lunedì 15 giugno 2009

Fonti per la storia dei rapporti fra SantaSede e Modena


Archivio di Stato di Modena, Capitulationi stipulate tra papa Clemente VIII e Cesare d'Este

I risultati della ricerca sui rapporti fra lo stato di Modena e la Santa Sede (1) sono scaturiti da un' indagine iniziata dai documenti conservati nell’ Archivio di Stato di Roma e successivamente nell’Archivio segreto vaticano. Siamo partiti dal fondo Camerale III, dove la documentazione è ordinata per luoghi sotto il nome dei comuni dello stato pontificio . Questo importante archivio conservato nell'ASR contiene la documentazione scaturita dai rapporti fra il tesoriere generale, i depositari locali, i tesorieri provinciali, gli appaltatori camerali, i governatori ed infine la congregazione del buon governo e le varie presidenze. In particolare nella voce Ferrara si conservano le Lettere del cardinale Aldobrandini al card. Cesi pel acquisto di Ferrara (1597 – 98), a seguire: “Affitto dei beni del duca di Modena sul ferrarese (1757 – 58), a seguire la “Miscellanea fra cui beni e livelli ecclesiastici nel ducato modenese” e la “Scrittura pubblicata per parte del serenissimo Duca di Modena, Scrittura pubblicata per parte del serenissimo duca di Modena e Risposta delle ragioni che la serenissima casa d’este ha con la Camera apostolica” . Sempre fra i fondi dell'ASR, nei Cameralia diversa – Collectio Rubini c’è l’ Elenco dei documenti esistenti nell’Archivio segreto vaticano circa le controversie tra la Camera e il duca di Modena circa la pretensione di quest’ultimo di alcune valli di Comacchio.

Ancora curiosando fra i manoscritti della Biblioteca dell’ ASR si è trovata la Relazione delle ragioni entrate e pregiudizi della Camera apostolica nella città, valli e boschi di Comacchio di A. Ricci, compilata nel 1628 per incarico di Urbano VIII. L’autore della relazione destinata ad illustrare agli ufficiali della reverenda Camera apostolica, da cui dipendeva l’amministrazione delle valli, l’effettiva situazione locale e i relativi problemi economico –giuridici, era l’ex governatore pontificio di Comacchio e del suo territorio.

Venendo all’Archivio segreto vaticano, c'è da dire che le lunghe dispute fra Modena e la Santa Sede hanno lasciato evidenti tracce: si veda a tal proprosito le Scritture per la Camera apostolica nella causa Ferrariensis et Comacchiensis [...] cioè contro le pretensioni eccitate dal duca di Modena e sui miglioramnti feudali e sulle valli di Comacchio e sopra altri beni pretesi allodaili come bosco dell’Elisea e alcune case in Ferrara; Note delle pretensioni del Duca.”e anche Lettera di M.Farnese sulle pretensioni del duca di Modena riguardo alle artiglierie, allo spazio del terraglio presso la fortezza (2 giugno 1604)

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Infine una segnalazione. Fra le carte dell ‘Archivio segreto vaticano ci siamo imbattuti in una lettera di L. A. Muratori (archivista e bibliotecario presso i duchi estensi di Modena) a Benedetto XIV in cui l’insigne studioso propone delle interessanti iniziative che abbiamo ritenuto di dover segnalare, nonostante esulino dal discorso che stavamo trattando. In breve Il Muratori suggeriva la preparazione di un’opera intitolata Nuova Italia Sacra. Si trattava quindi di individuare una persona da inviare negli archivi soprattutto dei monasteri antichi al fine di raccogliere notizie sfuggite a precedenti opere erudite.

(1) Cfr. Lo stato di Modena e la Santa Sede di Marina Morena e Luigi Londei, pubblicato nel 2001 dalla Direzione generale degli archivi nella collana Saggi 66 con il titolo Lo Stato di Modena. Una capitale, una dinastia, una civiltà nella storia d’europa , Atti del convegno Modena , 25-28 marzo 1998 a cura di An gelo Spaggiari e Giuseppe Trenti .





giovedì 21 maggio 2009

Tentativi per recuperare la tenuta della Mesola

ASR, Veduta del Palazzo della Mesola dalla parte di Levante

Nel corso del XVIII secolo subì una significativa evoluzione la questione dei beni allodiali (cioè le terre possedute in piena proprietà) estensi nel ferrarese, il più importante dei quali era la tenuta della Mesola. Gli Estensi avevano nei secoli valorizzato questa zona bonificandola e costruendovi un castello. La proprietà della Mesola era stato motivo di rivalità con i papi, ma anche con i veneziani.
Nel 1757 il governo pontificio intraprese un passo, presso la corte di Modena, per prendere in affitto perpetuo il complesso dei beni sopra detti: si trattava, ovviamente, di una forma di alienazione mascherata, in quanto i duchi di Modena non avrebbero più avuto la possibilità di rientrare in possesso dei beni, ma solo quella di percepire per sempre il canone di affitto. Con questa sistemazione, sarebbe inoltre scomparsa la figura del rappresentante degli interessi estensi in Ferrara, previsto dalla convenzione di Faenza. Pur trattandosi, formalmente, di personaggio incaricato di sovrintendere ai privati affari economici dei duchi modenesi, e quindi non ufficialmente investito di funzioni politiche, pure aveva sempre costituito una spina nel fianco delle autorità pontificie che si sentivano in qualche misura controllate nella loro azione. Analogo effetto produceva la presenza in Ferrara di altri interessi modenesi, fra i quali segnaliamo la questione del diritto di posta, che assicurava il trasporto a spese del governo pontificio di tutte le corrispondenze da e per Modena, transitanti per Ferrara.
Negli uffici romani si cominciò così a preparare uno schema di contratto di affitto perpetuo, , che prevedeva anche l'abbandono di tutti i diritti e interessi che la casa estense aveva nella legazione ferrarese. La trattativa andò avanti per circa due anni, e si giunse alla redazione di una bozza di trattato, che però non andò in porto a causa di un intervento della corte di Vienna. Questa aveva stipulato un trattato di matrimonio tra l'arciduca Ferdinando, figlio di Maria Teresa, e Maria Beatrice Ricciarda, figlia primogenita dell'allora erede al trono ducale Ercole Rinaldo, ed ancora bambina. Per sicurezza della dote erano stati obbligati i beni estensi nel Ferrarese: approfittando di ciò, ed ufficialmente per continuare a garantire la sicurezza della dote della giovanissima principessa, la corte di Vienna avanzò a quella di Modena la richiesta di conseguire l'effettivo possesso dei beni stessi. L'intervento, per quanto solide potessero essere le sue motivazioni economiche, aveva in realtà un contenuto politico, poiché si voleva impedire un pieno esplicarsi della sovranità papale sul territorio ferrarese. Vane infatti furono tutte le controproposte romane volte a garantire in altra maniera gli interessi economici di Vienna. La tenuta di Mesola fu nel 1759 venduta dal duca Francesco all'impero austriaco, e successivamente riacquistata dal pontefice Pio VI nel 1785, entrando così a far parte delle proprietà della Camera apostolica e, da questa, al demanio dello stato italiano

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