19 ottobre 2011

Il vetro a Roma. Aiuti per migliorare la produzione



Come per tanti altri prodotti, scadende era la  qualità del vetro fabbricato a Roma. E' quanto riferito dall'importante inchiesta fatta dall'amministrazione francese del 1809-10. Fin dall'epoca romana  questo materiale era conosciuto  e  veniva utilizzato per la creazione di oggetti artistici e per oggetti di uso comune (bottiglie, bicchieri, vasellame etc).

IL VETRO. Durante tutto il Rinascimento, Venezia era stata un punto di riferimento per l'arte vetraria di tutta l'Europa*. La raffinata produzione del vetro veneziano creava oggetti di uso comune, perlopiù in vetro cavo, e a partire dal Quattrocento oggetti "di lusso",  di grande valore economico, la cui tecnica veniva custodita e conservata segreta. Poi la supremazia passò alla Boemia dove a partire dal secolo XVIII si cominciò a produrre il cristallo.  
Il letterato Francesco Sansovino  (Roma, 1521 – Venezia, 1583), nei suoi ritratti delle principali città ** decanta come singolarità Venezia, che in pieno cinquecento utilizzava i vetri alle finestre. Quest'uso, già noto ai Romani, se non perduto, era decaduto a tal segno che i vetri delle finestre erano diventati una rarità  e una decorazione costosa e di gran lusso.





LE VETRATE PER LE FINESTRE. Se  rivolgiamo la nostra attenzione alle strade, alle piazze, ai vicoli di Roma vediamo che sono tutti luoghi dove si affacciano finestre di ogni tipo, oggi tutte dotate di vetri. Ma…nella Roma delle epoche passate l'elemento finestra-vetro, oggi indispensabile, era utilizzato? E come?
A Roma uno dei pochi palazzi, sopravvissuti al tempo,e che risente ancora dell’impostazione medievale è Palazzo Capranica. Commissionato nel secolo XV dal cardinale Domenico Capranica, come residenza per la propria famiglia e come collegio per l’educazione degli ecclesiastici.
Interessanti sono in particolare le finestre della facciata : bifore trilobate e alcune crociate guelfe. E soprattutto i piccoli vetri delle vetrate che, come si può vedere nella foto in alto, sono contenuti in profilati in piombo. Una rarità  anche nelle case agiate del Medioevo e del Rinascimento. Realizzate con vetri rotondi (occhi) tenuti insieme con striscioline di piombo, le vetrate erano costosissime e quindi solitamente riservate alle chiese o, in qualche caso, agli scriptoria monastici.  
Nel Medioevo e nel Rinascimento, quando grazie all'utilizzo dell'architrave, le finestre si ingrandiscono, specie quando viene a cadere la necessita della difesa, le stesse si presentano quasi sempre senza vetri e chiuse con portelloni di legno a scomparti, apribili a secondo della temperatura esterna e per poter dosare a piacere la quantità di luce. Lo scopo è quello di oscurare le camere e di proteggersi dal freddo. Nella stagione meno luminosa alle finestre degli appartamenti signorili erano inserite le impannate che, come dice la parola, erano panni o carta prima intrisi di olio e poi incerati - quindi resi traslucidi e impermeabili - inchiodati su telai mobili applicati agli infissi.

Le finestre  erano così un segno di grande ricchezza in quanto costosissime nella realizzazione. Quelle con le vetrate erano appannaggio di pochi .
In queste epoche non era possibile produrre lastre piane di grandi dimensioni. Si era però sviluppata la tecnica del vetro e del piombo, utilizzato per unire le lastrine in sistemi a notevole tenuta all'aria e resistenza statica.

AIUTI PER LA FABBRICAZIONE. Dalla fine del 1700, nel piano generale di sviluppo economico,  i  pontefici   avevano cominciano a concedere privative di fabbricazione del cristallo per migliorare l’evoluzione di questo settore. Ma non solo! Sempre a Roma furono chiamati anche abili maestri da Venezia e dalla Boemia per insegnare e diffondere quest'arte. In effetti quest'ultima aveva surclassato Venezia grazie alla scoperta della composizione del cristallo potassico.
Fu comunque un fallimento. Gli stessi maestri ora con la scusa del clima non adatto, ora criticando la legna non di buona qualità ed infine con "con infine altre insulse ragioni" non riuscirono nell'intento. E' probabile che non  avessero interesse che si diffondesse in altri luoghi l'antica arte della lavorazione del vetro, di cui erano e volevano rimanere unici depositari.

LE CARTE D'ARCHIVIO. Notizie dei tentativi fatti per migliorare questo e altri settori produttivi sono nei verbali delle sedute  delle Congregazioni economiche, conservate in parte nell'Archivio di Stato di Roma e in parte nell'Archivio segreto vaticano,  organismi istituiti in tempi diverse dai pontefici per  studiare problemi di tipo economico, fiscale. E' utile anche la docuemntazione del Camerale II, Commercio e industria. 
[continua]
[immagini:n. 1 e 2 Palazzo Capranica; n.3 Benozzo Gozzoli, Affresco raffigurante la "Scuola di Tagaste", 1467; n. 4 stampa che raffigura una fornace per la fabbricazione del vetro]
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*Esistevano fornaci in molte città d'Italia, ma la loro produzione era esclusivamente d'uso comune e solo due meritano una citazione particolare: Firenze e Altare.
**cfr. Francesco Sansovino Ritratto delle più nobili et famose citta d'Italia