25 maggio 2017

Furti di libri a Roma nel 1678

La cronaca di questi anni riferisce che la Germania ha restituito all'Italia oltre cinquecento volumi storici che erano stati comprati da una casa d'aste a Monaco dopo essere stati trasportati illegalmente dall'Italia. I libri, fra i quali spiccano edizioni originali di Galileo Galilei e Copernico, erano stati trafugati dal direttore della Biblioteca dei Girolamini di Napoli, Marino Massimo De Caro, con l'aiuto di una organizzazione criminale. 
Le 'cinquecentine', ossia i libri stampati fra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo hanno un valore stimato fra i due e i tre milioni di euro.
Così in presenza di furti di libri rari e preziosi si pensa subito a  bibliofili di alto rango, a collezionisti facoltosi, che, desiderosi di ampliare la  loro collezione, sono disponibili a ricomprarli al mercato nero. 

FURTI A ROMA. Anche nella Roma delle epoche passate si può trovare traccia di questo reato, indubbiamente piuttosto raro in quanto riguarda una categoria di oggetti - i libri appunto-  che allora interessavano una minoranza di persone, cioè i pochi privilegiati che sapevano leggere..... 
Una conferma a quanto appena detto è nei documenti antichi del Tribunale criminale del governatore di Roma conservati nell'Archivio di Stato di Roma.

DENUNCE DI FURTI. Chi voleva denunciare un furto si doveva recare presso l'ufficio di questo tribunale e fare una regolare denuncia, che veniva registrata in appositi registri,  redatti in modo cronologico .  
Con la lettura di questi registri si apre un interessante panorama sugli oggetti che attiravano di più l'attenzione dei ladri nella Roma del Seicento
Vediamo così che i furti riguardavano perlopiù beni di prima necessità e facilmente rivendibili sul mercato o cose utili rubate per utilizzo personale: armi, stoviglie, animali, alberi,  vestiario (ferraioli cioè mantelli in particolare), lenzuoli, generi alimentari, valigie, pagherò del banco di S. Spirito, utensili, ferro, ma anche oggetti preziosi come  monete, medaglie, gioielli, armi etc. 
Da notare poi che si tratta quasi sempre di furti di modeste quantità di oggetti : ad es. un cucchiaio d'argento, un cavallo, etc. 
Molto raramente compaiono libri, mentre è già più diffuso il furto di quadri, sicuramente più richiesti dal mercato nero.
ASR, Verbale di  denuncia di furto di libri
Proprio in un registro del tribunale criminale del governatore di Roma (serie Denunce di furto anni 1604-1809) è registrata una denuncia fatta in seguito ad un furto di volumi antichi.
Infatti il  4 febbraio 1678 il custode della biblioteca della Sapienza  Carlo De Murris denuncia di essersi accorto che dalla libraria della Sapienza mancano una certa quantità di libri.
Al momento della denuncia, il custode non può dire il numero né la qualità di libri mancanti,  perché deve ancora controllare sull’inventario. Assicura però che dopo aver compiuto questa operazione, darà una distinta dei libri che mancano…(la ricerca su questo documento successivo è in corso e appena possibile se ne darà notizia.) 
La denuncia continua con la dichiarazione che uno del libri rubati è stato già ritrovato presso il libraro Gio. Capranica, che da parte sua aveva provveduto (non sappiamo se spontaneamente) a riconsegnarlo all’ufficio della Biblioteca. 
Si tratta di un volume in folio dello scrittore spagnolo Lucio Flavio Destro (V secolo d.c.) , autore del “Chronicon Omnimodae Historiae”, scritto nel 430 d.C. e dedicato a S. Gerolamo. Nella denuncia non viene citato il titolo.

Biblioteca Alessandrina 
(arch. F.Borromini) 

LA BIBLIOTECA ALESSANDRINA. Questo luogo, antica sede dello Studium Urbis  cioè l'Università di Roma, dove erano custoditi i preziosi codici rubati alla fine del Seicento  è  situato al secondo piano del palazzo della Sapienza. Il suo nome  deriva da quello del pontefice Alessandro VII che ne commissionò la costruzione a Francesco Borromini. Fu innalzata in prosecuzione degli ambienti del 1° piano già costruiti da Giacomo Della Porta alla fine del '500.

IL TRIBUNALE DEL GOVERNATORE. 
Il governatore di Roma era nominato direttamente dal pontefice e durava in carica due anni con possibilità di riconferma. Il suo tribunale a partire dal Cinquecento era il maggiore organo giudiziario.
Egli cumulava nella sua persona, oltre alla carica di giudice ordinario, anche quella di capo della polizia e di vice-camerlengo in seno alla Camera apostolica. La nascita di questa magistratura (17 gennaio 1435) risale al pontificato di Eugenio IV. In qualità di capo della polizia il governatore aveva una competenza riservata in materia di teatri e di pubblici spettacoli esercitando la censura.
Il suo tribunale giudicava sia in materia civile che in materia criminale e la sua giurisdizione si estendeva su Roma e il suo distretto. 
In materia civile trattava le cause di primo grado del valore non superiore ai cinque scudi e cause d'appello contro le sentenze dei vari governatori dello Stato pontificio. 
In materia criminale esercitava la giurisdizione su tutta la popolazione di Roma e distretto (40 miglia intorno alla città), cioè sui chierici e laici, sui privilegiati e non
La sua superiorità su gli altri tribunali cittadini era incontrastata . Ad esempio quando iniziava una causa, questa non poteva essere avocata da altri, mentre al contrario il governatore poteva avocare a sè quanto istruito da altri tribunali.
Poteva condannare alla pena di morte, ad eccezione degli ecclesiastici, per i quali era obbligatoria la dispensa pontificia per procedere. 
Anche Monsignor Governatore di Roma però aveva un obbligo: quello di discutere e giudicare le cause dopo aver sentito il parere della congregazione criminale, cioè un consiglio composto dai suoi ufficiale e altri.
Contro le sentenze di questo tribunale non c'era nulla da fare per il condannato, in quanto erano inoppugnabili e irrevocabili! 
Solo il pontefice poteva intervenire per farle cassare .
Il tribunale del governatore fu soppresso con ordine della consulta straordinaria degli stati romani del 17 giu. 1809 con decorrenza 1° agosto; e fu ripristinato nel 1814. Nel periodo successivo le competenze del tribunale del governatore passarono prima al tribunale del governo di Roma e poi al tribunale criminale di Roma).
LE CARTE D'ARCHIVIO. I registri contenenti le denunce dei furti  fanno parte del grande archivio prodotto nel corso dei secoli dall'importante magistratura del Tribunale del Governatore di Roma, conservato presso l'Archivio di Stato di Roma. 
L'archivio è suddiviso in varie partizioni ( archivisticamente parlando chiamate serie) (continua).
Per la bibliografia vedi : N.Del Re, Monsignor Governatore di Roma, 1972 e I. Fosi, La giustizia del papa. Sudditi e tribunali nello stato pontifico in età moderna., ed. Laterza. Cfr. anche  Guida generale degli archivi