19 novembre 2007

L'acqua arriva a Roma. Come veniva distribuita?


Serbatoio antico

Con l’arrivo fra '500 e '600 di abbondante acqua di sorgente nelle fontane e nei fontanili, nelle fontanelle semipubbliche – addossate ai palazzi romani – e nei cortili dei palazzi, si potevano finalmente soddisfare i bisogni fondamentali della popolazione e porre le basi dello sviluppo urbano.

CONDIZIONI IGIENICO-SANITARIE DI ROMA. Come risulta dalle cronache del tempo e dalla normativa emanata, le condizioni di vita igienico-ambientali erano decisamente scadenti e tale si mantennero fino a tempi relativamente recenti.

DISTRIBUZIONE DELL'ACQUA. Ma come veniva portata l'acqua a Roma ? La distribuzione dell’acqua avveniva ad un livello basso, che non le consentiva di raggiungere i piani alti degli edifici. Un vero e proprio salto di qualità si ha solo verso la fine dell’ ‘800, grazie a importanti innovazioni.
Negli imponenti acquedotti romani veniva sfruttata la semplice gravità. L'acqua veniva prelevata da una sorgente, fatta scorrere in condotte con generalmente piccole pendenze, fino ad arrivare in serbatoi che si trovavano in punti elevati rispetto alla città che doveva essere servita. La 'caduta' da questi serbatoi, oltre a fornire l'acqua per i normali usi, era in grado di alimentare le diverse fontane.Va infatti ricordato che, nonostante la ricchezza d’acqua, solo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, parallelamente alla crescita della popolazione della città, nel settore idrico si verificano graduali ma rilevanti trasformazioni, collegate anche all’avvento della moderna tecnologia, che semplificano i vari problemi connessi all’esigenza di disporre d’acqua corrente nelle case attraverso una rete idraulica e fognaria funzionale.

Fondamentale è la sostituzione dei tubi di terracotta o piombo, con quelli metallici e soprattutto all’invenzione del sifone (1), che aumentando la pressione dell’acqua, le consente di raggiungere i piani alti degli edifici. Fino ad allora il sistema di distribuzione idrica per i 3 acquedotti romani ricalca quello dell’antica Roma: l’acqua fluente mediante i canali e le arcate arriva in continuazione in numerosi castelli (cioè serbatoi) disseminati all’interno della città, da queste strutture a camera si diramano i tubi. Dal castellum(2) publicum tramite una sola tubazione l’ acqua arriva in un castellum privatum, da qui ogni utente prelevava l’acqua di sua spettanza.

BIBLIOGRAFIA E FONTI. La Collezione dei bandi conservata presso l'Archivio di Stato di Roma presenta uno spaccato delle norme emanate dalle varie autorità pontificie per migliorare la considizone igienica di Roma.
Vedi anche l'archivio della Presidenza degli acquedotti urbani conservato nell'Archivio di Stato di Roma

___________

Note[1] Sistema di conduzione a pressione, basato sul principio dei vasi comunicanti, per portare l’acqua da un livello inferiore a uno superiore.[2] Costruzione generalmente situata all’inizio dell’area urbana per la distribuzione dell’acqua alle utenze, con funzioni di “ripartitore terminale”. Talvolta era arricchito di una fontana monumentale (o “mostra”d’acqua).



3 novembre 2007

Acquedotti a Roma.Nascita della Presidenza degli acquedotti urbani


pozzo medioevale

L’Archivio di Stato di Roma conserva le carte prodotte dalla Presidenza degli acquedotti urbani cioè l'ufficio cui era affidata la gestione dei tre acquedotti romani (Vergine, Felice e Paolo), ripristinati a Roma a partire dalla fine del '500.
Ma come funzionava questa amministrazione? Consultando la normativa emanata per regolamentare il settore dei lavori pubblici nello Stato pontificio  possiamo trarne  importanti notizie.
Prima di questa Presidenza esistevano delle congregazioni  per ogni acquedotto. Queste erano organi di governo collegiale, cioè composti da più cardinali che si riunivano periodicamente per decidere circa i vari problemi. Nella riunione venivano poi convocate altre professionalità, cui magari demandare i lavori stabiliti.
All'inizio del secolo XVII questa tipologia di organismi decade e con loro finisce  la  funzione di coordinamento fra i vari poteri della città.
Per gestire le acque a Roma , cosìcome per altri settori, nasce all'inizio del '600 un  nuovo Ufficio statale, con un Presidente a capo.  La sua primissima funzione è di tipo pratico, e consiste nell’ intervenire per indicare il punto di attacco di una nuova fistola per la erogazione di acqua.