli dalle finestre, e figuriamoci le strade piene di sterco di animali e immondizia di ogni genere. 
Case, stalle, porcili si affacciavano in passato sulle stesse strade, sugli stessi vicoli; mancavano fognature e acqua corrente, solo pozzi e solo dal '500 il ripristino degli antichi acquedotti e la costruzione delle fontane pubbliche a Roma garantirono l’approvvigionamento d’acqua per alcune necessità del vivere giornaliero.
Un primo cenno a questo problema si trova già negli Statuti di Roma (vedi Liber Statutorum Urbis), antica raccolta organica delle norme legislative e consuetudinarie del Comune, redatti nel 1363 all'epoca in cui Roma si era organizzata appunto in un libero "comune di popolo". 
In alcuni capitoli si proibiva infatti di gettare immondezze, o parti di animali, e altri rifiuti sulle pubbliche vie, e anche di far vagare animali per la città per non  deturpare il decoro della città e avvelenare l'aria..
Maiali spazzini in epoca mediovale


Lo scarso senso civico dei romani era stato già accertato nel '400 ai tempi del papa Martino V (1417- 1431) che, nella  costituzione, «Etsi de cunctarum» menzionava, tra i motivi che lo avevano spinto ad emanarla, gli abusi gravi e ripetuti, commessi in particolare da alcune categorie di commercianti quali i macellai, i pelapiedi (chi lavorava le zampe del maiale), considerati per la tipologia di scarti che producevano, i più pericolosi per il degrado urbano. 
E così  man mano che si procede nel tempo, a Roma il problema della pulizia delle strade e piazze dai rifiuti che si accumulavano disordinatamente, comincia a diventare una faccenda seria e lo sarà per tanti secoli. 
Frattanto cresceva e si manifestava da parte delle autorità preposte una cura più attenta per la sanità pubblica e l'igiene, che, almeno stando ad alcune disposizioni, e nonostante le multe stabilite, ben poco erano percepite come problemi dal popolo romano. 

I MAESTRI DELLE STRADE SI OCCUPAVANO ANCHE DI IMMONDIZIA DAL XIV SECOLO. E così tutte queste problematiche della vita cittadina sono affidate ai maestri delle strade, che dovevano controllare maniera più diretta gli eventuali abusi commessi dai romani...
Sono loro che si dovranno occupare, fra l'altro, di controllare che si rispettino le norme  emanate per regolamentare lo smaltimento dei rifiuti. 
I Magistri inizialmente, dal 1363 (vedi il citato Liber Statutorum Urbis), hanno solo una sorta di potere di sovrintendenza e stimolo per le questioni relative ai rifiuti, poi dal '400, grazie agli statuti emanati ad hoci loro compiti si chiariscono. 
Essi dovevano far scopare e pulire le strade e portare le immondizie al fiume in immondezzari distanti dai luoghi abitati (Cap. XXIII) e  era data loro facoltà di infliggere multe ai contravventori, specie ai «facientibus sciaquatores in viis pubblicis et contra proicientes immunditias» (chi buttava acque sporche nelle vie e contro chi gettava  immondizia etc). 

Per trovare un  esplicito riferimento al problema della nettezza urbana di Roma si deve leggere l'antico statuto dei Maestri delle strade del 1452, dove, senza giri di parole, si elencano alcuni divieti precisi, in 6 diversi capitoli.  Stabbio,  letame,  bestie morte,  e mondezza  era infatti pericolosamente gettata nelle strade di Roma. E in un antico registro della Presidenza delle strade risalente al 1467 sono numerose le multe comminate per inottemperanza alle norme di nettezza urbana.

Un vero e proprio spaccato del modo di vivere quotidiano dei cittadini romani e delle loro abitudini «igieniche» risulta dalla lettura dei bandi e notificazioni delle autorità via via preposte a questo settore. 
Queste ultime non si stancarono mai di porre nuovi divieti o di confermarne gli antichi per reprimere l'uso dei cittadini di gettare acque sporche nelle vie, o di far circolare liberamente per la città suini e bovini o, in specie, di lasciare immondizie nei più disparati angoli di Roma: ancora oggi nel centro storico della città si possono vedere le targhe marmoree fatte affiggere in vari luoghi per ricordare in maniera duratura la proibizione di "fare mondezzaro".
Quel che è certo  che, dalla fine del '500 in poi, venivano  regolarmente emanati bandi ed editti (ripetuti nei secoli XVII e XVIII) dal cardinal Camerlengo e controfirmati dai Maestri delle strade  che ci riportano ad una Roma dove soprattutto le categorie degli artigiani e commercianti contribuiva a insozzare, insieme all'incuria  del popolo 
LE CARTE D'ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. Fondamentale per seguire l'evolversi della magistratura dei Maestri di strada è l'archivio della Presidenza delle strade, conservato presso l'Archivio di Stato di Roma, e la collezione di Bandi della Biblioteca dell'Archivio di Stato di Roma.
Per la bibliografia vedi C. Scaccia Scarafoni; L'antico statuto dei "magistri stratarum..(1927), O.Verdi, Maestri di edifici e di strade a Roma nel secolo XV: Fonti e problemi (Roma nel Rinascimento - 1997)(continua).