23 novembre 2016

Un viaggio a Madrid nel 1736-38. Fra spese pazze e debiti condonati...



cardinale Ludovico di Borbone 
(da bambino) 

Nel concistoro del 19 dicembre 1735 il pontefice Clemente XII (1730-40) nomina cardinale un bambino di soli 8 anniLudovico di Borbone, Infante di Spagna.
Già l'anno prima, nel 1734. per insistenza della madre Elisabetta Farnese, seconda moglie del potentissimo re Filippo V di Spagna, il bambino era stato proposto come arcivescovo di Toledo dal re suo padre.
Si sa come andavano le cose quando c'erano di mezzo personaggi potenti e arroganti...

IL RE DI SPAGNA FA PRESSIONI. 
E' probabile però che a causa delle forti pressioni subite, e al desiderio di mostrare benevolenza al potente Re spagnolo, il pontefice trovasse un escamotage facendo assegnare comunque al fanciullo le ricche rendite provenienti dall'arcivescovato, e nominando un tutore spirituale. Diventato adulto, Ludovico sarebbe potuto subentrare come arcivescovo. 
Un altro colpo di scena riguarda invece il cardinalato. Alla pressante richiesta di nominare il bambino Ludovico cardinale sembrerebbe che Papa Clemente XII cercasse di opporsi, adducendo come valido motivo la troppo giovane età. 
Ricordiamo che Papa Sisto V aveva stabilito in 30 anni l'eta per diventare cardinali. 
Nel  1735 Clemente XII, andando contro le regole,
nominò Ludovico di Borbone cardinale.

IL CAPPELLO CARDINALIZIO. La prassi dell'epoca stabiliva che dovesse essere il Sommo Pontefice a nominare i Cardinali durante una cerimonia chiamata «Concistoro»
card. Ludovico 
di Borbone
(in età adulta)
Di conseguenza il cappello cardinalizio di colore rosso -il galero- doveva essere imposto per mano del Papa, che contestualmente pronunciava queste parole "ricevi questo cappello rosso; esso significa che fino alla effusione del sangue ti devi mostrare intrepido per l'esaltazione della fede, la pace e la prosperità del popolo cristiano, la conservazione e l'accrescimento della S. Chiesa". Il galero è  stato reso facoltativo dopo la riforma liturgica di papa Paolo VI (1963-1978)

LA CARRIERA DI MONSIGNOR ALTOVITI. Dato che il fanciullo era straniero e viveva a Madrid, il papa avrebbe dovuto incaricare un suo sostituto per consegnare il cappelloLa prestigiosa nomina del bambino-cardinale comportava  la necessità  per consegnare il cappello simbolo del cardinalato.
Per svolgere l'incarico venne designato monsignor Luigi Innocenzio Altoviti (16 ottobre 1691-2 ottobre 1744.). 
Entrato in prelatura quando lo zio di suo cognato era stato eletto pontefice, il già citato fiorentino Papa Clemente XII, Luigi Innocenzio Altoviti fu destinato prima ne 1731 a portare la berretta cardinalizia al cardinal Guadagni in Arezzo. Poi fu eletto canonico di San Pietro nel 1732 e cameriere segreto del papa nell'anno appresso. 
Cardinale
 con il galero
Nel 1734 fu promosso economo e segretario della fabbrica di San Pietro, e dopo due anni fu ammesso come soprannumerario fra i protonotari apostolici partecipanti.
Nell'anno stesso fu mandato in missione diplomatica a Madrid con l'incarico di  portare il cappello cardinalizio all' infante Ludovico di Borbone eletto cardinale, e infine nel 1742 fu nominato chierico di camera.
Tutto faceva presagire una ulteriore luminosa carriera quando la morte troncò le sue e le speranze della famiglia il dì 2 ottobre 1744.

LE SPESE PER IL VIAGGIO A MADRID. Per andare in Spagna a svolgere la sua "missione", Monsignor Altoviti aveva necessità di denaro!
Perciò il papa con un suo ordine scritto, il cosìdetto chirografo, si rivolse al tesoriere generale per accreditargli la cospicua somma di 4000 scudi, in previsione delle considerevoli spese da sostenere per il viaggio, per dimorare in Madrid e per svolgere con la dovuta solennità e sfarzo tale incarico.
Tale somma doveva servire anche alle spese della numerosa comitiva al seguito del monsignore
Ma non basta: la missione doveva  essere svolta - lo dicono i documenti - con  pompa magna.  
Non va dimenticato che Mons. Altoviti era da considerare il rappresentante del pontefice presso la corte spagnola!
L'intera, ingente somma doveva però essere rendicontata. Ciò voleva dire che il monsignore doveva  presentare delle fatture a testimonianza delle spese effettivamente sostenute. 
Corte spagnola
(tra sec. XVII-XVIII)

NUOVA RICHIESTA DI DENARO, UN ANNO DOPO. Ma il denaro  che il monsignore si trova a gestire ben presto finisce. Le fonti tacciono i particolari  del caso: forse si trattò di cattiva amministrazione, di voraci cortigiani (e cortigiane?), di poca accortezza nello spendere. Inoltre il soggiorno si prolungò notevolmente.....
Resta il fatto che per mantenere l'alto tenore di vita e la costosa comitiva, nel novembre del 1737, mons. Altoviti dovette bussare di cassa e chiedere un ulteriore accreditamentoNon gli fu concesso, tuttavia.
Si può solo immaginare il borbottare tra il pontefice e i suoi amministratori di fronte ad una simile richiesta. 

CONCESSIONE DI UN PRESTITO E SUCCESSIVO CONDONO. Però Monsignore Altoviti ottenne altri 6000 scudi,  ma questa volta si trattava di un prestito. 
Tale somma era da restituire al suo ritorno a Roma
Nelle carte d'archivio si fa solo un cenno alle cospicue spese d’ingresso sostenute per accreditarsi nella Corte di Madrid, a causa anche dello sfarzo che la caratterizzava.
Ovviamente per il prelato italiano non sarebbe stato facile restituire una somma così cospicua.
Madrid, Escorial
Si fece perciò ricorso ad un condono. Sempre grazie ad un chirografo, il pontefice concesse un condono di scudi 6000 dalla somma totale di 10.000 scudi, che Altoviti aveva ricevuto. 
Restavano comunque da restituire e rendicontare soltanto i 4000 scudi iniziali. Non è tutto! Il pontefice abbuonò a mons. Altoviti l’obbligo di esibire in Camera i conti delle spese effettuate con i primi 4000 scudi.
Così alla fine si misero d'accordo e il monsignore versò soltanto la  somma iniziale di 4000 scudi nelle casse dello Stato, in data 13 agosto 1738.

LE CARTE D'ARCHIVIO. Cfr. alcune carte conservate nell'archivio Camerale II - Computisteria (in particolare questo era  l’ufficio che registrava i conti, in entrata e in uscita della Camera Apostolica e revisionava i libri di contabilità. - come dire, una specie di Ragioneria generale dello stato-) conservato presso l'Archivio di Stato di Roma è possibile seguire la vicenda.