27 marzo 2015

"Volemo il pane e non più la Repubblica". Così gridava il popolo nel 1797-98 (1)


L’alimento base dell'alimentazione del popolo, nel secolo XVIII, era ancora e soltanto il pane. Di conseguenza, la politica economica dei governi pontifici (e non solo) dedicava molta attenzione alla coltivazione del grano e dei cereali in generale. 
Come? Nello Stato pontificio, già a partire dal medioevo, i pontefici tengono sotto controllo la produzione cerealicola, emanando una notevole quantità di provvedimenti legislativi, spesso però contrastanti fra di loro.
La carestia era uno dei pericoli più gravi da fronteggiare per qualsiasi governo. Chi non ricorda Renzo Tramaglino durante la rivolta del pane a Milano nel '600?
Come altri, questo settore nel secolo XVIII mostra uno stato di decadenza, causato in gran parte proprio dal sistema di approvvigionamento dei cereali vigente e che trae la sua origine, come detto, addirittura dal medioevo.
Più in generale il mercato alimentare e in particolare il grano era un mercato controllato e protetto.

POLITICHE PER LA PRODUZIONE CEREALICOLA. Il concetto base era  che la produzione dello Stato dovesse bastare comunque al  fabbisogno del paese. Era vietata l’esportazione, e la produzione , anche delle zone periferiche, si doveva incanalare verso i mercati romani. A Roma c’erano parecchi granai dove si ammassava  grosse quantità di cereali, un anno per un’altro, in modo da cercare di evitare la carestia.
(da Internet culturale)

L’intervento pubblico doveva tener presente vari fattori: 

  • necessità di programmare le scorte di cereali in modo da provvedere negli anni di abbondanza anche a quelli di carestia, 
  • garantire un continuo e sufficiente rifornimento di alimenti, ed in particolare di grano, al riparo dalle crisi alimentari, 
  • assicurare al popolo il pane a un prezzo popolare, 
  • adeguare i prezzi alla capacità di spesa dei consumatori, cercando poi di non danneggiare l'attività dei commercianti e dei produttori di cereali.  

Il tutto però si traduceva in una politica incerta e contraddittoria del governo pontificio, in balia delle mutevoli e opposte richieste dei vari ceti interessati.
Alla fine del secolo XVIII, questa politica annonaria, oltreché rivelarsi anacronistica a causa delle mutate condizioni economiche dell'economia, era estremamente dannosa alla produzione.
Altro punto da sottolineare è che primo e assoluto obiettivo del governo era l'approvvigionamento cerealicolo di Roma.
Grazie alla provincia che la riforniva di cereali e altre derrate alimentari Roma comunque riusciva a mantenere un elevato tenore di vita. La mancanza di un libero mercato, la conseguente stagnazione dei prodotti, la carenza di capitali da investire (etc), si traduceva in un blocco delle iniziative che avrebbero potuto modernizzare questo sistema.

CONGREGAZIONI E MAGISTRATURE. Alcuni pontefici del '600 avevano istituito congregazioni cosidette particolari - cioè organismi incaricati di studiare una determinata materia e di proporre soluzioni per il suo miglioramento.  Però i provvedimenti emanati  non riuscirono a migliorare la situazione. Rimasero irrisolti alcuni  problemi dell'annona : come ad esempio l'incoraggiamento alla colonizzazione dell'agro romano, che avrebbe provocato un incremento della cerealicoltura.
Nei primi decenni del Settecento la situazione economica generale dello Stato della Chiesa si presentava difficile. In particolare per quanto attiene il commercio dei cereali, il raccolto annuo era appena eccedente il fabbisogno della  popolazione. 
Tre erano le magistrature preposte a questo importantissimo compito di controllo della produzione dei cereali, ma anche di altre derrate alimentari :
1. l'Annona frumentaria,
2. l'Annona olearia,
3. il tribunale della Grascia (si indicava con questo termina : il vino, l'olio, la carne, il bestiame ed altre derrate alimnetari).
Ognuna aveva dei compiti ben precisi. Così l'Annona frumentaria fra le sue molte e importantissime competenze:
1. si occupava dell'acquisto e della requisizione di ingenti quantitativi di grano che venivano ammassati nei granai annonari, in previsione di annate di scarso raccolto,
2. controllava le incette di grano e puniva severamente gli accaparratori,
3. si interessava di censire il grano per poter autorizzare o meno l'esportazione,
4. fissava il prezzo d'acquisto, e ne curava la distribuzione e la vendita agli stessi fornai,
5. emanava leggi sulla semina,
6. regolamentava l'esercizio della panificazione per somministrare il pane ad un prezzo giusto.
Gli stessi compiti, ma per il commercio dell'olio, esercitava la Annona olearia.
Infine il tribunale della grascia esercitava il suo potere sugli altri commestibili, requisendoli, fissandone il prezzo, decidendo se proibirne l'esportazione o no.
Fino al ‘700 il governo pontificio non si preoccupò di accrescere la produzione di cereali e il reddito degli agricoltori, ma solo di rifornire Roma e gli altri centri urbani di generi alimentari. Sulle attività collegate alla produzione e al commercio di prodotti cerealicoli influivano negativamente sia le requisizioni di grano ( e lo stesso si potrebbe dire di altri generi alimentari) sia le arbitrarie fissazioni dei prezzi del grano.
Il sistema utilizzato impediva il profitto, provocando un progressivo ma costante abbandono delle coltivazioni da parte dei produttori agricoli.

LE TRATTE. Il divieto di esportazione inoltre costituiva un altro ostacolo, che veniva aggirato grazie alle cosìdette tratte (vedi ASR, Presidenza dell'annona e grascia, tratte 1565-1797), o meglio dei permessi dati temporaneamente ad alcuni commercianti e produttori in caso di raccolto abbondante. Queste tratte venivano concesse o gratuitamente o dietro pagamento di una tassa e servivano per esportare quella parte dei prodotti ritenuti superflui al consumo interno.
Altro aspetto importante era che le concessioni di esportazione dei cereali fuori dallo Stato dipendevano essenzialmente dall'arbitrio dei funzionari annonari. 
In tale sistema c’era chi ne traeva vantaggio: il gruppo dei mercanti di campagna, che da ricchi intermediari finanziari e commerciali nel corso dei secoli XVI al XVIII si trasformarono in proprietari fondiari in senso proprio. Grazie alla solida posizione economica che erano riusciti a conquistare potevano contare così su molti privilegi, rispetto ai più modesti ceti della popolazione agricola.
Succedeva così  che i funzionari della Presidenza dell’Annona insieme ai tesorieri provinciali * accordassero i permessi di esportazione (le tratte), concedendo loro privilegi di ogni sorta. Grazie alle cospicue mediazioni con questi mercanti e con i grossi proprietari fondiari, che acquistavano il grano appena raccolto dai coltivatori diretti, si arricchivano gli uni e gli altri. 

LE ASSEGNE. La produzione veniva controllata per mezzo della «assegna», cioè della denuncia obbligatoria del raccolto, ma i dati così rilevati, spesso erano imprecisi. 
Questo sistema delle assegne - che veniva applicato in molteplici settori ( sia alle once d'acqua che alle proprietà immobiliari) - non permetteva all'amministrazione di controllare in modo efficace quanto dichiarato.
LE CARTE D'ARCHIVIO. Nell'Archivio di Stato di Roma è conservata l'imponente archivio (circa 2700 pezzi fra buste e registri) delle Presidenze e Deputazioni dell'annona e della grascia (= vino, olio, carne, bestiame ed altri generi alimentari) -  con documenti che vanno dal 1561-1848.

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*Lo Stato pontificio era articolato in province, governate in temporalibus et in spiritualibus da un rappresentante del potere centrale (legato, rettore, governatore) e da un tesoriere provinciale sottoposto direttamente alla Camera apostolica, il Ministero delle Finanze dell’epoca. Per l'ordinamento territoriale dello stato delle Chiesa continua [...]