23 settembre 2016

Anche al tempo di Martino V (1417-1431) Roma viveva nel degrado..

Piazza Navona
 nel Rinascimento
L'11 novembre 1417 viene eletto papa il cardinale Oddone della potente famiglia dei Colonna e consacrato nella cattedrale di Costanza il 21 novembre con il nome di Martino V (1417-1431)
Con questa elezione (come già scritto qui) si chiude la dolorosa parentesi dello scisma di occidente caratterizzata da guerre civili, tirannie da parte delle  potenti famiglie romane, e violenze del popoloI romani, che in quel periodo sono 30.000,  vivevano miseramente. 
Nonostante il degrado, rimaneva intatto il fascino della Roma antica e ancora molto forte il prestigio della capitale della cristianità. 

IL DEGRADO DI ROMA. Una conferma viene dall’umanista Bartolomeo Platina che così descrive Roma al ritorno di Martino V, nella biografia del pontefice: «[Martino V] Trovò la città di Roma talmente devastata e spopolata, che pareva aver perso ogni aspetto civile. I palazzi sembravano sul punto di crollare, gli edifici sacri andati in rovina, le strade deserte, la città fangosa e abbandonata, afflitta dalla povertà e dalla carestia. Che devo dire di più? Non vi si poteva scorgere nessuna traccia di civiltà urbana. Avresti detto che tutti i cittadini fossero dei semplici inquilini». Insomma un quadro di decadenza spaventosa. 

Martino V  si trova ad affrontare molti problemi. Deve restituire potere e autorità al papato a Roma e nei territori della Chiesa. 
Il papa capisce che servono dei simboli visibili e plateali per mostrare l'accresciuto potere pontificio e la rinnovata grandezza a Roma. 

MARTINO V E I MAESTRI DI STRADA. Chiuso il concilio il 22 aprile 1418, Martino V parte per l' Italia e arriva, dopo 3 anni di peregrinazioni, a Roma il 30 settembre 1420; vi è accolto in trionfo dalla popolazione che spera fortemente in lui. 
Il tempo di organizzarsi e chiamare a Roma l' umanista Poggio Bracciolini come segretario e consigliere sul da farsi, rimboccandosi le maniche per ridare vita alla città. 
Prima di tutto si preoccupa di ristabilire ordine in  una città allo sbando chiamando i «magistri viarum», cioè gli ispettori stradali, che come autentici poliziotti ripuliscano le strade da ladri e malviventi.
Nel 1423 indice un giubileo, basandosi sulla cadenza di 33 anni (quelli della vita di Cristo). E' di due anni posteriore la famosa Bolla Etsi in cunctarum... con cui denuncia ai suoi contemporanei, senza mezzi termini, il degrado di Roma... (leggi qui >>)

NUOVE STRADE. A partire dalla metà del '400 i Maestri di Strade assumono sempre più importanza nella vita cittadina, grazie a importanti compiti relativi alla viabilità urbana
Così nel periodo tra la metà del '400 e la metà del 500 mentre a Roma Martino V e i suoi seccessori avviano varie iniziative artistiche, si assiste anche ad un intenso sviluppo urbanistico tale da far sorgere il problema della manutenzione ed ampliamento della rete viaria  e della costruzione di nuove strade e piazze
Uno dei problemi era quello di fare le selciate nelle strade di Roma. Di qui la decisione di addossare le spese ai padroni delle case la cui facciata era posta sulla strada, cosìdetti frontisti. E se poi, come spesso accadeva i proprietari non avessero pagato questi lavori, la magistratura poteva procedere al sequestro dei beni e perfino alla carcerazione. Ovviamente questa decisione non incontrò il favore dei proprietari tanto che ben presto prevalse l'uso, fino alle riforme del XIX secolo, di fare eseguire i lavori di riparazione delle selciate delle vie urbane direttamente ai proprietari (o inquilini) frontisti, a loro spese e previa intimazione spedita a cura della magistratura delle strade. 

In caso di inadempienza i Maestri e poi la Presidenza delle strade provvedevano a far eseguire i lavori dai capomastri muratori dei rioni, imponendo poi una tassa ai proprietari, proporzionale all'estensione della facciata dell'immobile.

Frequenti le polemiche tra cittadini e i Maestri e poi la Presidenza, per la scarsa qualità dei materiali e dell'accuratezza dei lavori fatti eseguire dagli utenti. 
Invece per la manutenzione delle piazze, già all'epoca importanti snodi per la viabilita della città, ci pensava direttamente la magistratura  con le sue maestranze. 
LE CARTE D' ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. Alcune testimonianze sulle competenze dei magistri sono nella  documentazione statutaria emanata nel secoli XIV- XV e in alcune bolle pontificie (vedi post precedente)
Mentre per i secoli successivi ci si dovrà riferire a quanto conservato nel grande archivio della Presidenza delle strade,  presso l'Archivio di stato di Roma. 
Cfr. Daniela Sinisi, La Presidenza delle Strade,  in Maria Grazia Pastura Ruggero, La Reverenda Camera Apostolica e i suoi archivi secoli (XV-XVIII) con contributi di Paolo Cherubini, Luigi Londei, Marina Morena e Daniela Sinisi, Archivio di Stato di Roma - Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica, Roma 1987, pp. 100-118
Cfr.anche O.Verdi, Maestri di edifici e strade a Roma nel secolo XV,Roma nel Rinascimento, 1997.
Per Martino V vedi anche l'enciclopedia Treccani dei Papi alla pagina :http://www.treccani.it/enciclopedia/martino-v-papa/