3 aprile 2012

Le carte da gioco a Roma

 
Roma, Popolani che giocano a carte
(particolare di un acquerello ottocentesco
di Achille Pinelli)
A Roma, in passato, oltre agli svaghi organizzati dal potere religioso (feste religiose, carnevale,  corse di cavalli…etc.) e da qualche privato autorizzato da Monsignor Governatore di Roma (tombole, rappresentazioni teatrali, fuochi d'artificio nelle strade,  etc), un passatempo molto popolare era quello delle carte da gioco. Grazie alla diffusione del metodo di stampa  fatto con blocchi di legno (xilografia), e alla maggiore reperibilità sul mercato di carta, le carte da gioco si cominciarono a diffondere  in Europa a partire dalla fine del Trecento, anche se è  nel Quattrocento che conobbero un'espansione notevole .
 Gli aspetti trasgressivi legati a certi giochi di carte non potevano però non attirare subito l’attenzione dei governanti! 

IL TEMPO LIBERO. Poichè nello Stato pontificio il sovrano era anche il sommo pontefice della chiesa universale, questo comportava una pesante intromissione della morale cattolica in molti aspetti della vita quotidiana, quali l'impiego del tempo libero.
Ma esisteva poi il concetto di tempo libero nelle epoche passate?  No, perchè è un concetto moderno, collegato alla organizzazione del lavoro iniziata nell'800, quando si cominciò a distinguere fra tempo occupato (in fabbrica) e  tempo libero, che serviva in sostanza per migliorare il lavoro stesso.

ASRoma, Campioni di carte da gioco
acquerellate a mano (sec.XIX)
REGOLAMENTARE I GIOCHI. Tornando al gioco, dal '500 si assiste ad una graduale e specifica presa di posizione da parte del papa per regolamentare il gioco d'azzardo.
Tutti i giochi, e non solo quelli fatti con le carte, basati sul puntare denaro erano definiti d'azzardo e perciò proibiti, poichè la  vincita dipendeva quasi esclusivamente dalla fortuna. Già in queste epoche lontane ci si era resi conto della pericolosità di un fenomeno oggi noto come dipendenza. Praticare questo tipo di giochi influiva sui comportamenti dei singoli individui, perchè provocava accanimento e poteva avere come conseguenza l'abitudine a una vita oziosa, incline alla bestemmia, ai furti e alle risse. Il linguaggio scurrile, le parole forti erano poi comuni tra i giocatori. Di qui continui problemi di ordine pubblico.


PROBLEMI DI ORDINE PUBBLICO. In particolare la bestemmia, abitualmente in bocca al giocatore, era considerata un reato molto grave per la morale cattolica. Lo testimoniano i bandi generali, emanati periodicamente per ricordare al popolo tutto ciò che era proibito. Non a caso, la bestemmia era il reato che veniva nominato per primo.
A Roma barattieri, giocatori, osti e bari costituivano un microcosmo che ruotava intorno al gioco, diffusissimo sia fra i nobili che fra i popolani. Dadi, giochi di carte, lotterie appassionavano ampi settori della popolazione.
Da notare che nel corso dei secoli, il fattore etico si intrecciò sempre di più con gli interessi finanziari del governo pontificio.
L'APPALTO. A causa infatti della rapida diffusione delle carte da gioco,  alla fine del secolo XVI “er papa tosto” Sisto V (1585- 1890) decide di  tassare questo settore
Si affida ad un appaltatore privato il diritto esclusivo a fabbricare, bollare e vendere le carte da gioco. In cambio egli avrebbe pagato una somma consistente,  che fu assegnata da Sisto V come rendita all’Ospedale dei poveri mendicanti (il suo San Sisto). Anche più tardi la politica dei papi fu ambigua, sempre in bilico fra tolleranza, per non rinunciare alle entrate connesse, e severità, per cui si vietarono spesso i giochi per i noti fenomeni di disordine sociale.

LE CARTE D'ARCHIVIO E BIBLIOGRAFIA. E' possibile seguire l'evoluzione di questo appalto consultando la documentazione conservata nell'Archivio di Stato di Roma  nell'archivio dell'Ospizio Apostolico del San Michele e nel"Camerale II- Carte da gioco" [continua]
Questo post è una sintesi tratta da : M, Morena, L’amministrazione del bollo e fabbricazione delle carte da gioco nello stato pontificio (1588-1837), sta in Rassegna degli archivi di stato, LII (1992), n.2, pp, 328-333; M. Morena, Le carte da gioco nello stato pontificio . Dalla privativa all’amministrazione diretta (1798-1874) in “Storia amministrazione costituzione. Annale dell’Istituto per la scienza dell’amministrazione pubblica, Il Mulino. n.2, 1994, pp. 77-101; M. Morena Passatempi popolari fra i sudditi pontifici: le carte da gioco, sta in «Il tempo libero. Economia e società (Loisirs, Leisure, Tempo Libre, Freizeit)  secc. XIII – XVIII», Firenze, Le Monnier, 1995