3 maggio 2012

La tassa sulle carte da gioco.


ASR, Foglio di carte da gioco 
con stampato
 il bollino per le case private
Un sistema assai collaudato dal governo pontificio era quello di imporre tasse indirette: per cui, in tutte le epoche, era tutto un fiorire di gabelle (termine usato per indicare qualunque imposta) di tutti i tipi e che andavano a colpire soprattutto il consumo di moltissime merci di uso popolare, ma non solo. 

LA GABELLA. Nel caso delle carte da gioco è addirittura dal lontano 1588 che il cosìdetto papa tosto  Sisto V (Felice Peretti 1585-1590) pensò bene di ricavare denaro anche grazie all'utilizzo di questi prodotti, molto diffusi a Roma e nelle altre province dello Stato.
Pertanto, cercando  fra gli atti del notaio capitolino Tydeus de Marchi, si conservano i capitoli del contratto datato 1588 che regolamentava la privativa sul bollo delle carte da gioco e la relativa fabbricazione
L'appaltatore Achille Pinamonte avrebbe dovuto pagare in cambio della concessione dell'appalto - concernente la riscossione della gabella, ma anche la fabbricazione delle stesse carte da gioco - all'amministrazione camerale la somma di 7.000 scudi per sette anni (a cominciare dal 1° settembre 1589).


RISCOSSIONE DELLA TASSA E FABBRICAZIONE DELLE CARTE DA GIOCO. Complessa è stata l'evoluzione di questo settore dal 1588 al 1870, anno della caduta dello stato pontificio, che proprio per la sua durata ha subito  notevoli modificazioni. Per semplificare , si possono distinguere: il periodo degli appaltatori privati (1588-1678); l’amministrazione in proprio dell’ospizio apostolico di S. Michele (1678-1728); il ripristino dell’appalto ai privati (1728-1803); l’amministrazione del bollo sulle carte da gioco (1803-1870). 
La tassa imposta fin dall’inizio per ogni mazzo di carte era di un giulio.
Da notare che tale somma sarebbe rimasta invariata per  lungo tempo, indipendentemente dall’importo stabilito per l’appalto della gabella o dal suo ricavato annuo. Il contesto socio-economico in cui si inseriva l’appalto non permise nel corso degli anni un progressivo aggravio della tassa.
Esistevano due tipi di bolli per le carte da gioco: quello per i mazzi che si usavano in casa e quello per i mazzi che si usavano in luoghi pubblici
Diffussimo in tutti i secoli, proprio per evadere la gabella, fu il contrabbando delle carte da gioco. Bologna in primis era il luogo dove le carte era fabbricate con maggiore perfezione e a costi minori. Questo problema del contrabbando insieme ad alle proibizioni dei giochi di carte costituì per gli imprenditori-appaltatori una spina nel fianco perchè minava i loro guadagni, e diede luogo a moltissimi conflitti con le autorità pontificie...


per saperne di più vedi la bibliografia nel post precedente [...]