24 settembre 2007

Fontane e fontanelle a Roma


Andare in giro per Roma permette di ammirare le belle scenografie delle sue piazze, create soprattutto grazie alle molteplici fontane, quelle storiche, le più belle. Ed è vederle quasi sempre segnate dal tempo, ma non solo... incuria e abbandono, atti vandalici e furti, sbagliate scelte urbanistiche e inquinamento atmosferico sono i nemici sempre in agguato del nostro patrimonio culturale. Dal Rinascimento Roma conosce una grande stagione di fioritura artistica che, grazie al mecenatismo papale, arricchisce le sue piazze di numerose e pregiatissime fontane pubbliche.


Nella Roma città d’acque, le fontane costituiscono una caratteristica architettonica peculiare. Sono  anche celebrazione del potere dei papi, che le fanno costruire, a testimonianza della loro sollecitudine sociale nei confronti della popolazione.
La presenza dell'acqua, oggi come nel passato, è un elemento fondamentale per consentire l'insediamento della popolazione e lo sviluppo delle civiltà. Grande è stata quindi fin dall’antichità l’importanza data allo sfruttamento delle risorse idriche del territorio di Roma, così come tecnologicamente avanzate sono state le maggiori realizzazioni fatte dagli ingegneri idraulici romani, di cui gli acquedotti costituiscono un esempio straordinario.
Esigenze di risanamento, rinascita e espansione della città eterna indirizzano l’azione politica dei pontefici del Rinascimento, che grazie all'attenzione verso la costruzione di infrastrutture e  di opere pubbliche mostrano un concreto impegno per migliorare le condizioni di vita della gente, sullo sfondo la riqualificazione urbana della città.
Vitruvio, acquedotto
RIPRISTINO DEGLI ACQUEDOTTI. Nel ‘400 soltanto l’area di Campo Marzio, non a caso la più popolata, gode di una posizione privilegiata grazie ad alcune acque sorgive e a quello che rimane dell’antico acquedotto Vergine, ripristinato per volere di Niccolò V (1447- 1455). Nel ‘500 ha inizio un’intensa opera di restauro degli acquedotti preesistenti di epoca romana e di realizzazione di nuovi impianti, insieme a un’altrettanto intensa opera di progettazione e costruzione di fontane.

LE FONTANE. Alimentate dall’acquedotto Vergine, che scorreva interamente interrato e per questo si era salvato dalle incursioni barbariche, a partire dal 1572 si costruiscono : la fontana di piazza del Popolo, quella di piazza Colonna, quella delle tartarughe a piazza Mattei, quella di piazza della Rotonda, tutte progettate da Giacomo della Porta, la Barcaccia a piazza di Spagna, le due laterali di piazza Navona, quella di piazza S. Marco e di piazza Campo dei fiori… Segue, dopo il 1585, la costruzione dell’acquedotto Felice, cosìddetto dal nome di battesimo del cosidetto "papa tosto" Sisto V (1521 –1590) ideatore di questo imponente progetto. Arrivava a Roma presso la porta Tiburtina, terminando con la spettacolare Fontana del Mosè, oggi visibile in piazza San Bernardo. Parallelamente vengono costruite anche straordinarie fontane: la fontana dei Dioscuri al Quirinale (Fontana a monte cavallo), le Quattro fontane (Fontana del principe di Paletrina), le fontane del Campidoglio, per citarne solo alcune. Ancora nel ‘600 prosegue la costruzione di altre fontane alimentate da entrambe le acque. Si completa quindi a partire dal 1611 il rifacimento dell’ ex acquedotto Traiano, che prende il nome di Paolo dal pontefice Paolo V (1552-1621), e che vi fa costruire la solenne mostra a ricordo del progetto realizzato sotto il suo pontificato, da cui l’acqua Paola sgorga generosa al Gianicolo, oltre ad altre fontane.

Roma sparita, abberatorio
La fontana tra la fine del ‘500 e il ‘600 si comincia a delineare come un elemento urbano fortemente aggregante, come centro visivo e auditivo degli spazi circostanti. Questi spazi intorno alla fontana sono spesso occupati dal mercato, dalle botteghe che si aprono intorno, dai banchi mobili di venditori ambulanti. Per la piazza occupata dal mercato l’unico chiaro elemento di riferimento è proprio lei, intorno a cui si organizzano le strutture, ancora provvisorie, dei banchi di vendita.
Ai grandi monumenti d’acqua, si aggiungono spesso al lato i fontanili per abbeverare gli animali o le basse vasche circolari per il lavaggio delle merce. Ricordiamo alcune delle piazze-mercato più importanti, tutte servite da una o più fontane : piazza Navona, piazza Campo  di fiori, piazza del Pantheon…Le fontane e le strutture degli acquedotti richiedevano particolari e costanti cure da parte degli amministratori della città per le sollecitazioni continue e il degrado provocato dagli usi, spesso illeciti, che ne faceva il popolo. Molta della vita cittadina infatti si svolgeva per le strade e nelle piazze, spesso occupate da capanne, botteghette, mercati e percorse, con elevato rischio per tutti i tipi di costruzioni e per l’incolumità dei pedoni da carrozze, calessi, carette, carri e cavalli.

LE CARTE D'ARCHIVIO. Presso l'Archivio di Stato di Roma è conservato il fondo della Presidenza degli acquedotti urbani, che però contiene documentazione a partire dal secolo XVII. Per questo periodo così antico sono molto utili gli antichi Statuti della città di Roma.
Questo post è tratto dalla pubblicazione, con allegato dvd: "L'acqua e la città. Il ritorno dell'acqua a Roma fra '500 e '600" di Marina Morena, con la collaborazione di Antonio Montosi, Roma, Gangemi Editore, 2007.(Pubblicato con il contributo di ACEA spa) .
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*Per lungo tempo per sopperire al bisogno di acqua, si era fatto ricorso ai pozzi e soprattutto all’acqua del Tevere, che acquaioli vendevano in giro per la città.
L’acqua del fiume per secoli era stata erroneamente ritenuta salubre e igienicamente pura.