01 marzo 2012

Nel Catasto urbano di Roma è registrata una fabbrica di cristalli!

ASR - Catasto Gregoriano, 
particolare della particella del Rione Monti, 
in cui era la fabbrica



Una ricerca su un edificio situato a Roma e adibito a fabbrica dei cristalli fa nascere la voglia di conoscere altre informazioni:esisteva veramente? In quale zona della città era ubicato? Chi era il proprietario? Quale era la sua estensione?(etc.)
E così, per completare la ricerca sulla fabbrica dei cristalli a Roma possiamo provare ad interrogare la documentazione catastale conservata nell'Archivio di Stato di Roma.
Non sempre però ciò è possibile. Infatti il periodo in cui collocare l'esistenza a Roma di questo edificio, databile  all'incirca intorno al 1818  facilita la ricerca. Perchè? Proprio dal 1816-17 prende via l'importante iniziativa voluta dal papa Pio VII  (1742 –1823) di far redigere una nuova pianta catastale di Roma  e un catasto generale rustico e urbano di tutto lo Stato, su cui avviare un  sistema fiscale più moderno.
Non sarebbe stato facile visto la miriade di particolarismi, e privilegi  in cui ci si muoveva.
ll papa Pio VII, nel 1817, affida quindi la formazione di una nuova  pianta catastale di Roma a due famosi architetti Giacomo Palazzi e Gaspare Salvi.
Intanto un anno prima si era avviato anche il nuovo catasto, chiamato Gregoriano perché attivato definitivamente solo durante il pontificato di Gregorio XVI nel 1835. 
Ma come si pagavano le tasse sulle proprietà immobiliari, in mancanza di una imposta fondiaria e di un vero e proprio catasto? Fino al secolo XVIII questo tipo di tasse gravavano  sulle comunità dello stato (vedi archivio della Congregazione del Buon Governo in ASR). Queste poi si rifacevano sui sudditi, che dovevano contribuire al pagamento di varie imposizioni in base alle proprietà. Proprio per questo si determinarono nel corso dei secoli vari editti per la formazione dei catasti.
In quei tempi, il sistema più utilizzato per formare i catasti era quello delle assegne. In sostanza si trattava di autodenunce giurate fatte dai vari proprietari, spesso tutt’altro che omegenee e spesso fallaci.  
Roma invece  per la sua condizione di dominante godeva fin dai tempi antichi di un sistema particolare: era spesso esente da qualsiasi contribuzione !!! Così come molteplici erano le esenzioni per altri ceti.
La situazione cambiò totalmente nel 1801, quando lo stesso Pio VII impose una nuova tassa, la dativa reale, che gravava direttamente sia sui terreni che sugli immobili dei singoli proprietari, inclusa Roma.
Tornando al catasto urbano di Roma, molto complessa è stata la sua formazione.
Basti dire che si partì dall'aggiornamento e verifica della Nuova pianta del 1748 di Giambattista Nolli.   
Dal 1 gennaio 1824, a lavori finiti, entrò in vigore il Nuovo censimento dei fabbricati e terreni inclusi dentro le mura dell'alma città di Roma.

ASR, Catasto Gregoriano,
Brogliardo del rione Monti, 
registrazione della fabbrica
 Le mappe ralizzate furono 14, una per ogni rione di Roma con un numero diverso di fogli a seconda dell'estensione del rione stesso.
Accanto alle mappe i brogliardi.
Tutta questa documentazione è conservata nell'Archivio di stato di Roma.
Il brogliardo si presenta come un registro diviso in colonne dove vengono descritti i seguenti dati: numero della particella riferita alla mappa, ubicazione, numero civico, natura dei fondi e loro uso,nome cognome e genitore del proprietario, numero dei piani, superficie dei fondi.
G.Nolli, Pianta del 1748 -
lo stesso isolato dell fabbrica
Partendo proprio dai brogliardi  è possibile ritrovare nel rione Monti, nella centralissima via delle Quattro fontane, ai numeri civici 67 e 70 due
fabbricati, con giardino , utilizzati come fabbrica dei cristalli, registrati a nome di Vincenzo Nelli.
In attesa che venga ripristinata la consultazione online  del catasto gregoriano, può essere utile, sebbene incompleto, il webgis alla pagina [...]. Inoltre anche nella pianta del Nolli del 1748, digitalizzata e online, è possibile rintracciare la stessa zona, andando alla pagina  [...]


01 febbraio 2012

L'Accademia di san Luca e la stima dei quadri

Raffaello, San Luca dipinge la Vergine
(Accademia di San Luca)
Siamo nel 1818 e prima di concludere l'acquisto della famosa pittura, nota come Nozze aldobrandine oggi nei musei vaticani,  i vertici dell'amministrazione finanziaria romana vogliono vederci chiaro sul suo reale valore di mercato. 
La richiesta avanzata dall'imprenditore Vincenzo Nelli, figura di spicco nella vita economica romana, è di scudi 15.000. A fronte però di questa ingente somma, le alte cariche dell'amministrazione contabile mostrano al pontefice, che premeva per l'acquisto, dubbi e perplessità. Si decide quindi di far stimare il valore della pittura.

Chi meglio degli accademici di San Luca poteva esprimere un parere in merito? Viene così interpellata la classe pittorica dell’Accademia di San Luca.
Questa famosa istituzione romana era stata fondata nel 1593 da Federico Zuccaried era strutturata in 3 classi: pittura, scultura e architettura, al loro interno rappresentate da valenti personalità. L'Accademia di San Luca si poneva lo scopo di soddisfare i bisogni educativi, sociali e collegiali dei pittori, degli scultori e degli architetti di Roma. Svolgeva una importante attività didattica, un azione di sostegno e valorizzazione nei confronti degli artisti, spesso confusi nelle epoche passate con gli artigiani. Col tempo poi si era sviluppato un crescente controllo sulla produzione artistica e sulle stime dei manufatti artistici.    Insomma un punto di riferimento a Roma per il settore delle Belle arti.
Dopo un accurato esame, gli accademici di San Luca valutano la pittura in base alla sua rarità, alla sua fama e, tenendo anche in conto i sostanziali miglioramenti apportati dal Nelli, stabiliscono finalemente il suo valore in 7.500 scudi.

Vincenzo Camuccini, auotritratto

In realtà Nelli incassò 10.000 scudi, una sorta di  finanziamento extra per incentivare il suo progetto di fabbricazione del vetro a Roma, attività che si riteneva importante incentivare.
D’altronde non sarà la prima e ultima  volta che Nelli commercia in quadri. Infatti subito dopo, nel 1820, indebitato nei confronti della Camera apostolica, per l'appalto dei nitri e delle polveri, è costretto a cedere allo stato 4 quadri di gran valore: due doppi ritratti del pittore fiammingo Antoon Van Dick, un altro della bottega di Rubens rappresentante San Francesco che riceve le Stimmate e infine la Madonna col bambino del pittore Luca Cambiaso.
Anche in questo caso la stima è fatta da due famosi accademici: il pittore neoclassico Vincenzo Camuccini e il pittore francese neoclassico J.B. Wicar.
Per ricostruire la storia istituzionale dell'Accademia di San Luca importanti documenti sono conservati presso l'Archivio di Stato di Roma, nei protocolli dei notai che rogavano a Roma dalla seconda metà del secolo XIV ai primi del XVII. Oltre ai contratti che si stipulavano tra privati, si conservano in questi grandi volumi, corredati da rubriche,  tanti altri atti verbalizzati in qualità di cancellieri per parecchi tribunali della Curia capitolina( ASRoma, fondo Trenta Notai capitolini). Grazie ad un progetto di digitalizzazione, che vede coinvolte parecchie istituzioni, parecchi documenti sono già   consultabili online [clicca qui].
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tratto da M.Morena, Amministrazione pontificia e vicende imprenditoriali a Roma: Vincenzo Nelli e la fabbrica privativa di cristalli (1815-1841) sta in  Roma fra la restaurazione e l'elezione di Pio IX. Amministrazione, economia, società e cultura, Roma, Herder, 1997.

02 gennaio 2012

Come vendere un quadro al papa..


Lo sviluppo del progetto di aprire a Roma una fabbrica per la fabbricazione del vetro viene rallentato dall’affaire della vendita delle Nozze Aldobrandine, un grande affresco  romano del I secolo d. C. scoperto sull´Esquilino. Si trattava di una pittura parietale, con scene di preparazione alle nozze scoperta nel 1605 su una casa all'Esquilino e appartenuta alla famiglia Aldobrandini. Per effettuare un primo restauro si era staccato l'intonaco su cui era la'ffresco per trasferirlo su tavole di legno.
Come riferito dallo stesso Vincenzo Nelli, proprietario, come già detto, della pittura e imprenditore della fabbrica, un certo Harris di Londra, probabilmente una casa d’aste, gli aveva fatto un’offerta interessante : più di 15.00 scudi. Ci voleva però il permesso dell’amministrazione pontificia per esportare il quadro. L’alternativa era costituita dal far acquistare il quadro dallo Stato. E' quanto scrive Nelli al cardinale Consalvi, segretario di Stato. Dice la verità o è un bluff, per vendere ad un prezzo molto alto la pittura al papa Pio VII, di cui godeva la fiducia? 
Nelli in effetti aveva pagato la pittura solo 3000 scudi, però si era occupato anche di un nuovo restauro. 

25 novembre 2011

Imprenditori a Roma fra '700 e '800

 
A Roma nelle epoche passate per svolgere qualche iniziativa imprenditoriale di successo  era necessario avere i capitali e e le giuste conoscenze e appoggi presso il papa e le alte gerarchie ecclesiastiche. Ieri come oggi !
Un esempio è quello di due appaltatori-imprenditori attivi nella vita economia romana fra 1700-1800: Annibale e Vincenzo Nelli.
E’ nella 2a metà del ‘700 che comincia la loro avventura. 
Il capostipite capitano Annibale Nelli crea una solida posizione economica grazie alla gestione di alcuni appalti per conto della Camera apostolica, il Ministero delle finanze dello Stato pontificio. Ma non solo. Sicuramente gode della benevolenza del primo papa cesenate Pio VI (1775- 1799). E’ infatti proprio Annibale ad organizzare l’importante viaggio di Pio VI, fatto nel febbraio 1782, a Vienna  per incontrare l'Imperatore Giuseppe II e ribadire la supremazia di Roma.

19 ottobre 2011

Il vetro a Roma. Aiuti per migliorare la produzione



Come per tanti altri prodotti, scadende era la  qualità del vetro fabbricato a Roma. E' quanto riferito dall'importante inchiesta fatta dall'amministrazione francese del 1809-10. Fin dall'epoca romana  questo materiale era conosciuto  e  veniva utilizzato per la creazione di oggetti artistici e per oggetti di uso comune (bottiglie, bicchieri, vasellame etc).
Durante tutto il Rinascimento, Venezia era stata un punto di riferimento per l'arte vetraria di tutta l'Europa*. La raffinata produzione del vetro veneziano creava oggetti di uso comune, perlopiù in vetro cavo, e a partire dal Quattrocento oggetti "di lusso",  di grande valore economico, la cui tecnica veniva custodita e conservata segreta. Poi la supremazia passò alla Boemia dove a partire dal secolo XVIII si cominciò a produrre il cristallo.  

02 settembre 2011

Grazie ai Francesi si conoscono le attivita' commerciali di Roma!


Pio VII incorona Napoleone I (J.Louis David)
Roma, 1809.  I francesi hanno appena occupato Roma. Possiamo solo immaginare quanto sia difficile per i nuovi governanti capire come agire in una realtà così complessa come la città dei papi. Subito si rende necessario, per poter poi emanare qualche nuovo provvedimento , conoscere l'economia della città e la consistenza delle attività esistenti. Come ? Grazie ad un censimento  delle singole arti,  manifatture  e industrie in funzione in questi anni.  Lo scopo è sicuramente collegato alla necessità di imporre nuove tasse, di requisire dei beni necessari alle truppe francesi, e, in parte, si guarda più avanti tentando di promuovere un vero e proprio rinnovamento economico !

01 giugno 2011

Da Roma a Terracina. Pio VI in viaggio per la bonifica delle paludi pontine

Considerando la difficile situazione delle vie di comunicazione nello stato pontificio e dei mezzi di trasporto, mettersi in viaggio era veramente un'impresa!
I pontefici però si sono sempre spostati da Roma per vari motivi.
Che cosa li spingeva a intraprendere i viaggi, spesso lunghi e soprattutto disagiati, che mal si adattavano alla figura classica del papa, raffigurato in vari dipinti, e quasi sempre in età avanzata? Presupposto importante di alcuni di questi viaggi era il fatto che si trattava di  sostenere delle iniziative, cui tevevano molto, e in cui avevano investito molto denaro. Recandosi sul posto c'era modo di controllare lo stato dell'arte, dando lustro all'iniziativa stessa in modo da incoraggiare il suo proseguimento, con effetti benefici sul prestigio dello Stato. 

29 aprile 2011

Cristina di Svezia nelle stanze del Palazzo vaticano, dicembre 1655.


Matteo Greutner (1556 - 1638)
 Palazzo vaticano
Giardino del Belvedere

Gli eventi che videro protagonisti papa Alessandro VII e la regina Cristina di Svezia nel 1655 trovano degli interessanti riscontri  in alcuni documenti, conservati nell'ASR. Il motivo per cui queste carte sono state scritte è esclusivamente contabile.
Conti, fatture, ricevute, elenchi delle merci (etc)  e dei servizi prestati servivano ad artigiani, negozianti, sarti, facchini (etc) per farsi pagare .  Le stesse carte venivano conservati dagli uffici contabili pontifici, come dimostrazione dei pagamenti fatti. Ieri, come oggi.
L'organizzazione contabile dello Stato pontificio era molto complessa. Si disponeva di una cassa, la Depositeria,  da cui venivano effettuati i vari pagamenti (sostituita nel secolo XVIII dal Monte di Pietà). Tutti i conti presentati -le cosidette giustificazioni - una volta esaminti e giudicati in regola, erano seguiti da un mandato di pagamento emesso a favore del titolare del credito.
Nelle province i vari pagamenti  di tasse ed altro (etc) erano appaltati a tesorieri provinciali. Tutti i conti  erano registrati dagli uffici della Computisteria generale della reverenda Camera apostolica. 
Diverso il caso delle spese fatte per ricevere ed alloggiare Cristina di Svezia A Roma. 
I pranzi, gli addobbi, l'allestimento degli appartamenti (etc) sono direttamente pagati dal dispensiere del palazzo apostolico.
Ovviamente per le sue spese personali, per quelle riguardanti il Palazzo apostolico,  e per la sua mensa   il papa aveva a disposizione dei conti a parte, dove dette spese venivano comunque registrate (vedi a tal proposito i registri della Tesoreria segreta, delle Spese del maggiordomo, e delle Spese minute di palazzo o del cubiculario, sempre nell'ASR). Lo stesso dicasi per le altre spese fatte  per ricevere la Regina Cristina in altre località dello Stato. Il sistema era quello di reperire e mettere a disposizione una certa somma , gestita da un amministratore locale.