venerdì 18 luglio 2008

L'acquedotto Felice

Prospettiva della villa Montalto-Peretti con i suoi giardini
Roma, villa Montalto-Peretti in piazza Termini(G.Vasi)

L’acquedotto Felice è stato realizzato dal papa Sisto V (Felice Peretti 1585-1590) durante gli anni del suo breve ma intenso pontificato. Coadiuvato dall’architetto Domenico Fontana, Sisto V riprende il progetto di portare l’acqua nella zona alta della città -i monti- sede anche di importanti edifici - fra cui la sua stessa villa a S. Maria Maggiore - e dove gli abitanti : ...essendo costretti a bere ordinariamente l’acqua del Tevere..ne morivano per male di renella da essa cagionato... Per circa tre secoli l'area dove si trova attualmente la stazione Termini è stata occupata da una bellissima villa rinascimentale, la più grande costruita dentro le mura aureliane e una delle più sontuose. Era la villa del cardinale Felice Peretti, poi diventato papa col nome di Sisto V. Per alimentare i suoi splendidi giardini, la villa aveva bisogno di un enorme quantitativo d'acqua. E Sisto V se la procura! Il grande pontefice, noto per una molteplicità e varietà di iniziative veramente sorprendente, per la progettazione di questo acquedotto - che prende il suo nome - non si ferma davanti alla difficoltà dell'impresa nè per le spese che un tale progetto richiede. Interessante a tal proposito è la motivazione espressa nella dispositio del provvedimento (chirografo) emanato in data 28 maggio 1585 da Sisto V per condottare l’acqua Felice a Roma : ...Quae almae Urbis nostrae ornatum, ac decorem, habitantiumque in ea commoditatem, et utilitatem augere possunt, ea omni studio, ac voluntate amplectenda, favendaque nobis sunt .. Contestualmente viene stipulato l’istromento di acquisto dell’acqua del casale di Pantano dei Grifi di proprietà del nobile Marzio Colonna. L’acquedotto Felice forniva la parte alta della città i cosìdetti Monti, sboccava al Quirinale, al fontanone di piazza S.Bernardo, correva sull’Esquilino vicino S.Maria Maggiore e sul Pincio, per poi biforcarsi verso le Quattro fontane e il Quirinale, poi ancora verso piazza S.Marco e il Campidoglio.

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martedì 3 giugno 2008

L’acquedotto Vergine


ASRoma, stampa raffigurante l'aquarolo


Roma nella 1^ metà del sec.XVI offriva un aspetto miserando…la popolazione doveva per lo più accontentarsi dell’acqua delle cisterne e del Tevere, che gli aquaroli, organizzati in corporazioni (gli acquerenari) vendevano ogni giorno in tutta la città. Andavano a prenderla a monte, oltre Ripetta, perché fosse relativamente pulita; ma la lasciavano riposare per 5 o sei giorni. Fu il pontefice Pio IV (1559-1565) a interessarsi nuovamente dell'acqua di Trevi. Per il lavoro di riattamento dell'acquedotto si offerse un tal Antonio Trivisio per 20.000 scudi, il cui pagamento sarebbe stato a carico del pontefice, del clero e anche del popolo. Tale somma però non bastò a completare il lavoro; tant'è che il pontefice successivo Pio V(1566-1572), per proseguirla, ne affidò l'incarico al cardinale Giovanni Ricci, che con 10.000 scudi ricavati da una gabella imposta sul vino, riuscì a far concludere i lavori. Subito dopo, sotto il pontificato di Gregorio XIII (1572-1585), vennero istallate nuove condutture e fontane alimentate dall'acqua Vergine: quella di piazza del popolo, di piazza Colonna, quella del Pantheon, due in piazza Navona, per citare le più conosciute. Temporaneamente il problema della fornitura d'acqua a Roma sembrava in parte risolto, almeno per i vecchi quartieri, che erano anche i più popolosi: la zona cioè lungo il Corso e nei pressi di piazza del popolo.