22 dicembre 2008

Lo Stato di Modena e la Santa sede. Storia di un rapporto difficile.


La vicenda dei rapporti tra Modena e la Santa Sede prende le mosse dall'atto stesso di costituzione del ducato modenese e cioè la concordia di Faenza del 13 gennaio 1598 fra il pontefice Clemente VIII e il duca Cesare d'Este. In virtù di essa alla Santa sede era devoluta la ricca Ferrara, con il territorio dell'ex ducato, comprendente, fra l'altro, Comacchio e le sue valli, nonché la Romagna estense.(*vedi nota)
Modena-palazzo ducale

SUCCESSIONE DEL DUCATO DI FERRARA. Ma torniamo indietro, nel 1597 muore il duca di Ferrara Alfonso II che non lascia eredi diretti. Il Ducato di Ferrara passa quindi al cugino Cesare, figlio naturale di Alfonso d'Este. Si approfitta però della bastardia di Cesare per negare la legittimità della successione che infatti non viene riconosciuta da Papa Clemente VIII, ma solo dall'imperatore Rodolfo II.
Il papa ostenta la bolla Prohibitio alienandi et infeudandi civitates et loca Sanctae Romanae Ecclesiae, pubblicata da Pio V nel 1567, che faceva divieto di infeudare i bastardi di proprietà della Chiesa.
Ferrara in una stampa del '600
Finisce con quest'atto la signoria degli Estensi su Ferrara, che in quanto feudo pontificio ritorna alla Santa Sede! Ferrara che era stata dal Rinascimento in poi uno dei maggiori e splendidi centri della penisola, inesorabilmente si avvia alla decadenza e ad una totale ingerenza e controllo del Cardinale Legato e delle gerarchie ecclesistiche sulla vita e sui costumi della città.

Cesare d'Este


LA CONCORDIA FAENTINA. Il trattato fra il pontefice e Cesare d’Este apre un lungo contenzioso con la Camera apostolica ampiamente documentato in vari documenti dell' Archivio di Stato di Roma , e dell'Archivio segreto vaticano e condiziona i rapporti fra Modena e Roma per almeno i due secoli successivi.
Grazie al trattato -la concordia faentina del 1598- al duca Cesare d'Este, assolto da tutte le censure ecclesiastiche, veniva dalla Santa sede garantito il pacifico possesso degli stati feudo dall'Impero, cioè Modena, Reggio e Rubiera. La corte estense si trasferisce di lì a poco nella più piccola e disagiata Modena, con irreparabile diminuzione di prestigio e incidenza politica.  Gli estensi perciò non si arresero mai alla perdita della splendida corte di Ferrara e approfittarono di ogni occasione  militare per riconquistare al loro casato la città, dove governava in rappresentanza del papa un  Cardinale Legato.
ASR, Pianta del Forte urbano nel 1849
A questo difficile periodo risale la fortificazione dei confini fra il territorio pontificio di Bologna e quello di Modena e, in particolare, l'edificazione del forte Urbano*.
La casa estense non si darà per vinta  anche nei secoli successivi! Troppi erano infatti gli interessi economici che stavano dietro a queste controversie. Infatti oltre a Ferrara, altro obiettivo era la riconquista di Comacchio, che aveva anche un importante risvolto economico per la ricchezza dei proventi che derivavano dallo sfruttamento delle risorse (soprattutto la pesca) delle valli.

LE CARTE D'ARCHIVIO E LA BIBLIOGRAFIA. Nell'Archivio di Stato di Roma   documentazione interessante  è nel fondo Camerale III, Ferrara, inoltre proprio per la controversia fra il duca di Modena e la Camera Apostolica vedi anche Cameralia diversa, collectio II.

Per saperne di più cfr. Lo stato di Modena e la Santa Sede di Marina Morena e Luigi Londei, pubblicato nel 2001 dalla Direzione generale degli archivi nella collana Saggi 66 con il titolo Lo Stato di Modena. Una capitale, una dinastia, una civiltà nella storia d’europa , Atti del convegno Modena , 25-28 marzo 1998 a cura di Angelo Spaggiari e Giuseppe Trenti .
Attualmte è online all'indirizzo : http://www.archivi.beniculturali.it/DGA-free/Saggi/Saggi_66_2b.pdf
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**Il Forte Urbano comprese le zone esterne, nel 1849 si trovava in uno stato di diroccamento come testimoniato, dal documento.
Il Forte Urbano venne eretto nel 1628 nell’attuale territorio di Castelfranco E., sulla via Emilia poco fuori dalla cinta muraria verso Modena, per voler di Papa Urbano VIII della famiglia romana Barberini. Poco prima era giunto a Castelfranco Giulio Buratti che aveva redatto il progetto, insieme ai colleghi Mola e Costa. Buratti era considerato l’esperto di costruzioni fortificate e di disegno architettonico dello Stato Pontificio. La grande fortezza venne terminata nel 1634, come attesta un documento ufficiale redatto dallo stesso Buratti, ma la tradizione invalsa finora vuole che siano trascorsi più di venticinque anni per la conclusione dei lavori. >>>